Chiesa di San Domenico


Chiesa di san Domenico

Chiesa di san Domenico

Non si sa con precisione quando i Domenicani si insediarono a Chieri; si conosce solo una disposizione del Comune del 1278 raccolta negli Statuti del 1313, che testimonia la presenza dei Domenicani in città. Ci si può riferire alla tradizione, che vorrebbe che la loro prima chiesa fosse Santa Maria del Portone, costruita probabilmente tra la metà del XII e gli inizi del XIII secolo, di cui oggi si conservano pochi resti all’interno del convento.

 

La costruzione della chiesa gotica di San Domenico iniziò verso il 1326 e si concluse verso il 1388; tuttavia di questa prima chiesa non si conoscono le caratteristiche, alla quale appartiene forse solo l’attuale campanile. La fabbrica di San Domenico riaprì, successivamente, tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo. Di questa fase si hanno notizie sulla costruzione delle cappelle ad opera delle famiglie Bullio, Dodoli e Gribaudi, ma fu soprattutto la famiglia Villa a dare il maggior contributo, sia per la decorazione della cappella sottostante il campanile, che per il rinnovo della facciata e per l’ornamentazione della Cappella della Maddalena con un trittico ligneo (oggi al museo di Bruxelles), famiglia cui fu dato il privilegio del patronato dell’altare maggiore. I lavori si conclusero nel 1499 e la chiesa fu nuovamente consacrata.

 

L’altare maggiore era collocato nell’abside mentre il coro era posto davanti ad esso, nel presbiterio. Un pontile, tra il transetto e la navata, divideva la chiesa dei frati da quella dei fedeli.

Nella prima metà del XVI secolo si ebbero modesti apporti, tra cui l’inserimento sull’altar maggiore del Crocifisso ligneo di Martino da Casale (oggi nella Sala Capitolare del convento) e, sul finire del secolo, alcune modifiche suggerite dalla Controriforma.

 

Campanile di San Domenico

Campanile di San Domenico

Nella prima metà del XVII secolo si ebbero altri interventi, finanziati grazie al contributo della famiglia Broglia. Furono chiamati ad operare prima R. Levoyer d’Orleans, pittore di corte, e successivamente G. Caccia detto il Moncalvo, il quale affrescò gli spicchi della volta del coro (con i “Quattro Evangelisti”) e le lunette sottostanti (con episodi della “Vita di San Domenico”), i cinque medaglioni nel catino absidale (con i “Santi domenicani”) e dipinse probabilmente le due tele della “Resurrezione di Lazzaro” e del “Miracolo dei pani e dei pesci”.

 

Inoltre, il Moncalvo e gli artisti della sua scuola realizzarono la pala della “Madonna con Figlio tra S. Domenico e S. Caterina”, custodita nella Cappella del Rosario. Alla stessa scuola sono attribuite le pale di “S. Pietro Martire ai piedi del Crocifisso” e della “Sindone sorretta dagli Angeli”.

 

Il secolo XVII, caratterizzato da ansia di rinnovamento, introdusse i canoni barocchi, cancellando nella chiesa le tracce del gotico. Nel 1871 poi, i Domenicani rientrarono in possesso dei loro beni confiscati ed iniziarono i lavori per il recupero strutturale e funzionale della chiesa.

 

Accanto alla chiesa sorge il convento, con due chiostri interni divisi da una manica trasversale. Resti di finestre con cornice ogivale in cotto testimoniano l’origine medievale del complesso. Tra il 1427 ed il 1434 esso ospitò l’Università degli Studi di Torino.