LA NAVETTA VOLANTE


 

La navetta volante è un accessorio per i telai che ha rivoluzionato la tessitura, prima con i telai lignei e poi, verso la fine della prima rivoluzione industriale, quelli elettromeccanici. La peculiarità della navetta è che permette una notevole rapidità nell’intrecciare i fili (la trama nell’ordito) e quindi, a parità di tempo, una lunghezza maggiore di tessuto prodotto. E’ un oggetto di forma affusolata, a forma di canoa, generalmente in legno di noce, castagno o faggio, che nella cavità appositamente scavata, contiene la spoletta di filo (trama); nella sua corsa di andirivieni attraverso i fili perpendicolari dell’ordito, il filo di trama si srotola e viene inglobato nel tessuto che si sta realizzando.

L’invenzione della navetta è attribuita all’inglese John Kay da Bury (Lancashire), il quale la realizzò e brevettò nel 1733. In effetti, Kay sfruttò un progetto di Leonardo da Vinci (1495- Codice Atlantico, foglio 985, retro, ex 356), occorre riconoscergli comunque, il merito di aver diffuso in tutto il continente e nel mondo conosciuto di allora la navetta (The Flying Shuttle).

Dagli Atti del Convegno, che si è tenuto il 17 e 18 gennaio 2005 presso il Museo della Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”- Milano, dal titolo “Uomini e geni del tessuto industriale italiano. Dal telaio di Leonardo al made in Italy ” apprendiamo da un relazione del Dottor Flavio Crippa, storico del tessuto, che Leonardo fu influenzato da alcune macchine tessili inventate dal Brunelleschi. Da queste trasse ispirazione per realizzare la ruota per filare con alette mobili, un torcitoio circolare per la seta, introducendo verso il 1485-1490 un dispositivo per la distribuzione automatica dei fili sulle rocchelle che verrà utilizzato dal secolo successivo nei torcitoi da seta. Fino al 1935-1940 i dispositivi usati erano praticamente identici. Sul foglio 985 è raffigurato il telaio meccanico per produrre tela, nella parte inferiore vi sono altri disegni (che raffigurano la fabbricazione di un nastro) con una navetta accompagnata da bracci meccanici a forcella che inseriscono la medesima nel passo di ordito. Una scritta indica un diverso numero di denti da attribuire agli ingranaggi atti alla movimentazione del telaio, fra cui la navetta. E’ sufficiente girare la manovella, cioè dare un po’ di energia e la macchina è in grado di fornire il tessuto finito: la tela.

La tela prodotta è larga 60 cm, lunga 20m. ed ha 1200 fili di cotone in ordito. Leonardo riesce a cadenzare i movimenti, affinché avvengano nel momento voluto, creando dei vuoti tra i denti di alcuni ingranaggi. Sono accoppiamenti particolari usati allora negli orologi e, più tardi, nelle macchine da calcolo meccaniche.

Sul telaio quando viene aperto il passo nei fili di ordito, il movimento dei licci si arresta per qualche istante per dare tempo alla navetta di esservi introdotta, subito dopo viene azionato il pettine che batte per caduta.

Compare per la prima volta il sistema di lancio meccanico della navetta. Una scoperta che diventerà di uso diffuso dopo il 1733 quando verrà riscoperta da Kay in Inghilterra. Nella rielaborazione dell’invenzione inglese il lancio della navetta era ottenuto a mano tirando una funicella; nel progetto di Leonardo l’impulso di lancio era dato dalla caduta di un peso al momento voluto comandato dagli ingranaggi.

A differenza della navetta lanciata di Kay che sta sulla cassa del pettine, in Leonardo, la medesima alloggia all’esterno del pettine, dentro i porta navette fissati alla struttura mobile del telaio.

L’evoluzione tecnologica portò a disporre dal ‘900 in poi, telai metallici in ghisa, mossi da motori elettrici, la cui navetta poteva raggiungere la frequenza di 120-220 inserzioni al minuto. Nonostante la tecnica avanzata, si riscontravano inconvenienti come abrasioni, rottura dei fili, tensioni eccessive, rumorosità, ecc…

Per ovviare a questi problemi, dagli anni ’50 del secolo scorso, sono stati prodotti vari tipi di telai senza navetta. L’idea sviluppata è quella di far passare nella bocca di ordito (passo) solo il filo di trama e non tutta la spoletta. Questa tipologia utilizza diversi metodi per l’inserzione della trama: a proiettile, a pinza con cremagliera, a getto d’aria o a getto di acqua. Si raggiungono velocità di 260-300 inserzioni al minuto nei telai a proiettile, con l’ausilio del getto ad aria o acqua si possono raggiungere le 600 inserzioni al minuto.

 

Per Carreum Potentia :    Franco Mazzone,  ( Museo del Tessile di Chieri)

 

Bibliografia :

Atti del convegno

“Uomini e geni del tessuto industriale italiano: Dal telaio di Leonardo al made in Italy ”.Ed. Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”- Milano