Abitare la campagna. Un esempio


Scavi in regione Maddalene. Rinvenimenti

Nel 1957 in un podere coltivato a grano, a lato di strada Fontaneto in regione Maddalene, lungo quello che abbiamo individuato come uno dei cardini fondamentali della pertica chierese, fu ritrovata, dopo la mietitura, una distesa di frammenti di laterizi e ceramica. Lo scavo che iniziò a seguito del ritrovamento fu portato avanti da un gruppo di volontari scout che, dopo alcuni mesi di preparazione, iniziarono uno scavo non controllato1, stilando un diario, realizzando dei sommari rilievi e raccogliendo il materiale.

I volontari portarono alla luce tre vasche di cui quella centrale aveva la pavimentazione ribassata al centro con un’impronta circolare. Le vasche erano collegate mediante due fori praticati nella muratura, in uno dei quali era ancora inserita una fistula in piombo. Oltre a tale condotto, rubato poi da scavatori clandestini, gli scout non riuscirono a trovare traccia di un sistema di adduzione o di deflusso delle acque. Poco lontano dall’ambiente tripartito fu ritrovata una struttura absidata pavimentata in laterizi e una fossa irregolare contenente un gran numero di reperti. Un’ulteriore struttura, connessa alle precedenti, fu trovata nel 1995 quasi sull’incrocio fra strada Fontaneto e via San Giuseppe Cafasso, orientata secondo gli assi di centuriazione; si tratta di un ambiente rettangolare con due segmenti di muro ortogonali tra loro al centro, che fanno pensare al sostegno di un pavimento ligneo o ad altra sistemazione di servizio, intorno a cui sono state rinvenute tracce molto irregolari di un acciottolato. In ultimo fu ritrovato, a nord dell’intero complesso, con andamento O-S-O, un acciottolato stradale che fu interpretato come segno evidente dell’esistenza già al tempo dei Romani dell’attuale strada Fontaneto.

L’abbondante quantità di materiale raccolto dagli scout permette di avanzare qualche ipotesi di datazione sulla durata della frequentazione del sito, ma la mancanza di documentazione stratigrafica, dovuta ad uno scavo condotto con metodi non scientifici, non consente di avanzare alcuna proposta di reale periodizzazione2.

Ad una prima fase di occupazione del sito, non anteriore ai primi decenni o addirittura alla metà del I secolo d.C., sono riferibili la trascurabile percentuale di ceramica a vernice nera e la presenza di sigillata di produzione aretina e padana. Tuttavia la sigillata gallica è presente con forme e decorazioni che orientano verso una cronologia posteriore al 70 d.C. La continuità di frequentazione del sito è testimoniata da un nucleo interessante e piuttosto consistente di sigillate di produzione padana, databili genericamente nella media età imperiale, tra la metà del II e il III secolo.

Infine una scodella di produzione africana fabbricata tra il IV e V secolo e una moneta di Costantino sembrano indicare il termine ultimo dell’occupazione dell’area.

Al tempo degli scavi nell’area, l’intero complesso fu identificato con un tempietto eretto in onore di un’ignota divinità. Tale proposta tuttavia è da considerarsi quale conseguenza di scavi condotti da personale volontario e non scientificamente preparato, solo nuovi studi e ricerche archeologiche potrebbero risolvere il dilemma dell’identificazione dei ritrovamenti.

BIBLIOGRAFIA

Bettale et al. 1973

D. Bettale, M. Monetti, P. Tamagnone, Relazione dell’attività archeologica della Sez G.E.I. di Chieri, anni 1957/1970, Chieri, 1973, p. 6

Vanetti 1987

G. Vanetti, Studi e testimonianze della presenza romana nel territorio, in Museo archeologico di Chieri, 1987b, pp. 153-156

1Per tutte le informazioni sulla campagna di scavo degli scout e il rinvenimento delle strutture vedi Bettale, Monetti, Tamagnone 1973.

2Per la documentazione dei reperti trovati durante lo scavo Vanetti 1987.

 

Maierà L., La romanizzazione in Piemonte. Il centro di Carreum Potentia, Tesi di Laurea del Corso di Laurea in Beni Culturali. Archeologia, Storia dell’Arte, Archivistica e Biblioteconomia, Università degli Studi di Torino, A.A. 2014-2015.