Piante e Fibre naturali: il Lino (Linum usitatissimum) II parte.


 

                                                              Il lino, un po’ di storia.

Dal testo di Elena Chiri Pignocchino “I luoghi del lavoro tra storia e memoria”, scopriamo che a Chieri, nel XIII secolo, nella Batanderia (luogo dove le piante tessili erano battute) venivano lavorate fibre di canapa e di lino tramite un grosso maglio, azionato dalla forza idraulica. Nel XVII secolo, il notaio Francesco Giura, nel quartiere del Vairo, stila l’inventario delle “mercanzie in fatto di negozio”: l’attrezzatura per lavorare il cotone ed altri filati, un orditoio e sei telai per stoffe, moltissimi sono gli orditi di lino e di rista, inoltre maniche e cuffiette sempre di lino. Nel 1689, nel vicolo Tepice, esisteva la “Sala dove si fa l’Arte” dei fratelli Foassa: era un centro dell’attività tessile, magazzino e laboratorio al tempo stesso, le materie prime arrivavano dal porto franco di Livorno, i cavezzi di lino giungevano da Bourg-en-Bresse (in futuro verranno acquistati a Poirino, che si stava perfezionando in questa produzione).

Fra il milleseicento e l’inizio dell’Ottocento, la coltura e la manifattura del lino resta immutata, come nei tempi antichi la fibra si tesse a mano; sarà il francese Philippe De Girard a inventare la filatura meccanica del lino: il 18 luglio 1810 deposita il brevetto del suo congegno ispirato a due principi fondamentali: 1) la decomposizione del lino in fibre elementari, prodotta mediante l’ammollo in soluzione alcalina, così la fibra può essere tirata fra i cilindri senza spezzarsi. 2) la tiratura a secco mediante una serie di pettini a cerniere mobili, che distribuiscono i fili in modo uniforme, pettinandoli in senso parallelo. La coltura si concentra su ampie distese agricole particolarmente in Francia, Belgio, Polonia e Russia, mentre la manifattura si svolge soprattutto in Inghilterra.

Per secoli il lino è servito al genere umano per tutti gli di usi: bende, tele, tendaggi, tovaglie, lenzuola, merletti e fili da ricamo, corredi, vestiti, abbigliamento in genere, inoltre vele, sartie e cime navali, cordami, reti da pesca e da caccia, corazze e scudi leggeri (dei soldati Fenici), i pionieri dell’aviazione usavano la tela di lino per ricoprire l’intelaiatura delle ali dei loro biplani (Gabriel Voisin, Merlimont, Francia,1904). Nel secolo scorso, epoca del movimento, della velocità e per alcuni, più tempo libero, non servivano più vestiti pesanti di panno, di velluto o seta, ma tessuti che ricoprissero senza costringere, capaci di proteggere senza togliere il fiato e che facessero respirare il corpo anche durante i movimenti intensi: il tessuto di lino, termoregolatore, assorbente, resistente e facile da tingere, da queste qualità si sviluppa l’uso di questa fibra per gli abiti sportivi dei primi decenni del Novecento. Dal secolo scorso ad oggi, grandi aziende (Bassetti, Albini Group, Linificio-Canapificio Nazionale, Telerie “Marca Damina”) e consorzi (Centro Tutela Lino con i marchi Puro Lino e Mistolino) aderente alla Conféderation Internationale du Lin et du Chanvre (Cilc), stilisti e grandi marchi commerciali hanno dato notevole impulso alla manifattura del tessuto di lino, tutti prodotti con filati occidentali, mentre i lini prodotti nei paesi dell’Europa dell’Est non aderenti alla Cilc, non sono etichettabili dal Centro Tutela Lino.

Il lino è coltivato in Francia, Belgio ed Olanda: da Caen ad Amsterdam su circa 90.000 ettari, che permettono di ottenere 48.000 tonnellate di filato di questo prodotto, il 40% viene trasformato in Italia (che non produce più fibra dal 1919 nonostante il tentativo autarchico nel ventennio fascista con coltivazioni nel Meridione e la trasformazione manifatturiera nelle industrie del Nord).

In Cina, nel 2014 sono state prodotte 387.000 tonnellate di lino, di cui il 56% esportato; nello stesso anno, il Canada ha prodotto 872.500 ton. La lavorazione in Italia, nel 2017, è di 15.800.000 metri quadri di tessuto (varia l’unità di misura).

Attualmente in Italia, da segnalare la coltivazione di Astino in provincia di Bergamo, su un terreno di 20.000 metri quadri nei pressi della filatura di Villa d’Almè e in Val d’Orcia, nei pressi di Pienza per il lino da seme di circa cinque ettari.

 

Franco Mazzone, Carreum Potentia, Sezione G. Avezzana – attività formativa e divulgativa

 

 

Bibliografia:

EST Enciclopedia della Scienza e della Tecnica Ed. Mondadori IV edizione

Elena Chiri Pignocchino Chieri e il Tessile Ed. “Corriere” 2007

Giovanna Bergamaschi Fior di Lino Ed. ideaLibri 1985