
Il duca Amedeo VIII di Savoia (Chambéry 1383-Ginevra 1451) nominò Chieri tra le città privilegiate dei suoi domini di oltralpe, tanto da co-finanziare nel 1405 il rifacimento, in forme romanico-gotiche, del duomo fondato attorno all’anno Mille, e di cui sono sopravvissute le strutture trecentesche del battistero e del campanile. La chiesa venne ampliata in modo da diventare seconda per dimensione solo al duomo di Asti. Le famiglie nobili fecero a gara per ottenere ognuna una cappella, a fianco di ogni campata delle ampie navate.
In effetti il Duomo di Chieri venne costruito fra il 1405 e il 1436 per interessamento del Capitolo dei canonici, del Comune, del duca Amedeo VIII e delle principali famiglie chieresi.
La volta del battistero adiacente, e successivamente annesso, presenta un cielo azzurro ottenuto anche con polvere di gualdo che si coltivava, già prima del 1434, nella campagna chierese grazie alle indicazioni e successive istruzioni di studiosi di Tortona e Castelnuovo Scrivia.
L’oro blu di queste terre portò una considerevole ricchezza grazie all’imposta fissa su ogni centenaro di colorante venduto – chiamata la “Tratta del Gualdo” -. Tali dazi vennero ceduti, insieme al feudo di Castelnuovo a Borso d’Este, da Federico Maria Visconti nel 1443.
Per Carreum Potentia, Mitti Baiotti Audenino
Bibliografia: Italo Cammarata, Castelnuovo tra Este e Sforza, 40 anni di storia nella capitale del gualdo (1443 – 1482), Tortona 2003.