La romanizzazione in Piemonte. Il centro di Carreum Potentia.


Carreo quod potentia cognominatur1

 

Iscrizione sepolcrale del pretoriano chierese M. Lusius Proculus. Da Pantò 2010

È la Naturalis Historia di Plinio il Vecchio l’unica fonte letteraria in cui si fa menzione del municipium di Carreum Potentia. Nel corso della discriptio Italiae l’enciclopedista inserisce la città nell’elenco dei nobilia oppida facenti parte della regione compresa tra il Po e l’Appennino.

Sembra però impossibile dedurre, dal solo passo pliniano, l’esatta dislocazione geografica, dal momento che Plinio non sembra seguire nel suo elenco né il tracciato di un percorso viario né un costante criterio di successione topografica. Questo creò in passato non pochi problemi di identificazione del sito e portò alla formulazione di numerose ipotesi; una di queste, in auge fino agli anni ’60 del XX secolo e sostenuta da Piva e Alfieri2, vedeva l’ubicazione di Carreum a Carrù.

Non potendo contare sull’apporto delle fonti letterarie per risolvere questo dilemma, lo storico Mommsen, il primo ad identificare Carreum con Chieri, e lo storico Settia, che riprese il lavoro del collega3, dovettero rivolgere la propria attenzione ad un’altra importante fonte, la documentazione epigrafica. Da un’iscrizione, oggi perduta ma nota attraverso la tradizione manoscritta, si ricava che il liberto Titus Aebutius Leonas, onorato localmente per le sue azioni o iniziative evergetiche, apparteneva al collegio dei seviri e a quello degli augustali a Carreum e a Industria: le due località sarebbero dunque limitrofe, non potendo il liberto avere interessi intermunicipali in città lontane fra loro; tale indizio confermerebbe l’identificazione di Carreum con Chieri, geograficamente ubicata in continuità territoriale con il municipio di Monteu da Po (Industria).

Come il vicino centro di Bodincomagus-Industria, anche la Chieri antica fu dotata di doppia denominazione ufficiale: Carreum Potentia. Il nome Carreum deriva dalla radice celtica “Karr(o)”, indizio evidente dell’esistenza di un centro indigeno preromano nei territori della futura colonia. Tale toponimo fu conservato e accostato all’appellativo Potentia, appartenente alla nomenclatura simbolico-augurale e indizio della funzione strategico-politica della colonia. Ma nel caso chierese alla longeva sopravvivenza del nome indigeno corrisponde la possibile precoce obsolescenza del nome romano. Nuovamente i documenti epigrafici ci vengono in aiuto, con indizi di tale fenomeno: la lapide sepolcrale del pretoriano chierese M. Lusius Proculus, morto a Roma tra I e II secolo a.C., ricordando la città d’origine, adotta solo il termine Carrio. In questa iscrizione4 non figura la forma appellativa Potentia, o perché tale forma era suscettibile di suscitare equivoci con omonime città italiche o perché caduta in disuso.

1 Plinio, Nat. Hist. 3, 49.

Piva 1928, pp 75-77; Alfieri 1964, pp. 57-70.

3Iniziale ipotesi di identificazione di Carreum con Chieri si deve a Mommsen 1863, p. 848. La teoria fu ripresa e confermata da Settia 1970, pp. 5-108.

4M(arcus) Lusius M(arci) f(ilius) Pol(lia tribu) Proculus Carrio mil(es) coh(ortis) III pr(aetoriae) (centuriae) Metti milit(avit) ann(os) VIIII vix(it) ann(os) XXVIII H(ic) s(itus) e(st)”.

 

Maierà L., La romanizzazione in Piemonte. Il centro di Carreum Potentia, Tesi di Laurea del Corso di Laurea in Beni Culturali. Archeologia, Storia dell’Arte, Archivistica e Biblioteconomia, Università degli Studi di Torino, A.A. 2014-2015.