Santuario dell’Annunziata


AnnunziataLe origini della Chiesa dell’Annunziata sono da collegare alle vicende dell’Ospedale dei Gribaudenghi, fondato nel 1278 dalla famiglia Gribaudi, con lo scopo di assistere i poveri, i malati ed i viandanti, ed in opera fino al 1642.

 

Vicino all’ospedale sorse una cappella, dedicata all’Annunziata già dal 1337 e rimaneggiata nel Quattrocento; nel 1469 un ignoto pittore fiammingo dipinse in essa un’immagine della “Vergine con l’Arcangelo Gabriele”, affresco commissionato dalla famiglia chierese dei Balbo. La tradizione vuole che tra il XVI ed il XVII secolo in questa cappella siano avvenuti diversi miracoli, in particolare si ricorda quello accaduto ad un giovane garzone muto che, nel 1651, riacquistò la voce mentre era in preghiera davanti all’affresco dell’Annunciazione.

 

Si decise allora di edificare un Santuario sul posto dell’antica cappella, senza però distruggere l’affresco: venne quindi incaricato del progetto Andrea Costaguta, che lavorò a Torino presso la corte sabauda per Maria Cristina di Francia, la quale contribuì anche al finanziamento dell’opera.

 

Il Santuario fu iniziato nel 1651 e terminato nel 1655.

 

Esso è un edificio ad un’unica navata, affiancata da due cappelle e conclusa da un ampio transetto, forse, corrispondente alla cappella quattrocentesca. La facciata è piuttosto lineare, scompartita da lesene e terminante con un timpano triangolare; essa è mossa soltanto da un protiro poco aggettante che incornicia la porta d’ingresso. E’ inoltre presente un campanile triangolare, che ricorda quelli delle chiese cittadine di San Giorgio e di San Filippo.

 

Nel 1658 il Santuario venne affidato ai Padri Filippini, appena giunti a Chieri, ma già nel 1664 passò alla Confraternita di San Giovanni Decollato o della Misericordia, che ancora oggi ne ha la cura. La presenza di questa Confraternita giustifica l’esistenza nella chiesa di tele raffiguranti scene della decapitazione del Battista, tra cui quella nella sacrestia di L. Dufour del 1669. Da notare ancora, sull’altare maggiore, l’affresco quattrocentesco oggetto di venerazione, ed una “Adorazione dei Magi” di G. Claret del XVII secolo, nella cappella di sinistra.

 

Curiosità sul santuario