Piante e Fibre tessili naturali:  il Cotone (Gossypium Herbaceum)


Fiocco di cotone posato sul fustagno
Museo del Tessile di Chieri

Con il termine cotone si intende sia la pianta (Gossypium herbaceum) appartenente alla famiglia delle  Malvacee, sia la fibra che da questa pianta si ricava. Le specie affini sono il Gossypium barbadense, G. hirsutum, G. arboreum, La pianta a cui mi riferisco può essere annua o biennale, alta circa un metro, con fusto eretto, ha le foglie picciolate, a tre o cinque lobi con margine intero.I fiori sono solitari e grandi, con cinque petali bianchi o giallo pallidi; il frutto del cotone è una capsula ovoidale, grande come una noce, che si apre in tre o quattro valve. Questa capsula contiene molti semi ricoperti da numerosi peli ammassati, bianco-sericei. Con la maturazione della capsula, la igroscopicità dei peli predetti, la costringe ad aprirsi e la massa cotonosa appare allo scoperto. A questo punto i fiocchi di cotone vengono raccolti (oggi il lavoro è meccanizzato), il c. raccolto è definito “cotone intero” perché composto da semi e fibre; viene poi sgranato (ginnatura), classificato secondo la lunghezza delle fibre, la loro morbidezza, elasticità e lucentezza; la materia prima passa quindi negli stabilimenti di filatura e tessitura, con i cascami si ottiene l’ovatta e il cotone idrofilo; dai semi sbucciati, riscaldati e poi spremuti, si ricava l’olio di c. per uso commestibile, per l’industria dei saponi e come surrogato della gomma elastica.E’ la più importante fibra naturale di origine vegetale e rappresenta ancora oggi il 50% della produzione mondiale di fibre tessili. Il c. possiede molte proprietà, cito le più importanti: igienicità, resistenza, elasticità, lucentezza; è senza difetti, ad esempio la tendenza alla carica elettrostatica che tanto disturba la manifattura e l’uso personale di fibre sintetiche. La fibra di c. è valutata in base alla lunghezza, che varia da 10 a 50 mm, i cotoni si suddividono in corti (sotto 25 mm), medi (da 25 a 30 mm), lunghi (da 30 a 40 mm) oltre si hanno i c. extra. I nomi commerciali più diffusi della fibra sono: Sea Island, Makò, Egiziano, Upland a fibra corta o lunga, Asiatico.

Brevi cenni storici. Alcuni geroglifici rilevano che il c. fosse usato per produrre tessuti nell’Antico Egitto, nel mondo classico Alessandro Magno fece introdurre il cotone in Grecia, lo storico Erodoto (V sec. a.C.) descrive l’utilizzo delle fibre in tessitura; solo più tardi la coltivazione fu estesa, ad opera dei Saraceni anche in altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Nell’America Centrale il c. era conosciuto dagli Atzechi; mentre la diffusione negli attuali U.S.A. è relativamente più recente: ebbe inizio all’inizio del XVII sec. in Virginia, poi si diffuse alla Carolina del Nord e del Sud, alla Georgia e alla Louisiana; a fine secolo era già fiorente anche negli Stati del Tennesee, dell’Alabama, della Florida e del Missisipi

Il cotone a Chieri . Due termini si diffondono in Italia settentrionale dal XII secolo: cotone è attestato per la prima volta a Genova con la definizione di cutto, dall’arabo qutun. Il termine fustagno,secondo alcuni studiosi, deriva dal luogo “Al Fustat” nei pressi de Il Cairo oppure da “pannum fustaneum” inteso come panno tessuto con il filo da fusto, ossia cotone, che veniva importato dalla Sicilia già nel 1156. In Chieri, un documento fiscale, comprova l’attività di un maestro fustaniere nel 1366; i maestri fustanieri di Chieri sono anche citati in un catasto torinese del 1403 e sono: Simeonus de Suganapis de Mediolano, Johannes de Nono e i fratelli Alberi de Mediolano. E’ strano non trovare nomi di lavoratori locali a fronte di questa presenza milanese, retaggio di una tradizione lavorativa che in questo campo era più antica: erano i “maestri” dei futuri fustanieri locali. Nel frattempo, Venezia gestiva due spedizioni annuali verso Oriente per acquistare e commercializzare la materia prima: la cosidetta muda dei cotoni importando il migliore cotone dall’Oriente, mercato a cui erano interessati i mercanti-imprenditori chieresi, in grado di investire capitali per la materia prima e quindi sviluppare con profitto l’attività di filatura e tessitura. La merce arrivava a Chieri per via fluviale fino a Mantova (fiume Po) poi sul dorso dei muli (la soma, gravata da gabelle). La scelta chierese fu quella di produrre un tessuto di media qualità e dal prezzo contenuto: il fustagno, preferenza che si dimostrò vincente al punto che nel 1482 si costituì l’Arte del Fustagno completa degli Statuti che davano indicazioni sulle caratteristiche del tessuto: si parlava di fibra (cotone o bombace), della lunghezza delle pezze, del numero di fili in ordito, del peso delle pezze ecc. ecc.

Fra gli anni 1737 e 1761, sono documentate ordinazioni del Consiglio della Real Casa Savoia relative a forniture di pezze di cotone per confezionare le uniformi alla “Gente di Livrea” e alle “Guardie Svizzere” (La Biblioteca Reale di Torino conserva campioni di fustagno chierese e relativa documentazione cartacea). La produzione tessile rimase a livello proto-industriale fino al XVIII secolo, quando un imprenditore di origine ebraica, David Levi, acquistò dall’amministrazione napoleonica (1809) il Convento di Santa Chiara, sequestrato alle monache Clarisse, e ne fece il primo opificio tessile di Chieri. Ma fu solo nella seconda metà del secolo che crebbero di numero le industrie tessili vere e proprie, situate quasi tutte all’interno della cinta muraria della città, accanto a piccole imprese a carattere famigliare, elemento costante del tessuto urbano.

Nel Novecento, con l’arrivo dell’energia elettrica, iniziò gradualmente il passaggio ai telai elettro-meccanici, con incremento della produzione: non solo fustagno, sempre di cotone puro o misto lino, ma anche di altre fibre, destinata all’abbigliamento e all’arredamento. Circa 7000 addetti, donne e uomini, producevano annualmente 600.000 fra coperte e copriletti e 350.000 pezze di stoffa. Metà della produzione era destinata ai mercati esteri: Argentina, Brasile, Cile, Perù, Isole Canarie, Egitto, India ed Estremo Oriente; l’America del Nord era un importante centro per esportazione delle coperte, Nuova York, in particolare, per le stoffe dei gilet fantasia (anni 1909-1928). Da segnalare che durante la prima guerra mondiale, le imprese chieresi indirizzarono la produzione al servizio del Regio Esercito con la fornitura di tele per le tende da campo, grisette militari (stoffa leggera di pura lana), catalogne e copriletti per ospedali da campo, tele per lenzuola ecc. ecc. Negli anni dell’autarchia l’industria chierese adottò integralmente le fibre tessili nazionali (seta, lino, canapa, canapa cotonizzata, ginestra) ma anche inventando nuovi filati: il “ lanital” creato con i derivati del latte, o l’”orbace” utilizzato principalmente per il tessuto delle divise fasciste.

Nel dopoguerra, le imprese tessili erano pronte per riprendere la produzione e soddisfare l’ingente domanda di stoffe per abbigliamento e per arredamento; tra la fine degli anni Quaranta e per tutti gli anni Cinquanta crebbero le aziende esistenti e se ne aprirono di nuove  che lavoravano per conto terzi. Queste ultime, ebbero un ruolo importante nel decennio successivo, erano costituite dalla famiglia di un operaio dipendente da una tessitura che acquistava dalla ditta stessa uno, due telai di seconda mano, su cui lavoravano i famigliari; permaneva uno stretto rapporto di dipendenza fra il terzista e la ditta che forniva il subbio di ordito e ritirava la pezza di tessuto: era un rapporto di tipo esclusivo. Attualmente il settore tessile sta attraversando un periodo di crisi mondiale e i mercati registrano contrazioni, anche l’industria chierese soffre della grave crisi che ha colpito il settore, comunque le ditte operanti reagiscono cercando spazi di mercato specifici, grazie alla propria inventiva produttiva, alle innovazioni tecnologiche, alla creatività e all’alta qualità che caratterizzano da sempre il prodotto chierese.

 

 

Per Carreum Potentia:  Franco Mazzone

 

 

Bibliografia:    E.S.T.- Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, Ed. Mondadori, VI edizione

                      Fondazione per il Tessile e il Museo del Tessile- AA.VV. “ Chieri e il Tessile” ed. Corriere-2007