La chiesa della Madonna dei Morti in Marentino – Storia

La datazione

Molto è stato scritto su questa pregevole chiesa romanica, ubicata poco sopra l’abitato di Marentino:

– il Sac. Cav. Antonio Bosio, nel suo libretto Storia dell’Antica Abbazia e del Santuario di Nostra Signora di Vezzolano (1872), riporta:

  • 1307: (Marentino era sotto Chieri) «Decima nelle fini di Marentino […] concessa a […]
  • 1350: Collazione (conferimento, specialmente di beneficio ecclesiastico) […] di Santa Maria […]
  • 1373: Collazione della chiesa di Santa Maria di Marentino […] a D. Ruffino Barberio di Sciolze […]

– L’ing. E. Olivero, nel suo Architettura religiosa preromanica e romanica nell’archidiocesi di Torino (1940), ne colloca la costruzione nel XII sec. inoltrato o inizio XIII;

– Troviamo le stesse indicazioni in Piccola collina torinese di M. Bertello e B. Fioretti (1977), che riprendono quanto riportato dall’Olivero;

– Il prof. Guido Vanetti, nel capitolo La Chiesa cimiteriale di S. Maria “dei morti”, in Chieri e il suo territorio (Ed. Corriere, 1995), ne attribuisce la costruzione al periodo del passaggio di Marentino ai Marchesi del Monferrato (1164);

– Enrico Bassignana, in Marentino (2000?), la descrive, collocandone la costruzione nell’XI sec.

 

Il testo più interessante, però, è quello di Arthur Kingsley Porter: Lombard Architecture (4 voll., 1915-1917). Il Porter scrive della nostra chiesa nel vol. II, alle pagg. 515-16, e fa riferimento a una descrizione pubblicata in Il Piemonte (Anno II, N. 2, 16 gennaio 1904, a firma A.P.), con titolo S. Maria di Marentino. Intitola il paragrafo “Marentino, Cappella di S. Maria ai Monti al Cimitero”. (fig.1)

Foto di Lucy Wallace Porter – Vol. IV – Plate 113, fig. 1.

Afferma poi che la prima menzione di Marentino è del 1164 e quella della chiesa del 1307. Data gli affreschi dell’abside al 1450 «come registrato in una iscrizione». Aggiunge: «Nel 1584 la chiesa godeva ancora del rango di parrocchiale […] In quest’epoca ebbe luogo la ‘barocchizzazione’ dell’edificio.»

Segue la descrizione della chiesa:

  • «Navata unica con un’abside […] interno completamente barocchizzato, e la semi-cupola dell’abside e la parte orientale [nel testo: “eastern portion”] dei muri sono state in gran parte rifatte […] Nella parte orientale della chiesa è stata introdotta una notevole quantità di conci di pietra.»
  • «Il muro a nord è ornato da cornici di archi semplici su mensole, poggiate su lesene, tranne che all’estremità orientale [nel testo: “east end”], dove il muro è stato rifatto nel XIII secolo […]»
  • «La muratura di Marentino è analoga a quella delle parti di S. Simpliciano a Milano costruite nel 1150 circa. Il nostro monumento può quindi essere attribuito circa alla stessa epoca.»

Ho evidenziato “eastern portion” e “east end”: l’Olivero invece afferma erroneamente che «L’americano prof. Porter … [nota che tutto] il muro del fianco nord debba essere stato rifatto sul principio del sec. XIII …».

“Morti” o “Monti”?

Alcuni si sono appigliati all’errore di A.K. Porter per invalidare le sue considerazioni sulla storia di questa chiesa: come può essere affidabile uno studioso che sbaglia il nome dell’oggetto esaminato? Forse ingannato dal panorama? O forse dall’accento piemontese dei suoi accompagnatori? Queste motivazioni sono del tutto inverosimili.

Ho scoperto che l’equivoco della intitolazione “ai Monti” nasce da quanto fu comunicato al Porter dalla Soprintendenza: nell’ Elenco degli edifizi monumentali italiani (1902), a pag. 81, sta scritto testualmente Cappella della Vergine dei Monti, al cimitero (sec. XII). La stessa denominazione si trova nella documentazione prodotta dal Comune di Marentino per chiedere l’iscrizione di questa cappella come monumento nazionale.

Lo stato della chiesa

Informazioni interessanti, a questo proposito, vengono dalle Visite Pastorali.

6 Agosto 1584 – Mons. Angelo Peruzzi:

«[…] la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria […] non si esercita cura d’anime […] soltanto si seppellisce e si celebra talvolta per particolare devozione […] ordinò […] che tutta la chiesa dovesse essere pavimentata […] »

 

11 Maggio1594 – Mons. Carlo Broglia:

«[…] Visitò la Chiesa Parrocchiale […] sotto il titolo di Beata Maria o Nostra Donna […] che è tutta pavimentata […] »

 

29 Settembre 1671 – Mons. Michele Beggiamo:

«[…] visitò l’antica Parrocchiale […] rovinosa, sotto il tetto nudo e rotto, tanto che la pioggia entra in quantità […] »

 

28 Settembre 1750 – Mons. Giambattista Roero di Pralormo:

«[…] in ogni sua parte mal messa … le pareti minacciano rovina […] ordinò che la Chiesa stessa fosse restaurata entro i prossimi due anni, altrimenti fosse distrutta dalle fondamenta, e il suo sito trasformato in Cimitero.»

 

9 Giugno 1774 – Mons. Francesco Lucerna Rorengo di Rorà:

«[…] Questa Chiesa, che ora è considerata Cappella rurale […] recentemente restaurata, è abbastanza decorosa, voltata e intonacata […]»

 

9 Luglio 1837 – Mons. Luigi Fransoni:
«[…] chiesa di antica struttura, è abbastanza decorosa, voltata, intonacata […]»

Documenti della Curia:

Relazioni sullo stato delle Chiese – circa 1750 – a firma don Luca Bruna, parroco di Marentino:

«[…] è a semplice tetto, debitamente riparato, e questa Comunità mi ha assicurato più volte che a proprie spese si sarebbe presto ridotta a soffitto […]»

 

Quindi, a metà del XVIII sec., la chiesa è stata restaurata. Ne troviamo traccia nei Causati del Comune di Marentino, nel periodo 1742 – 1761, con spese di circa 1.100 lire dell’epoca. Tant’è che, nell’Ordinato 13 Agosto 1761 si legge:

«[…] Sindaco e Consiglieri richiedono al Sig. Prevosto di voler benedire […] la Chiesa detta de’ Morti stata di fresco ristaurata […]»

(fig.2)

Guglielmetto Fantini, Pietà e santi, 1450. Marentino, Madonna dei Morti (foto del 1930 ca.)

 

Per Carreum Potentia, Pier Paolo Falcone

 

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