SGUARDI Chieri nel Quattrocento. Le vie delle relazioni economiche


È noto che il Quattrocento è stato il secolo di maggior splendore per Chieri, così come è altrettanto noto che uno dei fattori che ha favorito la sua espansione economica sia stata la sua collocazione geografica. Si trovava, infatti, lungo la via francigena che, attraverso il Moncenisio, collegava le fiere della Champagne. Il valico, posto nel tratto Torino – Chambery, fu altamente frequentato dal flusso di mercanti, vivo e piuttosto denso, che giungendo da numerose parti dell’Italia “lombarda” e centrale, percorrevano quella via per ragioni di comodità geografica; fra questi, particolarmente interessati furono gli astigiani, con i quali, non a caso dunque, i ceti mercantili chieresi coltivavano strette relazioni. Infatti, da Torino si snodavano tre percorsi in direzione est e sud. I due maggiormente frequentati erano quelli che portavano verso sud: l’uno «attraversava la collina torinese, raggiungeva Chieri e proseguiva in direzione di Asti»[1], per poi proseguire per Piacenza oppure per Genova.  

I maggiori percorsi che collegavano la Francia centro-settentrionale con l’Italia lombarda e con l’area centro-meridionale erano più di uno. Erano spesso di pari importanza per l’ospitalità, il numero e la qualità dei servizi offerti (cura e cambio degli animali da trasporto), e tuttavia diversi come sviluppo e percorrenza, oltre che distanti fra di loro. Ad esempio, la via francigena toscana che si sviluppava in direzione del nord presentava due percorsi: uno in direzione Piacenza – Pavia – Vercelli, l’altro Genova – Asti – Chieri per poi indirizzarsi verso i valichi del Moncenisio ed anche del Monginevro.

Una testimonianza eccellente, che conferma l’importanza centrale della posizione di Chieri per stabilire e coltivare le vie di relazione economica di quel tempo, ci giunge da Bonaccorso Pitti (1354 – 1432), della ben nota ed influente famiglia fiorentina mercatantesca, che fece la sua fortuna con la manifattura della lana a partire dal XIV sec.

Bonaccorso, a partire dal 1412 scrive un libro: Ricordi, con l’intenzione dichiarata «per fare memoria» affinché «voi, figlioli e discendenti nostri […] veggia e prenda esempro»[2]. Nell’ultima parte del libro si trova un lungo elenco degli avvenimenti che avevano avuto significato nella sua vita; in questa parte si trova, oltre ad un curioso elenco di 560 alberi da frutto e delle vigne del suo giardino – accuratamente ripartiti per tipologia – un altrettanto curioso elenco di «tutti i viaggi e luoghi ch’io sono stato»[3] dall’età di diciotto anni: circa 650 citazioni di città e località compongono l’elenco. Fra questi luoghi che Bonaccorso cita nel suo Ricordi, si trova ben due volte Chieri: «E poi ne venni a Vignone per la via di Borgogna […] e venni a Vigliana, a Turino, Moncalieri, Chieri, a Asti, a Nori […] »; e ancora: «E vennine a Firenze per la via di Savoia e per la valle di Moriana, e passai il monte Senisi, e venni in Chieri e in Asti e poi al Mandavit […] ». Non è nota la data in cui Bonaccorso è in Chieri; con buona probabilità è ipotizzabile però che sia da collocarsi fra il 1412 e il 1430.

Bonaccorso si fermò a Chieri? Presumibilmente si, ma chi incontrò dei notabili chieresi di quel tempo e per quale ragione volle incontrarli (acquisti-vendite di panni, di tessuti, di materie prime o accensione di prestiti?) non è noto. Chissà, forse indagando negli archivi storici contenenti i documenti delle famiglie mercatantesche di allora potrebbe emergere quale fu la relazione fra Chieri e Firenze nel secolo “d’oro” della nostra città.

 

DF per Carreum Potentia.

   

Palazzo Pitti, Firenze.

[1] G. Sergi, Potere e territorio lungo la strada di Francia, Liguori editore, NA, 1981. 

[2] Bonaccorso Pitti, Ricordi, in Mercanti e scrittori, Ricordi nella Firenze tra Medioevo e Rinascimento, a cura di V. Branca, Milano, 1986.

[3] Bonaccorso Pitti, Ricordi cit.