Maierà Luisa La romanizzazione in Piemonte. Il centro di Carreum Potentia



La nomenclatura augurale della città comproverebbe l’ipotesi che la romanizzazione del chierese rientrasse all’interno di un progetto unitario di organizzazione territoriale dell’intero Piemonte sud-orientale. Tale progetto si consumò in forma capillare e secondo ritmi serrati sebbene appoderamento agrario e sviluppo del centro urbano non siano procedute in parallelo. È verosimile che l’insediamento indigeno di Carreum sia evoluto dapprima verso le forme di forum o conciliabulum (centri di servizio e di mercato), senza quindi un nucleo urbano sviluppato; solo in età triumvirale-augustea potrebbe essere approdato ai più maturi statuti municipali, portando all’inurbamento del ceto dirigente e alla monumentalizzazione degli edifici pubblici. Testimone della completa urbanizzazione di Carreum Potentia e della fine del processo di romanizzazione del sito fu l’inserimento, a seguito della concessione del diritto romano, della città all’interno di una delle trentacinque tribù romane: la Pollia.

In età imperiale, Carreum fu sede di res publica; tuttavia risulta finora impossibile definire l’autonomia amministrativa cittadina e le forme istituzionali assunte. In ogni caso le attestazioni relative alle organizzazioni dei seviri, degli augustali claudiali, dei seviri augustali, dei minervali testimoniano la presenza di un ceto emergente con ambizioni evergetiche, e di conseguenza un quadro di prosperità economica e mobilità sociale. Un ulteriore elemento indicante la floridezza della città consiste nel regime delle dipendenze alimentari che prospetta l’importazione di prodotti come vino pregiato, olio, salsa di pesce, destinati evidentemente a una cerchia di consumatori agiati. Altra conferma, sebbene indiretta, ci viene fornita dall’elevato livello dei monumenti sepolcrali caratterizzati da un’ambizione nell’apparato decorativo, che presuppongono il ricorso a officine lapidarie e, di conseguenza, un livello sociale medio-alto dei committenti.

La floridezza del sito venne ben presto meno, Carreum infatti iniziò poco dopo la sua fondazione a soffrire per la concorrenza della vicina colonia Augusta Taurinorum. Ulteriore segnale della sua regressione ci viene fornito dai complessi fenomeni di decrescita politico-economica che animarono l’età tardo-imperiale nella Cisalpina, infatti Chieri fu uno dei primi centri in cui si produssero gli effetti negativi di tale periodo. In città, l’area del Duomo sembra acquisire nel V secolo d.C. una funzione cimiteriale, come si evince dal rinvenimento in sito di tombe a cappuccina di stele sepolcrali con formulario cristiano; ciò ha portato ad ipotizzare una contrazione del nucleo abitato e un suo spostamento nell’area collinare di San Giorgio(1). Questa ipotesi di abbandono precoce e di spostamento risulta confermata dal quadro di abbandono degli edifici pubblici già nel corso di tale secolo che emerge da pluirime evidenze archeologiche e che risulta confermato dall’obliterazione già in età medio imperiale della vasca forense(2).

Per Carreum Potentia Luisa Maierà

(1)G. Vanetti, I bolli laterizi, in AA. VV., Museo archeologico di Chieri. Contributo alla conoscenza del territorio in età romana, Regione Piemonte, Torino, 1987; M. Lucchino, Chieri. Fornace, in «Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte», n.10, 1991, pp. 225-226. 

(2)E. Zanda, Chieri. Interventi nel centro storico e nel circondario, 4. Viale Cappuccini n. 5. Necropoli romana, in «Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte», n.12, 1994, pp. 336- 339; E.Zanda, Lo sviluppo della città in età romana, in Il battistero di Chieri, 1994, pp. 38-47.