CASTELLI DEI MOSI E DEI MOSETTI


I Mosi ed i Mosetti  sono uniti tra loro. Il primo nucleo, i Mosi, certamente più antico, ha una sua appendice nei Mosetti, che in passato erano in stretto rapporto, se non in una certa dipendenza, e considerati come secondari dai primi, specie dai vari “signori” che dall’alto medioevo li ebbero in proprietà. La pronuncia attuale è di “Mös” e di “Môsett”; però in passato i Mosetti erano chiamati “Môsatt”, diminutivo dell’antico piemontese o termine rurale.

I Mosi e i Mosetti sono situati ad oriente di Cambiano, e distano dal centro, in linea d’aria, un paio di chilometri. Sono separati tra loro qualche centinaio di metri e posti tra le borgate di Fontaneto e di Ponticelli. Sono collocati sulla zona di maggior elevazione di un’ area pianeggiante o dolcemente inclinata; formati da alcuni cascinali attorno ad un castello, più possente quello dei Mosetti, con la sua torre caratteristica che termina a punta di clarino.

Essi sono amministrativamente sotto il comune di Chieri, però in fatto di giurisdizione ecclesiastica dipendono dalla parrocchia di Cambiano.

Anticamente erano circondati da acquitrini; basterebbe citare i toponimi: Fontaneto e Giuncheto, che trovansi nelle vicinanze, trasformati dall’azione naturale ed antropica in fertili territori specialmente prativi. Infatti Fontaneto deve il suo nome alle sorgive o fontane che affioravano nelle vicinanze.

 L’origine dei castelli delle due borgate, secondo Padre Giovanni Piovano, è molto antica, tanto da affermare che con Fontaneto esistessero prima della calata di Federico Barbarossa che distrusse con Chieri e Cambiano anche i castelli che li circondavano. Risorta Chieri e i centri dipendenti, anche i Mosi e i Mosetti furono ricostruiti dai loro proprietari, come affermano i documenti conservati negli archivi e risalenti al 1263.

Secondo il Manno e l’Angius questi castelli appartenevano ai Gribaldenghi, cioè alle famiglie dei Gribaldi o Gribaudi, Broglia, Bullio e Moffa che portavano uno stemma: d’oro, alla croce di Sant’Andrea ancorata d’azzurro, col motto POUR L’AVENIR.

Estinte le famiglie degli antichi feudatari, nel 1724, il notaio Giovanni Levrotti (o Leprotti), di Carmagnola ebbe in concessione il titolo di Conte di Fontaneto. Il contado comprendeva oltre la borgata di Fontaneto: Mossi (sic), Mossati (sic), Castelguelfo e Ponticelli. Questa famiglia si estinse nel 1827 con la morte di Giuseppe Vittorio Amedeo. Cinque furono i conti di questa famiglia. Può darsi che su qualche muro sia ancora visibile lo stemma dei Leprotti: di rosso, al lepre d’argento corrente sulla pianura erbosa; col capo d’azzurro, cucito, carico di tre stelle d’oro. Motto: LUMEN ET AUXILIUM.

 

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