Storia di Chieri

L’occupazione romana del nostro territorio ebbe inizio nel II sec. a.C. La presenza di preesistenti popolazioni celto-liguri è attestata da ritrovamenti archeologici e dal nome stesso di CÀRREUM, che pare avere radici pre-romane.

 

Plinio il Vecchio (che morì durante l’eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. distrusse Pompei) citò Càrreum Potentia tra le città splendide della IX Regione.

 

Il I sec. d.C. fu un periodo di prosperità per Càrreum: lo testimoniano gli abbondanti ritrovamenti archeologici, segno di attività commerciali con zone anche lontane dell’Impero e di qualificate produzioni artigianali locali. La piana coltivabile attorno all’abitato era “centuriata”, cioè bonificata e suddivisa in lotti quadrangolari regolari detti “centurie”, ognuno dei quali era ceduto in proprietà a coloni. Di esse e del loro ripetersi regolare rimangono tracce ancora oggi.

 

A partire dal II sec d.C. la crisi economica prima, e le invasioni barbariche poi, causarono un lungo periodo di decadenza e di oblio. Rarissimi i documenti di questi secoli; tra di essi la lapide funeraria (anno 488 d.C.) per la piccola Genesia. Essa ci testimonia come all’epoca il sito fosse regolarmente abitato e che vi fosse già diffuso il Cristianesimo.

I molti reperti archeologici rinvenuti in zona sono quasi tutti visibili. L’Amministrazione comunale ne ha predisposto ormai da qualche anno l’esposizione al pubblico, nell’ambito di un Museo civico che ha sede nella nostra cittadina.

 

Nel 1037 Landolfo, vescovo di Torino, fortificò in Chieri il castello e ricostruì la chiesa dedicata a Santa Maria della Scala, elevandola a Collegiata. Il borgo doveva perciò avere già una certa importanza, mentre i suoi abitanti cominciavano a fare fortuna con i commerci. Da Asti e Genova, verso Torino ed i valichi alpini, passava per Chieri uno dei tanti rami della Via Francigena.

 

I Chieresi seppero conquistarsi una solida autonomia, destreggiandosi, quasi sempre alleati ad Asti, tra il vescovo di Torino ed Imperatore, tra i nobili Biandrate, vassalli del vescovo, e il Marchese del Monferrato. Salvo poi consumarsi tra loro in cruente lotte intestine, dovute a dissidi tra concorrenti in affari o a contrasti di potere per il predominio nel governo del libero Comune, che venne riconosciuto dall’Imperatore già nel 1212.

 

I mercanti chieresi, attivi al fianco degli astigiani in tutte le fiere di Francia e delle Fiandre, assunsero con essi la specializzazione di “lombardi” e cioè di commercianti-banchieri.

Il periodo di massimo benessere del libero Comune corrispose con il XV sec. I Chieresi seppero infatti mantenere un’autonomia pressoché assoluta, pur sottomettendosi al “protettorato” della Casa di Savoia, astro nascente dello scenario politico piemontese. Ottenuta così una relativa tranquillità politica, la città ebbe un prospero periodo di crescita economica ed urbanistica. I ricchi proventi che dalle filiali estere affluivano alle casse delle famiglie chieresi di mercanti e soprattutto banchieri, finanziarono la costruzione di molti “palacium” nello stile gotico del periodo. Praticamente tutto l’attuale centro storico porta i segni di tale sviluppo, facilmente riconoscibili nonostante gli interventi delle epoche successive.

 

Questioni di prestigio, ma soprattutto di coscienza spinsero i ricchi banchieri a devolvere parte dei loro utili alla collettività. Come in altre città medioevali sorsero così grandi edifici religiosi e tra tutti il Duomo, alla cui costruzione concorsero tutti i Chieresi, ma anche Amedeo VIII, primo duca di Savoia.

Già nel secolo successivo però guerre, occupazioni, carestie e gravi pestilenze stremarono il tessuto sociale della città, che perse completamente l’autonomia, entrando a far parte, con Emanuele Filiberto, degli Stati Sabaudi.

 

Solo lo sviluppo in città della tessitura ed in particolare della lavorazione del fustagno, portò segnali di lenta ripresa economica. Tutta l’organizzazione sociale ebbe a ruotare attorno all'”Università del Fustagno”, la corporazione degli imprenditori tessili. Essi esercitavano direttamente il commercio delle materie prime e del prodotto finito, coordinando strettamente altri soggetti, a loro subordinati, specializzati nell’esecuzione di singole fasi del processo produttivo.

 

Il lavoro al telaio a mano nelle case private, di contadini, stagionali, donne e bambini ha costituito, dal XVI al XX secolo, la base del sistema economico e con esso il principale mezzo di sostentamento, con l’agricoltura, della popolazione. Nell’ultimo dopoguerra i “terzisti” ancora sostenevano con efficienza la crescita dell’industria tessile.

 

Ora, cedendo alla concorrenza estera, le maggiori imprese del settore hanno dovuto chiudere, mentre altre hanno abbandonato i vecchi siti in centro città a favore di aree industriali periferiche. Così il potente ritmo cadenzato dei telai, che fino a pochi lustri or sono animava le vie di Chieri, ora tace lasciando spazio ad una città che, forte del suo passato, vuole crescere ancora.