San Bernardino


Chiesa di San Bernardino

Chiesa di San Bernardino

La chiesa sorse per volere della Confraternita del SS. Nome di Gesù e di Maria, che ancora oggi ne è proprietaria e la rende viva. Il sodalizio, fondato nel 1482, si trasferì nell’attuale sito nella seconda metà del ‘600, acquistandovi la proprietà di una casa di civile abitazione, per adibirla provvisoriamente a cappella.

 

La costruzione dell’edificio si articolò attraverso diverse fasi. Della prima, tra il 1675 e il 1683, si conservano le linee perimetrali di una cappella rettangolare, progettata dall’architetto luganese Antonio Bettino (attuale abside).

 

Successivamente, tra il 1694 e il 1696, l’architetto Bernardino Quadro progettò l’ampliamento con pianta a croce greca, sormontato da una cupola ottagonale, ma la morte prematura impedì all’architetto di portare a termine i lavori.

 

In una terza fase, nel 1740, il capomastro Bernardino Leone riprese i lavori, ma la cupola, appena ultimata, crollò ed il Leone, riconosciuto responsabile, venne condannato a ricostruire a sue spese la nuova cupola, su disegno di Bernardo Vittone.

 

Nel 1792 alla facciata preesistente, fra i due campanili, ne venne sovrapposta una nuova (l’attuale), dalle linee neoclassiche, su disegno di Mario Ludovico Quarini, allievo chierese del Vittone.

 

Chiesa di San Bernardino

Chiesa di San Bernardino

L’interno è dominato dalla luminosa cupola vittoniana ottagonale. Interessante è la soluzione architettonica che permette di alleggerire il tamburo mediante l’uso di ampie luci e forando il centro della cupola stessa con un cupolino, immettendo così luce abbondante, ma diffusa, nell’ambiente. Ad accentuare il gusto per la luce indiretta sono gli stucchi della volta, disegnati nel 1744 da Giuseppe Antonio Riva, che riprendono l’idea del raggio di luce che illumina il fedele.

 

La pala di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo “Vergine con Bambino tra San Michele Arcangelo e San Bernardino da Siena” domina il coro della chiesa. Un’altra opera dello stesso autore “Incoronazione della Vergine tra i Santi Giorgio e Guglielmo (patroni di Chieri) e Rocco e Sebastiano” venne qui trasferita quando, a metà Ottocento, fu demolita la chiesa di San Rocco. Da alcuni anni inoltre è visibile, in un locale adiacente alla chiesa, una terza tela del Moncalvo, il “San Nicola da Tolentino”, restaurata grazie ad una iniziativa dell’Associazione Carreum Potentia.

 

Dopo un periodo di chiusura e di abbandono, l’edificio appare ora completamente restaurato, grazie agli sforzi della Confraternita e con l’appoggio di molti chieresi; recentemente la sua facciata ha subito dei rimaneggiamenti per riacquistare i colori che aveva nell’Ottocento.