Fibre di origine animale: IL BACO DA SETA – I parte.


Il baco da seta è un insetto appartenente all’ordine Lepidotteri, famiglia Bombicidi, genere Bombyx, specie Mori, da cui deriva il nome scientifico Bombyx Mori. Esistono diverse razze classificate in funzione della loro origine: asiatiche ed europee, dal numero di generazioni che sviluppano nell’anno: monovoltine, bivoltine e polivoltine e per il numero delle mute.

Generalmente il bachicoltore alleva un “poliibrido” ottenuto mediante l’incrocio di più razze che sfrutta il fenomeno dell’eterosi, ovvero presenta rispetto alle razze originarie migliori caratteristiche di produttività e resistenza alle malattie. Le fasi fondamentali del ciclo biologico del baco sono quattro: uovo, larva, crisalide e farfalla. I bachi appena nati misurano 3 mm di lunghezza e si alimentano subito con la foglia di gelso fresca e trinciata. La fase larvale è suddivisa in cinque età e fra una età e la successiva avviene la muta, questo è un processo della vita dell’insetto che permette alla larva di aumentare il peso e le dimensioni tramite la sostituzione dell’involucro esterno.

Alla fine della quinta età larvale, il baco ha raggiunto la lunghezza di 7-9 cm e un peso di 4,5-5 g, non si alimenta più e inizia la formazione del bozzolo. Da un organo presente sotto la bocca, detto filiera, il baco emette la seta prodotta nella fase larvale dalle ghiandole sericigene. La seta, ancora allo stato fluido, viene fissata in un punto e stirata dal movimento all’indietro che la larva imprime alla parte anteriore del corpo, a contatto dell’aria, il filamento solidifica con un diametro di 10-20 millesimi di millimetro; i primi fili serici sono disposti in una trama rada ed irregolare detta ragna o spellaia, quindi la larva prosegue nella formazione del bozzolo costituito da un unico filamento che può essere lungo anche 2000 m.

Generalmente in 48/72 ore la filatura è ultimata, ma per raccogliere i bozzoli occorre aspettare oltre una settimana in modo da permettere al baco di completare la crescita evitando di danneggiare i medesimi; una volta raccolti essi vengono spelaiati con apposite macchine (una volta con congegni manuali) per eliminare la ragna, separando quelli di buona qualità detti reali e realini, dagli scarti (macchiati, doppi, malformati) ed infine inviati alla filanda per essere essicati. I bozzoli reali ed i realini, vengono destinati alla trattura e torcitura (a mano o meccanica) della seta; i doppi e gli scarti, assieme ai cascami dell’allevamento (spellaia) e a quelli della trattura (strusa, strazza, gallettame e gallettamino) trovano impiego nella produzione del fiocco di seta, ottenuto mediante cardatura.

 

Curiosità

L’alimentazione del baco da seta o bombice del gelso o filugello, è basata sulla costante fornitura delle foglie di gelso sminuzzate finemente, soprattutto nella prima età ; la pianta è appartenente alla classe Angiosperme, ordine Urticali, famiglia Moracee, genere Morus, specie Alba, in questo ambito, esistono alcune varietà della pianta che si distinguono in base all’epoca di maturazione della foglia: precoci, medio precoci e tardive, questa peculiarità permette la realizzazione di più cicli di allevamento del baco durante l’anno; gelseti specializzati sono in grado di assicurare la disponibilità dalla foglia per un lasso di tempo che va dai primi di maggio a fine ottobre.

L’allevamento e lo sfruttamento del baco da seta sono praticati nell’Asia centrale e insulare (Cina, Corea, India, Giappone, Vietnam) nel Medio Oriente, nel bacino del Mediterraneo (Italia, Grecia, ex Jugoslavia, Egitto e vicino Oriente), in vari paesi dell’Europa continentale. Russia, Bulgaria, Romania, Polonia. Recentemente, l’allevamento, è stato introdotto in Africa centrale, Madagascar, America del Sud. In Cina, Russia e India (e, verso la metà del 1800 anche in Italia, Francia, Svizzera e Austria) vengono sottoposte ad allevamento e sfruttamento alcune specie di Saturnidi selvatici (generi Philosamia e Antheraea), queste larve che si nutrono delle foglie di ailanto, sambuco, pero ecc. sono allevate per produrre un filo di seta più robusto detto “seta eri”, utilizzato per tessere il tessuto kien ceu.

Il baco assume molti nomi dialettali, di seguito un non completo elenco: in Piemonte e nel milanese è definito bigat e nella vicina Brianza cavalé; nel Veneto è il bigàto; anche nel Friuli è denominato il bigat; in Toscana è il cavaliere; in Campania e Basilicata è l’agnolillo; la massima espressione dialettale è in Calabria dove assume i nomi di: vìermu, cavaddaru, vermuzzu.

Pochi esemplari vengono salvati: maschi e femmine per l’accoppiamento da cui si ha il seme, le femmine depongono 300/400 uova; le altre vengono fatte morire nel bozzolo affinché non lo danneggino uscendo; una volta, si usava la canfora bruciata per impregnare l’aria in una camera chiusa per 36 ore, successivamente in forni termoregolati. Il baco può essere attaccato da malattie provocate da agenti patogeni o turbe fisiologiche, segnalo le più note: la pebrina (mal delle petecchie), il calcino (mal del segno o calcinaccio), la poliedriosi (giallume), la flaccidezza e la macilenza che sono malattie di ordine fisiologico, che si manifestano se non vengono rispettate la norme di buon governo dei bachi (sbalzi di temperatura, umidità ristagnante, alimentazione con foglie bagnate o fermentate).

 

Bibliografia:

E.S.T. Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, Ed. Mondadori, VI edizione

Tito Nenci, I bachi da seta Ed. Ulrico Hoepli, IV edizione, Milano, 1907 (volume donato da Graziano Camporese al Museo del Tessile di Chieri)

A.R.S.S.A. Agenzia Regionale Sviluppo e Servizi Agricoltura Cs, Edito in proprio

 

Il testo è di Franco Mazzone, Carreum Potentia, Sezione G. Avezzana – attività formativa e divulgativa

 

Nell’immagine il frontespizio del libro del professor Tito Nenci