Famiglie e Blasoni.


BALBIANO DI COLCAVAGNO,
di rosso, al barbio coronato d’oro con il capo d’oro carico di un aquila coronata, di nero.

Chieri è una città ricca di storia. Alcune famiglie hanno dato i natali a personaggi che nel passato hanno contribuito a fare grande, ad esempio, dapprima il Ducato di Savoia, poi il Regno di Sardegna ed infine il Regno d’Italia.

Nelle righe che seguono tratteggeremo la famiglia Balbiano di Colcavagno, ricordata nella cappella di famiglia posta nella chiesa di San Filippo, da due stemmi in bronzo della famiglia Gabaleone di Salmour – Wackerbarth.[1]

BALBIANO di Colcavagno, Caterina, nata nel 1670, dama di corte della principessa Ludovica di Savoia, sposò in prime nozze nel 1687 il conte Michele Gabaleone di Salmour. Nell’ambiente austero e chiuso della corte di Vittorio Amedeo II la cultura, la grazia e l’intelligenza della bella contessa di Salmour erano particolarmente ammirate.

A Torino, nel 1694, conobbe Carlo Filippo di Brandeburgo, figlio del Grande Elettore Federico Guglielmo I di Brandeburgo, che sposò l’anno seguente. Il matrimonio destò stupore e sospetto negli ufficiali brandeburghesi di stanza a Torino, perché timorosi della reazione del padre Federico. Chiesero dunque a Vittorio Amedeo II di intervenire per rompere il matrimonio e il Duca, temendo di perdere l’aiuto dei più validi battaglioni del suo esercito e un alleato prezioso, tre giorni dopo le nozze fece arrestare e rinchiudere la Caterina Balbiano nel monastero di Santa Croce di Torino. Il marito Carlo di Brandeburgo, visto l’inutile tentativo di liberare la sposa, raggiunse le truppe che assediavano Casale e qui morì per un attacco di febbri perniciose il 23 luglio dello stesso 1695.

Dal suo isolamento la Balbiano non perse le speranze di trovare una soluzione alla delicata questione dinastica che le nozze avevano attivato. Liberata nel gennaio del 1696 si recò a Milano e abbandonò per sempre il Piemonte. Nel nuovo luogo, protetta dal governatore spagnolo, attese che la Santa Sede omologasse il matrimonio. Ottenuta la validità del vincolo si trasferì nell’anno seguente, dapprima a Verona, poi nel 1702 a Venezia ed infine nel 1705 a Vienna. Qui, sotto la protezione dell’Imperatore e di Eugenio di Savoia, continuò la silenziosa ma tenace battaglia per ottenere da Federico I di Prussia il riconoscimento dei suoi diritti ed una piccola pensione, che le fu sempre negata perché non volle mai rinunciare alla dignità di margravia di Brandeburgo, come richiesto da Federico I.

Nel 1707 sposò a Vienna l’ambasciatore dell’Elettore di Sassonia e re di Polonia Augusto Cristoforo von Wackerbarth, abile politico, divenuto in seguito conte, maresciallo di campo e ministro di Augusto II.

Morì a Dresda nel 1719 e fu sepolta oltre la frontiera, nel più vicino cimitero cattolico. Dal primo marito ebbe tre figli di cui il primogenito Francesco Giacinto fu presidente della Giunta di Commercio e riformatore dell’Università di Torino; gli altri due, adottati dal Wackerbarth, proseguirono le fortune dell’antica stirpe piemontese in terra tedesca.

 

Per Carreum Potentia

Giorgio Nepote       

 

 

[1] Dizionario Biografico degli italiani, vol. 5, 1963.