SCUOLA SANT’ANNA CHIERI Un dipinto non più anonimo


Nell’atrio che affaccia su piazza Mazzini della scuola paritaria Sant’Anna di Chieri, campeggia un grande dipinto che attira immediatamente l’attenzione di chi entra. A colpire non è tanto la sua qualità artistica (è un’opera “fotografica”, che rivela una grande capacità tecnica ma nessuna ambizione interpretativa), quanto le ragguardevoli dimensioni (cm 445×290), tanto che occupa tutta la parete di fronte all’ingresso. Si tratta di un dipinto su tela, con una finta cornice, applicato ad un supporto di legno.  Raffigura la neoclassica facciata quariniana dell’ex Palazzo Municipale, la facciata della chiesa di San Guglielmo e gli altri edifici che prospettano su piazza Mazzini. Un’opera della quale finora non si conoscevano né l’autore né la funzione originaria. Il settimanale L’Arco del 25 ottobre 1924 ci offre elementi che probabilmente svelano entrambi i misteri. 

L’Arco riferisce un episodio accaduto il 21 ottobre 1924. Lo scultore e senatore Leonardo Bistolfi era venuto a Chieri, invitato da Emilio Bonaudi, Commissario prefettizio facente le funzioni di Sindaco, per collaudare il monumento ai caduti della Grande Guerra, eseguito dallo scultore Buzzi-Reschini e collocato sul sagrato del Duomo fra il battistero e il campanile. Dopo il collaudo, racconta L’Arco, “il Comitato (gli) offerse un cordiale ricevimento al Circolo Chierese (che evidentemente si trovava in piazza Mazzini, nda), ed il senatore Bistolfi, essendo stato accompagnato al vicino asilo… ebbe vive parole di lode per il sipario del teatrino dell’Asilo, dipinto dal compianto Andrea Marchetti e riproducente piazza Mazzini”. 

Sembra ragionevole identificare quel sipario con il quadro dell’atrio: sembra probabile, cioè, che, una volta eliminato il teatrino e il suo palcoscenico, il sipario lodato dal Bistolfi sia stato applicato ad un supporto di legno e appeso alla parete come un normale quadro.  

Andrea Marchetti non è un pittore famoso, ma nemmeno uno sconosciuto.  Bartolomeo Valimberti lo cita per aver ridipinto l’Arco di Piazza attorno al 1915 (Studi storico-religiosi sopra la città di Chieri. Il Duomo, p. 113). Sempre L’Arco ci informa che morì il 4 o il 5 marzo 1920 all’età di 45 anni (perciò era nato nel 1884 o 1885), e lo definisce “… anima squisita di artista valente quanto modesto, semplice e buono. Figlio e figlioccio di maestri del pennello, non visse che per la sua arte e per il fratello cui, dopo la morte dei genitori, prodigò tutte le cure paterne più affettuose… E’ scomparso con lui un artista di valore, studioso ed appassionato dell’arte sua, un cittadino modello sotto ogni aspetto…” (L’Arco del 13 marzo 1920).   

Importante quella annotazione: “figlio e figlioccio di maestri del pennello”. Vuol dire che era figlio d’arte, e che potrebbe essere suo padre il pittore Pietro Marchetti del quale si sa che nel 1895 dipinse un pilone situato all’angolo fra via Bogino e via De Gasperi, oggi non più esistente nella forma originale.

 

Antonio Mignozzetti