Guglielmetto Fantini


Siamo nel 1441. Chieri ha finalmente concluso il 30 gennaio la costosa trattativa con il duca di Savoia per l’acquisto di Baldissero. Ludovico di Savoia ha accondisceso a cedere alla città di Chieri la porzione del luogo e feudo di Baldissero già assegnata al suo consigliere Ambrogio Vignate e ai fratelli Porta dei conti di Castellamonte per il prezzo di 2000 ducati d’oro, annullando la sua precedente decisione. Di conseguenza i magistrati chieresi si accingono a compiere gli atti relativi al passaggio di giurisdizione compreso quello di far preparare gli stendardi con l’arma araldica, ossia con lo stemma di Chieri da issare sul pennone della torre e sui bastioni. Si compra la tela, si fanno cucire le bandiere, si dà l’incarico a un pittore di dipingere lo stemma di Chieri, si pensa anche al pane e al vino e a quanto è necessario per gli uomini che si recheranno sul posto, anche alla carta per i verbali delle consegne e dei giuramenti, e il 7 marzo il castello viene preso in consegna con una solenne cerimonia pubblica.

I pagamenti effettuati vengono puntigliosamente registrati nel mese di marzo e seguendoli sul libro dei conti del tesoriere della città non si può non rimanere stupiti dal leggere che per l’esecuzione dei dipinti sulle bandiere si pagano 12 soldi a Guglielmetto pittore. Ora, Guglielmetto non è un pittore qualunque, ma è indicato dagli studiosi come l’autore del ciclo degli affreschi della Passione dipinto nel 1432 sul tamburo del Battistero ora unito al Duomo di Chieri. E anche di un polittico con Madonna e Santi, ora al Museo Civico di Arte Antica, firmato Guglielmetto di Chieri e datato 1435. Guglielmetto o Guglielmo è stato identificato da Secondo Caselle, appassionato indagatore di cose chieresi, come Guglielmetto Fantini pittore, abitante in Chieri nel quartiere Albussano.

Tornando all’evento di Baldissero si può pensare che vi abbia partecipato in veste di cittadino chierese interessato a questa scelta dalle magistrature della sua città. Il figlio Giovanetto, pittore come lui, sarà registrato nel 1449 come uno degli assegnatari di terreni boschivi un tempo dei Benso in Baldissero e come contribuente nel 1454 alle spese di fortificazione.

Comunque non c’è da stupirsi se un pittore accondiscende a occuparsi di opere decorative, tenendo conto che quello della pittura dei blasoni familiari e degli stemmi cittadini doveva essere un genere specifico cui si dedicavano anche pittori di una certa fama, come Antonio Fea che dipinge a Torino le armi di Sua Altezza nel fregio attorno al soffitto nel salone del palazzo nuovo del principe nel 1620 e 1652, o come i nipoti Antonio e Giovanni Francesco Cerutti-Fea che rivendicano il diritto di dipingere le armi ducali “che si sogliono affiggere alle torchie illuminanti il SS. Sacramento ogni volta che si espone nella chiesa Collegiata di Chieri”, secondo una tradizione familiare.

Inoltre il maestro Guglielmo pittore di Chieri – come ha segnalato lo storico Giovanni Romano – lavorò agli allestimenti per le feste del carnevale chierese del 1450 concordando l’onorario alla presenza di Jean Bapteur, noto pittore e miniatore della corte dei Savoia.

Questi pochi dati vogliono essere un piccolo contributo per la conoscenza di un pittore dalla personalità poliedrica ancora in parte da decifrare.

 

Testo di Elena Chiri Pignocchino, inserito nel volume Zibaldone Chierese. Fatti, luoghi personaggi, pubblicato dall’associazione Culturale G. Avezzana, Chieri, 2012

 

Nell’immagine gli affreschi di Guglielmetto Fantini rappresentanti la Passione di Cristo sul tamburo del Battistero