I campaniletti triangolari


Nella nostra città non mancano cupole, torri, campanili, emergenze architettoniche che segnano il profilo cittadino in maniera inconfondibile, a partire dalla singolare e affascinante torre di San Giorgio, con le sue falde a tre livelli.

In realtà è normale che un edificio di culto cristiano sia dotato di elementi che lo avvicinino al cielo, alla divinità: il campanile non può mancare, i fedeli vanno richiamati, il panorama sonoro deve essere riempito da questo rincuorante rintocco.

Nell’immagine, a sinistra l’abside di San Giorgio con il piccolo campanile in primo piano (foto E. Negri); in alto il campanile del santuario dell’Annunziata (foto di D. Bonino); in basso la chiesa di San Filippo con il dettaglio del piccolo campanile (foto E. Negri)

Vorremmo richiamare l’attenzione del lettore non sui campanili alti ed illustri del duomo e di San Domenico, non sulla maestosa torre barocca di Santa Margherita, non sui due campanili gemelli di San Bernardino, bensì su tre manufatti modesti ma curiosi, a pianta triangolare.

Evidentemente la loro forma è dettata dalla posizione che essi occupano nelle rispettive chiese: San Filippo, il Santuario della SS. Annunziata e San Giorgio.

Partiamo da quest’ultima. Essa è semplicemente la torre civica della città, e va ricordato che è di proprietà comunale. Ma allora dove si trova il vero campanile di San Giorgio? Occorre scendere alla zona retrostante e osservare l’altissima abside di questa doppia chiesa, San Giorgio con San Michele, due organismi differenti che convivono sul sommo del colle centrale di Chieri. Ecco che vedremo spuntare in modo organico il campaniletto seicentesco, che quasi forma un tutt’uno con l’organismo quattrocentesco dei contrafforti sottostanti. Com’è possibile? Il mattone, evidentemente, accomuna questi organismi e i recenti lavori di ripristino delle malte hanno uniformato il paramento, realizzato invece con mattoni differenti.

Il campanile fu costruito durante l’adattamento del sotterraneo a chiesa, quando la Confraternita del SS. Nome di Gesù in San Michele volle rendere più bello l’oratorio ricavato dagli scantinati della chiesa stessa. Il campanile serve le due chiese, quindi in passato veniva condiviso dai confratelli, dal parroco (eletto dai parrocchiani) e dai frati francescani zoccolanti, che ebbero sede nell’attiguo convento per circa due secoli.

Ci trasferiamo ora alla Porta di Arene (via Principe Amedeo angolo viale Fasano) a visitare il Santuario dell’Annunziata. Dopo averne ammirato le fattezze e aver rimpianto la ricca decorazione floreale che caratterizzava la chiesa cent’anni fa, testimoniata da alcune foto molto accattivanti, ci spostiamo in piazza Trieste, antica Piazza della Legna, per ammirare il campanile. Certo, un manufatto piccolo, ma particolarmente svettante, dalla verticalità pronunciata. Tale caratteristica si gode meglio se ci poniamo oltre le mura, sul viale Fasano, puntando lo sguardo oltre il parco che è stato creato sulle sponde del rio Tepice. Il campanile in questo caso rende più articolato il prospetto retrostante della chiesa, penalizzato dalla mancanza di aperture e dalle proporzioni un po’ tozze della parte absidale.

Passiamo infine alla seicentesca chiesa di San Filippo, la più elegante della città, un po’ in degrado, desiderosa di nuove consistenti attenzioni. Nel recarsi nella fastosa sacrestia, ricca di armadi intagliati in noce, pochi notano che un’anta cela le funi del campanile; se queste sono poco visibili, il campaniletto stesso è pressoché introvabile: occorrerà recarsi in via della Pace per scorgerlo appena. Ma perché una chiesa così grandiosa, opera del luganese Antonio Bettino, non possiede un campanile come Iddio comanda? Non abbiamo una risposta, possiamo limitarci a ritenere che i vincoli imposti dal sito, donato dalla famiglia Broglia, abbiano impedito di porre le fondamenta di un manufatto più importante. Del resto, affiancare alla facciata uno o due campanili l’avrebbe forse privata dello slancio che la rende così armonica e ammirevole. Dietro sorgeva il convento, quindi non restava lo spazio necessario ad un edificio più imponente.

La rassegna dei campaniletti triangolari di Chieri è un gioco di osservazione che ci stimola ad osservare la nostra ricca città con occhio più attento, alla ricerca di dettagli che affinino la nostra sensibilità ed appaghino il nostro desiderio di scoprire.

 

Testo di Serena Goldin e Vincenzo Tedesco, inserito nel volume Zibaldone Chierese 2. Fatti, luoghi personaggi, pubblicato dall’associazione Culturale G. Avezzana, Chieri, 2014