Il Generale Giuseppe Avezzana

Giuseppe Avezzana è stato certamente uno dei nostri concittadini più importanti, ma fino a pochi anni fa era quasi sconosciuto ai chieresi. Se oggi lo conosciamo meglio è perché l’associazione culturale dei volontari del museo del Tessile assunse il suo nome e perché Daniela Bonino, una ricercatrice dell’associazione, ha scritto una sua biografia, molto interessante e ricca di informazioni anche sul nostro Risorgimentoi.

Settimo di otto figli, Avezzana nacque il 19 febbraio 1797 a Chieri, dove si erano stabiliti, arrivando da Moncalvo, i suoi genitori: Lorenzo, capitano dell’esercito sabaudo, e Caterina Molino, figlia di commercianti. A quindici anni entrò nell’Armata Napoleonica e subito dopo, giovanissimo, nella Carboneria.

Durante i moti del 1821 combatté a fianco di Santorre di Santarosa, e la conseguente condanna a morte lo costrinse all’esilio. Andò dapprima in Spagna a combattere con i costituzionalisti contro il dispotismo della monarchia, ma quando arrivò l’esercito della Santa Alleanza a difendere il re, dovette fuggire e raggiunse, nel 1923, New Orleans.

Nei quarant’anni in cui visse in esilio, si occupò di molte cose: fondò una città portuale, Tampico, in Messico, dove combatté per difendere quella nuova repubblica diventando Comandante Generale dei tre Stati d’Oriente del Messico (il medesimo grado attribuito a Garibaldi in Uruguay). Poi, nel 1834, si trasferì a New York, dove raggiunse l’agiatezza economica e sposò Mary Morrogh, figlia di un notabile inglese, la quale gli diede sei figli. Arricchitosi con il commercio, dall’America continuò ad adoperarsi per l’Italia, prima raccogliendo fondi per la causa e aiutando gli emigranti, poi tornando in patria quando, nel 1848, Carlo Alberto dichiarò guerra all’Austria.

Capeggiò nel 1849 l’insurrezione genovese e fu ministro della guerra della Repubblica Romana; in questo ruolo fu lui a nominare Garibaldi generale, e fu lui che guidò una vittoriosa battaglia contro i francesi arrivati a soccorrere il papa. Il merito fu dato a Garibaldi, ma l’eroe gli offrì una corona d’alloro in segno di riconoscenza.

Caduta la Repubblica Romana e colpito da una seconda condanna a morte, fu costretto di nuovo all’esilio; così tornò a New York, accolto con grandi onori, e lì riprese la sua vita di commerciante. Poco dopo giunse a New York anche Garibaldi, sofferente nel fisico e depresso per la morte di Anita; trovò ospitalità a casa di Meucci, l’inventore del telefono e Avezzana, che gli fu amico per tutta la vita, andava a trovarlo spesso. Sembravano tempi sereni, ma nel 1850 una tragedia lo colpì: la moglie Mary morì cadendo dal balcone per essersi sporta troppo. In casa arrivò la cognata ad occuparsi dei nipoti, e due anni dopo Avezzana la sposò; dall’unione nacquero altri due figli.

I quegli anni continuò ad aiutare gli emigranti italiani, tanto che gli fu dato il titolo di “Padre degli italiani”, e s’impegnò anche da lontano per l’indipendenza della sua Patria.

Non volle tornare in Italia durante la seconda guerra d’indipendenza per avversione a Napoleone III; ma nel 1860, rimasto vedovo per la seconda volta, fu di nuovo in Italia con Garibaldi, nella battaglia del Volturno, ottenendo l’Ordine Militare di Savoia per l’assedio di Capua.

Dopo l’Unità d’Italia tornò a Torino, dove lo avevano raggiunto le figlie, poi a Roma, dove entrò in Parlamento e vi rimase per cinque legislature. Nel 1870 partecipò alla presa di Porta Pia, nel 1877 fu il primo Presidente dell’associazione “Pro Italia Irredenta”, che aveva lo scopo di liberare Trento e Trieste.

Morì a Roma il 25 dicembre 1879; il suo busto marmoreo, insieme a quelli di 84 patrioti del Risorgimento, fu realizzato su invito del poeta Carducci e oggi lo possiamo vedere sul Gianicolo, dove, nella parte più alta del colle, svettano le statue a cavallo di Garibaldi e Anita. A Chieri, nel 1880 e nel 1897, furono messe due lapidi sulla parete laterale della sua casa natale, in via delle Rosine n.2, e gli fu intitolata una via.

i Bonino D., Il Generale Avezzana uomo del Risorgimento, Chieri, 2011.

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