Le campagne di Carreum Potentia fra attività agricole e “subseciva”


La centuriazione di Carreum Potentia. Segni sulle attuali campagne chieresi.

Come accennato in precedenza, l’ultima fase del processo di centuriazione dell’agro prevedeva l’occupazione romana consolidata tramite la distribuzione dei lotti ai nuovi coloni centro-italici. Nel caso di Carreum, a fianco delle terre assegnate ai coloni a titolo individuale rimanevano grandi lotti di proprietà demaniale o destinati alla comunità. Oltre alle testimonianze archeologiche attestanti la presenza di romani all’interno dell’agro chierese, vi sono alcune attestazioni di persistenza di proprietà in mano ad indigeni celto-liguri. Un’ipotesi avanzata propone che alcune porzioni di territorio, già appartenute agli indigeni, dopo essere rientrate nella centuriazione romana, venissero restituite ai legittimi proprietari; secondo una seconda ipotesi invece il potere centrale, dopo aver assegnato le terre migliori, lasciava i lotti rimanenti agli indigeni, imponendo però la ristrutturazione agraria a fini fiscali1. Il fattore comune a queste due proposte risiede nel fatto che a conclusione del processo di centuriazione si venne a creare una situazione mista di nuovi assegnatari romani e di risistemazione di proprietà fondiarie preesistenti. Esistevano quindi diverse tipologie di lotti, alcuni dati ai coloni, altri agli indigeni e molti a disposizione della comunità. Tuttavia dobbiamo pensare che nelle zone caratterizzate dalla presenza di un gran numero di corsi d’acqua, anche di piccole dimensioni, i terreni potevano essere non divisi a causa della loro scarso interesse economico o dei disagi che potevano derivare dal loro possesso. Esisteva infatti una quarta tipologia di terre, denominate subseciva2 nelle fonti antiche, che erano aree non assegnate e lasciate incolte.

Tuttavia, ad opera di centuriazione conclusa, la maggior parte delle risorse umane si convogliarono verso l’attività agricola che si presume particolarmente fiorente lungo le più dolci pendici collinari che caratterizzano il territorio chierese. Le modalità di sfruttamento dell’agro di Carreum ci mostrano quanto fosse modesta la situazione economica di queste terre: uno sfruttamento intensivo del suolo, un regime di colture miste, una produzione limitata all’autoconsumo e allo smercio degli esigui surplus alimentari nel ristretto raggio del mercato cittadino. Solamente la coltura della vite fu forse in grado di garantire margini più ampi di reddito e la ripetitività, nell’iconografia funeraria, di soggetti connessi alla produzione e al trasporto del vino ha fatto ipotizzare un’esportazione del prodotto vinicolo alimentata dall’intero comprensorio monferrino. Un riflesso di tale connotazione economica si coglie nelle modalità di insediamento della popolazione; i nuovi assegnatari delle terre, arrivati a seguito della lottizzazione, occupando le campagne, si stabilirono in piccolissimi insediamenti.

 

Maierà L., La romanizzazione in Piemonte. Il centro di Carreum Potentia, Tesi di Laurea del Corso di Laurea in Beni Culturali. Archeologia, Storia dell’Arte, Archivistica e Biblioteconomia, Università degli Studi di Torino, A.A. 2014-2015.

BIBLIOGRAFIA

Cavalieri Manasse 2003

G. Cavalieri Manasse, Note su un catasto rurale veronese, in Index. Quaderni camerti di studi romanistici, 32, 2003

1Cavalieri Manasse 2003, p. 14.

2Cavalieri Manasse 2003, p. 7