I confini della città


La limitata disponibilità di documentazione circa le emergenze archeologiche non permettono di definire quale forma urbana abbia assunto Carreum Potentia in epoca romana e di conseguenza definire con certezza il limite fra abitato romano e agro sottoposto al controllo di Carreum è assai complicato. Tuttavia è possibile ipotizzare, grazie alle poche notizie a nostra disposizione e soprattutto grazie alla disposizione delle aree necropolari che si ponevano sempre in contesti extracittadini, i confini dell’area urbana.

Il limite occidentale è il più complesso e difficile da individuare allo stato attuale delle nostre conoscenze. I dati su cui possiamo basarci derivano innanzitutto dall’identificazione di elementi extraurbani quale la vasta area di necropoli nella zona di viale Cappuccini (n.1) e quella nell’ex area Caselli (n.2), la piccola porzione di edificio porticato rinvenuto in via Tana, le cui strutture non seguono gli allineamenti del centro urbano ma sono leggermente divergenti, e una porzione di edificio con pavimento in legno orientato secondo la maglia di centuriazione venuto alla luce in via San Raffaele1 (n.5). Tuttavia l’elemento più importante ed utile al fine di individuare il confine occidentale è lo scomparso rio Tepice, identificabile ad oggi con l’odierna via Quarini (n.6). La ricostruzione del percorso del corso dell’antico rio sembrerebbe ipotizzabile sulla base delle tracce di salti di quota e di sistemazione della sponda del corso d’acqua rinvenute nello scavo dell’ex area Fantini2; ulteriore prova è il rinvenimento, in via Molini (n.7), di un tratto di arginatura del rio e di tracce di ponte di età romana3. Tali elementi, oltre a provare l’esistenza in epoca romana del rio Tepice, avvalorerebbero l’ipotesi di identificazione di via dei Molini con il tratto terminale del cardo di strada Fontaneto. Ipotizzando che il prolungamento del tracciato più occidentale di strada Fontaneto coincida con via dei Molini che curva poi verso il corso del Tepice, è possibile individuare in quest’angolo, tra il cardo di strada Fontaneto e il rio, il limite della città. In tal modo rimarrebbe all’esterno del perimetro l’edificio con il pavimento di legno, le necropoli citate ed il complesso di via Tana. L’arginatura delle sponde del rio e le tracce di un probabile ponte per il passaggio di una strada con andamento sud-ovest/nord-est, rinvenuti in via dei Molini, sembrerebbero coerenti con questa ipotesi, poiché l’andamento degli argini è perfettamente in linea con gli assi stessi dell’impianto urbano.

La presenza di un’area funeraria, scoperta nel 1888 grazie al ritrovamento di una tomba nella chiesa di San Filippo4, aiuterebbe ad identificare il limite orientale della città poco a est dell’attuale chiesa di San Domenico, confine che attraverserebbe poi via Vittorio per proseguire verso la sommità del colle di San Giorgio.

Il limite settentrionale del centro urbano si ipotizza si estendesse lungo le pendici meridionali del colle di San Giorgio; mentre il limite meridionale corrisponderebbe con l’attuale piazza Silvio Pellico o con via della Gualderia, orientate entrambe secondo la maglia della centuriazione.

BIBLIOGRAFIA

Barello 2007

F. Barello, Chieri, piazza Dante angolo via san Raffaele. Strutture di epoca romana, in «Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte», 22, 2007

Barello, Subbrizio 2007

F. Barello, M. Subbrizio, Chieri, via dei Molini n.45. Resti di arginatura di epoca romana, in «Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte», 22, 2007

Pantò 2010

G. Pantò (a cura di), Archeologia a Chieri. Da Carreum Potentia al Comune bassomedievale, Chieri, 2010

I confini della città di Carreum. Tracce archeologiche

Nel marzo del 2006 in piazza Dante furono ritrovati elementi strutturali in legno riferibili ad un edificio di epoca romana, conservati grazie alla formazione di un deposito anaerobico imbibito d’acqua. Fu interpretato come edificio di epoca tardo-repubblicana/prima età imperiale con probabili scopo utilitari/manifatturieri e diverse fasi costruttive. Ad oggi la struttura è ospitata presso il Centro di Restauro del Legno Bagnato del Cantiere delle Navi Antiche di Pisa allo scopo di garantirne conservazione e restauro. Per maggiori informazioni vedi Barello 2007.

2 Il corso attuale del Tepice, lungo viale Fasano, è frutto di una deviazione medievale del rio, incanalato all’esterno delle mura probabilmente per porre rimedio alle frequenti esondazioni che provocarono danni ingenti al centro cittadino. Il Tepice interno, mantenuto soprattutto come fonte di alimentazione per i mulini e come canale di scarico per le acque reflue, potrebbe ricalcare l’antico corso del rio.

Barello, Subbrizio 2007.

4 Sebbene oggi non sia più possibile identificare gli oggetti del corredo e stabilire l’esatta ubicazione della tomba, la tipologia della sepoltura e dei materiali ritrovati orientano verso una datazione al II secolo, epoca nella quale la città non doveva essere ancora in contrazione. Pantò 2010, p. 33.

 

Maierà L., La romanizzazione in Piemonte. Il centro di Carreum Potentia, Tesi di Laurea del Corso di Laurea in Beni Culturali. Archeologia, Storia dell’Arte, Archivistica e Biblioteconomia, Università degli Studi di Torino, A.A. 2014-2015.