Duomo di Chieri – Cappella della Madonna delle Grazie

Il 26 luglio 1630, nel pieno della peste bubbonica che aveva colpito l’Italia e la nostra città, i Conservatori della Sanità, riconoscendosi ormai incapaci di far fronte all’emergenza, formularono il solenne voto di erigere, all’interno della Collegiata, una cappella in onore della Madonna delle Grazie, se per sua intercessione il contagio fosse cessato. Il 27 luglio il Consiglio Comunale ratificò il voto. Ma non essendoci nella chiesa uno spazio libero, nel mese di agosto i Consiglieri incaricati presero contatto con Aurelio Valimberti, nobile chierese, per ottenerne la cessione di metà (una delle due campate delle quali era composta) della sua cappella dedicata a San Giuliano, situata nella navata sinistra, poco oltre l’ingresso.

Ottenuta la parte richiesta, fra il 1630 e il 1631 il detto Consiglio Comunale incaricò i fratelli Rusca, impresari luganesi, di trasformarla in cappella votiva municipale. Da Pietro Botto di Savigliano si fece scolpire la statua della Madonna da collocare sull’altare mentre ai fratelli Cerutti, nipoti di Francesco Fea, venne affidata la decorazione pittorica. Nel febbraio del 1636 avvenne l’inaugurazione della cappella, che da allora in poi è stata ed è tuttora, al centro della devozione dei chieresi.

Poco più di un secolo dopo verso il 1750, il Comune decise di trasformarla ed ampliarla. Nel 1756 ne diede l’incarico a Bernardo Antonio Vittone, il quale prolungò la cappella sfruttando una porzione di orto ceduta al Comune dal prevosto del momento, la rivestì completamente di marmi policromi e sul nuovo altare marmoreo costruì un’elegante edicola che venne illuminata “alla bernina”, cioè con fonti di luce naturale nascoste. Ad Ignazio Perucca affidò la decorazione scultorea e a Giuseppe Sariga quella pittorica. Il risultato fu il gioiello architettonico e decorativo che si può tuttora ammirare.

In seguito, la cappella è stata oggetto di restauri nel 1840, nel 1875-80, nel 1950 e, da ultimo, nel 2010.

Nella cappella municipale della Madonna delle Grazie del Duomo, due quadri collocati ai lati dell’altare descrivono le fasi della peste che devastò Chieri. Sono due opere di Giuseppe Sariga, un pittore nato nei dintorni del lago di Lugano ma vissuto e attivo in Piemonte dove lasciò molte opere.

I due quadri furono eseguiti attorno al 1760, in occasione del suo ampliamento eseguito da Bernardo Vittone. Documenti dell’archivio capitolare attestano che per essi il Sariga ottenne un compenso di 300 lire. Quello a sinistra dell’altare descrive l’infuriare della peste, con in primo piano una folla di malati e moribondi e sullo sfondo carri che trasportano cadaveri. Un angelo che sorvola la città brandendo una spada di fuoco suggerisce la lettura del tragico evento come castigo di Dio (la stessa interpretazione, che nei loro interventi ne davano i membri del Consiglio comunale). Nel quadro di destra la scena è completamente diversa: il clero, le autorità, le confraternite e il popolo, radunati in piazza, invocano dalla Madonna delle Grazie la fine della peste. L’angelo che rinfodera la spada simboleggia l’esaudimento delle preghiere e la fine del castigo.

A Giuseppe Sariga (forse indicato dallo stesso Bernardo Vittone, autore dell’ampliamento della cappella) fu affidata anche la decorazione del cupolino: l’artista vi affrescò angioletti svolazzanti fra le nubi sullo sfondo di un cielo azzurro. Il compenso che percepì per questo ulteriore lavoro fu di 130 lire.

A Chieri c’è una sua pala anche nella chiesa di San Bernardino e ne esistevano due, oggi andate disperse, nella distrutta chiesa di San Francesco. Una sua opera si trova nella chiesa parrocchiale di Andezeno e ricerche recenti (2014) hanno rivelato essere di sua mano una bellissima Immacolata Concezione nella parrocchiale di Riva presso Chieri.

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