LA TORRE E IL CAMPANILE DI SAN GIORGIO


Collocate in posizione dominante sul colle più alto della città, la torre campanaria e la chiesa di San Giorgio hanno disegnato, fin dal medioevo, il profilo urbano di Chieri. Simbolo di dominio e di forza, la torre nasce verosimilmente dopo il Mille quando è   signore della città il vescovo Landolfo. Nei secoli XII e XIII la sua proprietà passa al Comune che la utilizza per convocare le assemblee “ad sonum campanae” e per chiamare a raccolta i cittadini in caso di pericolo. I rintocchi della campana di San Giorgio (“signum Sancti Georgii”) si alternano con quelli del campanile del Duomo (“schilla Sancte Marie”) per segnare la fine della giornata ed imporre il coprifuoco (Statuti civili, 1313).

Se fino a quella data la torre è ancora di modeste dimensioni, il 20 giugno 1328 il Consiglio comunale decide di ricostruirla o forse solo di soprelevarla: una deliberazione attribuisce la “costruzione del campanile di San Giorgio” al muratore Perinus Pasanus. Sul finire del Trecento la torre è dotata di un prezioso orologio di cui un maestro di origine bavarese, tale Herman, diventa il primo manutentore. Mentre dell’antico meccanismo dell’orologio non è rimasto nulla, è giunta fino a noi una campana bronzea del 1455, probabilmente la più antica del Piemonte. E’ collocata in un locale a destra dell’ingresso della chiesa parrocchiale.

 

I CUSTODI DEL CAMPANILE

Un documento del 1403 (Archivio Storico del Comune di Chieri, art. 114, par. 2, vol. 5, f. 25) fa un po’ di luce sulla gestione della torre campanaria, che era affidata giorno e notte a quattro guardiani. Fa parte dei Libri delle condanne e delle assoluzioni, una preziosa serie di sentenze e di condanne per contravvenzione ai bandi costituita da oltre 100 volumi che coprono gli anni dal 1343 al 1606. Eccone il testo, tradotto da quello in latino.

A noi, Pietro de la Rocca dei Benso, giudice del Comune di Chieri, è giunta notizia da parte di persone oneste e degne di fiducia, che

 

Bertino de Bertello

Bertino Richeto

Giovannone de Bastina

Giovannone Barella

tutti di Chieri, essendo stati incaricati dalla Comunità di Chieri ed avendo accettato di custodire il campanile di San Giorgio di Chieri, per il quale servizio percepiscono un salario per risiedere in quel luogo di giorno e di notte e per custodirlo secondo l’antica consuetudine, i predetti sopra inquisiti hanno omesso di far la custodia e di suonare le campane. E questo fu perpetrato nei luoghi e nei tempi dichiarati nella denuncia e contro l’onorabilità del Comune di Chieri e contro il dettato delle leggi, degli statuti e delle ordinanze del Comune di Chieri.

Avendo noi Ludovico Rivoira, vicario di Chieri, acquisita la loro spontanea confessione, in seduta pubblica del nostro tribunale, in applicazione delle leggi di Chieri e del potere a noi concesso condanniamo i suddetto Bertino de Bertello, Bertino Richeto, Giovannone de Bastina e Giovannone Barella al pagamento ciascuno di lire 10 di Asti.

 

Il giudice, sempre un forestiero, convocava gli imputati, i querelanti e gli eventuali testimoni “sotto il portico” della chiesa romanica di Santa Maria (Duomo). La sentenza veniva invece promulgata pubblicamente dal vicario, anch’egli un forestiero, “sedens super trabe, in platea Mercadilli” (piazza Mazzini). Il procedimento era molto breve, durava al massimo qualche settimana. Per tutti i reati, eccetto che per omicidi o altri gravi delitti, la pena consisteva in una multa stabilita dagli “Statuti criminali” da pagarsi entro 6 mesi.

 

Ferruccio Ferrua

per Carreum Potentia