CHIERI:  LA CHIESA E IL CONVENTO (OGGI SCOMPARSI) DEI CAPPUCCINI 


Percorrendo viale Fasano e, all’altezza del Ponte Nuovo, passando davanti all’imbocco dell’arteria con cui  via Tana prosegue in direzione di Pecetto,  è inevitabile chiedersi come mai essa si chiami “viale dei Cappuccini”, visto che non esiste ombra di tali frati.

Il fatto è che nel punto in cui, in cima ad una leggera salita, esso svolta decisamente a destra prendendo la direzione di Pecetto, in passato c’era proprio un convento dei Cappuccini che,  come tanti  altri, il 16 agosto 1802 venne soppresso dal governo “giacobino”. Convento, chiesa, giardino e terreno circostante vennero incamerati dal Demanio e con atto dell’11 aprile 1809 venduti al notaio torinese Antonio Gatti.  Al numero civico 41 rimangono significativi tratti della sua cinta muraria, che oggi racchiudono un gruppo di belle ville signorili. Uno di essi, probabilmente con funzione di contenimento, si prolunga verso strada Pecetto, affacciandosi su di essa con una curiosa torretta merlata.   

Prima, i Cappuccini officiavano la cappella campestre di Santa Maria della Neve, in località  Vibernone, fra Chieri e Pecetto. Per avvicinarsi alla città, il 20 maggio 1582 si trasferirono in quella che era conosciuta come “regione Monticello”. A porre la prima pietra fu l’arcivescovo di Torino mons. Girolamo della Rovere. La costruzione andò molto per le lunghe, tanto che la chiesa venne consacrata solo nel 1647. Fra il 1646 e il 1647 i frati, lavorando in prima persona, raddrizzarono e allargarono la strada. Nel 1770 ai due lati di essa piantarono 120 olmi, trasformandola in un elegante viale.

La chiesa, dedicata a San Maurizio, aveva cinque altari. Su quello maggiore campeggiava una pala, raffigurante la Beata Vergine in gloria dipinta nel 1739 dal valsesiano Michele Antonio Milocco.

Quadri di pregio anche nei quattro altari laterali. Dietro l’altar maggiore c’era il coro, con il pavimento in legno e quaranta stalli di noce dai dossali intarsiati.  In mezzo al coro era collocata una statua di legno dorato della Beata Vergine che, come si leggeva sul piedistallo, era stata donata alla chiesa l’8 settembre  1623 da Fortunio Tana e dalla moglie Giovanna Maria Nadone. Con i muri ai quali si è accennato, questa statua è tutto ciò che rimane della chiesa e del convento: ma si trova nella chiesa parrocchiale di Cambiano, portatavi all’inizio dell’Ottocento, dopo la soppressione napoleonica del convento, dal frate cappuccino cambianese Pier Maria Allemano.