IL GUALDO  (ISATIS TINTORIA)     I° parte


Verso il 1144, gli eretici catari portarono, assieme alla tessitura, la coltivazione del gualdo (isatis tintoria) di colore azzurro, lo zafferano (crocus sativus) di colore giallo, l’orcanette (anchusa tintoria) e la rubia (rubia tinctorium dalla radice “ruber” con significato di “rosso”), che, per i risultati coloranti conseguiti, Plinio, nel XIX libro, cap.III, diceva:”Rubia tingendis lanis et coriis, necessaria…”

Le ricchezze e la prosperità derivanti dalla coltura, l’esportazione, nonché la tintura del gualdo usato sia in Linguadoca (Albi), nel Tortonese e poi nel Chierese, chiamato in Occitania “cocanha”, fecero coniare l’espressione “Paese della cuccagna”

Un discreto benessere arrivò anche ai commercianti di gualdo ed ai tintori chieresi, al punto che, ben quattro secoli dopo, gli eredi dell’arte tintoria, richiesero ed ottennero, il 5 maggio 1847, dall’Arcivescovo di Torino Luigi Giovanni Battista de’ Marchesi Fransoni, la nomina a patrono e protettore del mestiere di tintore San Benedetto Martire, tuttora venerato nella Chiesa dei SS. Bernardino e Rocco.

L’ “isatis tintoria” era conosciuta fin dal tempo degli antichi Egizi e poi dai Britanni, (picti per i Romani) sino al boom del 1400; dopo, iniziò un lento e inevitabile declino dovuto all’importazione dell’indaco d’oltremare.

Il gualdo (in francese: guède o pastel. In inglese: woad. In tedesco: waid . In spagolo: glasto) fa parte della famiglia delle “Cruciferae” e comprende circa 50 specie diffuse nella regione mediterranea. E’ una pianta biennale, dalla forma tipica glabra, raramente pubescente, con radice fittonosa, ramosa in alto, con taglia fra i 40 e 120 centimetri, ha foglie intere o subcrenate, le superiori sessili e saggito- lanceolate. I fiori sono copiosi con infiorescenza corimbrosa e petali gialli, lunghi 2-3 mm. La pianta fiorisce fra i mesi di aprile e luglio in terreni coltivati, spontaneamente cresce in luoghi sassosi – pare che i terreni del chierese fossero fra i più idonei.

L’impiego delle foglie avveniva in due maniere principali:

  • lavate, queste erano poste in barili immerse nell’acqua calda, i coperchi venivano appesantiti con dei sassi per garantire la completa immersione. Quindi iniziava il processo di fermentazione (dopo aver aggiunto orina o cenere), che produceva un odore acre e fetido, la cui scomparsa era indizio di operazione ultimata. Intanto il bagno era diventato giallo-verdognolo, acido, con molte bollicine gassose in superficie, quest’ultima ricoperta da una pellicola iridescente. Scolato il liquido e separato il deposito fioccoso di colore azzurro, questo veniva lavato, sgocciolato ed essiccato , pronto alla vendita (gualdo in polvere).
  • oppure si macinavano le foglie secche, le si impastava con acqua: la massa risultante la si lasciava fermentare, dopo averle dato la forma di sfere (cocanhe), dischi o panetti. Il prodotto così ottenuto veniva immagazzinato pronto al commercio.

La “stuppa tinctoria” era la bottega dei tintori, ubicata sempre vicino a pozzi, fossati, rogge. A causa delle foglie di gualdo fermentato, a volte marcito, di mole e macine e altre attrezzature per lavorare la materia prima e gli stessi ambienti che emanavano cattivi odori dentro la cinta muraria del borgo, gli Statuti di Chieri del 1328 recitavano, per garantire la salute pubblica, quanto segue: “ E’ vietato lo spargere, il macerare e l’abbruciarsi entro o appresso le mura cose capaci di corrompere l’aria e cacciando diligentemente dalla città gli infermi di morbo attaccaticcio….” (L. Cibrario: “ Delle storie di Chieri libri quattro “ Tomo I°,Ed. Alliana, Torino 1827).

Le ”mole a gualdo” rinvenute nel territorio chierese, sono simili a quelle usate in Francia, nel triangolo del “pastel”: Albi, Toulouse e Carcassonne, a quelle della Turingia (Germania Centrale) nonché a quelle del Tortonese. Una di queste, trasformata in monumento a ricordo dell’arte tintoria, si trova tuttora nel Comune di Castelnuovo Scrivia in provincia di Alessandria.

 

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  Per Carreum Potentia: Franco Mazzone

  Bibliografia :

  A.Brunetti, R. Perilongo  : “Antologia di Tinture Naturali”

  Museo del Tessile – Chieri                    Edito in proprio