Mura antiche

 

Chieri non ha avuto una cinta muraria particolarmente imponente e nemmeno adeguata alla sua struttura geografica a causa della mancanza di una signoria territoriale interna che vi facesse erigere un castello o un sistema difensivo adatto al luogo. Tuttavia,nella seconda metà del XII secolo  il perimetro delle mura è stato tracciato includendo al suo interno tutte le case esistenti in quel periodo, senza realizzare alcun progetto urbanistico. La cortina settentrionale delle mura di Chieri è difesa dal naturale pendio del terreno che costituisce un naturale barbacane (terrapieno o scarpata posto tra il fossato e le mura, necessario sia per le difese sia per il contrafforte alla struttura muraria) mentre la cortina meridionale viene resa più sicura con un canale pieno d’acqua che segue tutto il perimetro delle mura. Questo fossato parte dal bastione della Rocchetta (piazza Europa) prende il nome di Fossato di San Francesco (via palazzo di Città), diventa poi Fossato degli Alamanni (piazza Silvio Pellico) per, infine, ritornare vicino alla porta di San Domenico.

Quante sono le cinte murarie di Chieri?Alcuni autori sostengono siano state tre altri, invece, sostengono siano due perché considerano le prime due come una unica cinta muraria. Della prima cinta muraria restano, oggi, pochissime tracce e alcuni toponimi mentre della seconda sono più evidenti i segni perché questa cinta muraria venne ampliata e rinforzata nel ‘500 dalle truppe francesi comandate dal generale Brissac. È possibile, ancora oggi, percorrere le tracce della seconda cinta muraria. Una primitiva cinta muraria risale alla presenza del vescovo Landolfo a Chieri quando, nel 1037, perfezione e rafforza una cinta muraria preesistente. La forma del borgo landolfiano, la più antica perché risalente all’XI secolo, ha la forma ovale con l’asse maggiore orientato a nord-sud.

La prima cinta muraria è costruita dopo le distruzioni fate dall’imperatore Federico I di Hohenstaufen nel 1155. L’ampliamento di Chieri ingloba in questo periodo la chiesa di Santa Maria della Scala e tutte le costruzioni che si sono sviluppate attorno al duomo. Con questo secondo ampliamento l’asse principale della città è quasi perpendicolare all’asse del borgo landolfiano e la via principale si sviluppa tangente alla rocca di San Giorgio con un percorso che dalla posta di Sant’Antonio porta alla porta di San Domenico sull’asse che diventerà la via maestra. Delle due prime cinte murarie e delle porte di accesso non rimane più alcuna traccia. L’ultimo ampliamento della città di Chieri si ha verso la fine del XIII secolo con un particolare sviluppo verso ovest, dove ci sono molti terreni agricoli non ancora urbanizzati. La seconda cinta muraria venne costituita nei primissimi anni del XIV secolo e raccoglie, in questo periodo, pochissimi edifici esistenti ma, soprattutto, gli hospitali ed i conventi delle chiese di San Domenico, San Leonardo, San Antonio abate e San Francesco (l’attuale sede municipale di Chieri). i muri veteres, la prima cerchia muraria, vennero poco a poco smantellati o inglobati in edifici di nuova costruzione. La seconda cerchia muraria subì interventi di fabbricazione tra il 1368 ed il 1382 quando i Savoia fecero costruire il forte della Rocchetta a fianco della porta Gialdo. Il Brissac, nella prima metà del ‘500, rinforzò le mura con l’inserimento di bastioni e baluardi. Chieri ebbe cinque bastioni e il più importante era il bastione della Mina. In questo periodo Chieri assume una forma di un poligono irregolare, con l’asse maggiore lungo 1200 metri e l’asse minore lungo 850 metri. A partire dalla seconda metà del XVI secolo, la cinta muraria iniziò ad essere abbandonata. Nel corso del secolo XIX le mura cittadine vennero completamente smantellate per lasciare posto all’ampliamento urbanistico della città. Oggi sono pochissimi i tratti murari della seconda cerchia ancora visibili.

 Sia nella prima che nella seconda cinta muraria c’erano delle porte. Il primo perimetro dava a Chieri una forma ovale, tagliata a metà da una via maestra (l’attuale corso Vittorio Emanuele), che usciva dalle mura per dirigersi verso Torino, con la porta di San Antonio, e verso Asti con la porta di san Domenico. Queste due porte vennero abbattute durante l’occupazione napoleonica per favorire la viabilità della città. Vi era, inoltre, una porta per chi proveniva da Andezeno e dal Monferrato chiamata porta dipincta, una porta per chi proveniva da Santena, Cambiano e Pecetto chiamata porta ruspatata.

Nella seconda cinta muraria ci sono otto porte: Vairo verso Pino Torinese; Moretto verso Andezeno; Albussano verso strada vecchia di Buttigliera; Gialdo verso Riva presso Chieri e Asti; Rivo Inferiore vicino al ponte sul Tepice di via Roma; Rivo Superiore di fronte all’attuale via Roaschia; Arene o dell’Annunziata verso Cambiano; sant’Andrea poi detta del Quartiere Nuovo verso Pecetto Torinese. La porta Moreto è la più importante perché è da questa porta che giungono in Chieri gli abitanti della fascia collinare e della regione che guarda verso l’astigiano; ha anche importanza politica perché ad essa confluiscono le strade provenienti dal Monferrato ed è la porta di più facile accesso alla città nell’eventualità di incursioni belliche da parte del marchese del Monferrato.

Le mura superstiti di Chieri (della seconda cerchia, del Due-Trecento) si conservano in lunghi tratti spesso celati da cortili. 
Si segnalano il forte della Rocchetta, in piazza Europa, edificato nel Trecento e rifatto nel Cinquecento a fianco della porta Gialdo,

Vicolo Albussano Angolo Via Vittorio Emanuele, forma il fianco ovest del convento delle Benedettine a Porta Gialdo

Via san Raffaele 
Altri tratti in viale Fasano angolo via Tana, lungo il fossato difensivo (rio Tepice esterno): la passeggiata attrezzata lungo il corso d’acqua ne consente la visita. 
Torrette varie si trovano su viale Fasano all’altezza dell’ex fabbrica Stefano Vergnano, interessante esempio di edificio industriale del primo Novecento (oggi centro commerciale La Filanda).