Mario Ludovico Quarini

Mario Quarini nasce a Chieri nel luglio 1736, viene battezzato nella chiesa collegiata nel luglio 1736.

Fu uno dei più importanti architetti della seconda metà del Settecento nel Regno di Sardegna.

La famiglia apparteneva alla piccola nobiltà locale, avendo ottenuto parte dei feudi di Lovencito e Cellarengo. Molti membri della famiglia esercitarono il prestito ad interesse nel secolo XVI.

Non potevano fregiarsi del titolo comitale, ma il fratello Paolo ne abusò e per questo fu condannato dal Senato torinese. Non è stato ancora identificato il palazzo di famiglia, che si trovava vicino alla chiesa di San Filippo.

Il padre Bernardino (morto nel 1769 a 85 anni), longevo e quattro volte sposo, faceva parte della Confraternita del Gesù in San Bernardino.

Il fratello Giorgio fece carriera nel notariato e risiedette a Chieri fino alla morte nel 1806. Il fratello Paolo Francesco fu avvocato a Ivrea.

Ignoriamo come venisse fatto al nostro di diventare architetto: fatto sta che dal 1756 risulta risiedere a Torino per motivi di studio.

Dal 1757 ci è nota al sua collaborazione con Bernardo Vittone per i disegni della Cappella delle Grazie. Frequentò l’Università di Torino per ottenere le patenti di misuratore (una sorta di geometra dell’epoca) e contemporaneamente di architetto: gli esami per tali qualifiche furono da lui sostenuti nel febbraio 1759.

La collaborazione col Vittone durò fino alla morte di questi, nell’ottobre 1770. Alcune fabbriche lasciate incompiute dal maestro furono proseguite dall’allievo. Per esempio l’imponente Abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese, o il Palazzo Civico di Chieri (oggi asilo Sant’Anna).

Nel frattempo Quarini e altri allievi illustrarono i trattati del grande torinese: Quarini ne illustrò ben 26 nel trattato “Istruzioni diverse concernenti l’officio dell’architetto civile” (Lugano 1766).

Al 1772 data il matrimonio con Cristina Clerico, dalla provincia di Cuneo, figlia di un avvocato.

Nel 1773 la prima importante commissione dei Savoia: la illuminazione della strada di Stupinigi per il matrimonio di Maria Teresa di Savoia con il conte d’Artois (futuro re di Francia Carlo X). Intanto, aveva anche delle commissioni chieresi, come quella per il conte Roberto Biscaretti, per il quale l’architetto riplasmò il palazzo di famiglia con un bellissimo atrio a volte planteryane (dall’architetto G. G. Plantery che ne progettò parecchie) e belle sale decorate a stucchi (dei disegni del giardino non si fece nulla). Purtroppo l’edificio fu inopinatamente demolito circa 40 anni orsono ed al suo posto resta lo squarcio denominato piazza Taurinense.

Le esigenze professionali spinsero Quarini ad eleggere Torino a sua dimora stabile, e nel 1773 egli ne ottenne la cittadinanza ufficialmente. Due anni dopo fu erede universale del fratello Paolo.

Ebbe alcuni incarichi per la corte sabauda: eresse il caffè house nel giardino del palazzo-castello di Moncalieri (non più esistente), dove ebbe anche uno scontro con un misuratore durante i lavori.

La sua dimora torinese fu in casa Montegrosso.

Una commissione importantissima venne da Fossano, dove Quarini ricostruì completamente la Cattedrale, salvo il campanile, in forme grandiosamente classiche: dalla facciata con alte colonne agli interni sfarzosi. Con l’occasione anche la comunità locale lo incaricò di riprogettare il palazzo civico. A Cuneo Quarini realizzò il palazzo della famiglia Demaria.

Nel 1785 la sua carriera ebbe un avanzata strabiliante: la nomina ad Architetto civile del Re fu il culmine della sua professione, ma solo tre anni più tardi egli recedeva da tale incarico. I tempi erano difficili o la concorrenza di architetti più graditi alla corte dei Savoia si espresse nel precoce ritiro dalla prestigiosa occasione.

I suoi disegni per la riqualificazione del palazzo reale e per il castello di Torino sono di straordinaria raffinatezza ed ambizione, ma le finanze sabaude a quel tempo non consentirono le spese enormi previste per tali lavori.

Quarini partecipò anche al concorso per il rifacimento della torre civica di Torino, abbattuta e mai più ricostruita (la base si riconosce sul lato destro del Municipio).

Dopo tale data sono più modeste le opere dell’architetto chierese: al 1792 l’elegante ma poco fantasiosa facciata neoclassica per la chiesa di San Bernardino nella città natale, poi alcuni lavori per chiese ed edifici torinesi (perizia per la chiesa di San Martiniano, casa dell’avvocato Borghese nel 1797).

A Torino L’architetto risiedette dal 1788 in casa Montegrosso, vicino alla piazza Carignano. In zona Sassi possedeva una villa, ancora alcuni anni fa denominata “Il Quarino”.

Sappiamo che Paolo Martinez, nipote di Filippo Juvarra, fu suo allievo nello studio nel 1798. Intanto, il Piemonte era entrato in guerra con la Francia rivoluzionaria ed aveva perduto la Savoia. La minaccia del potente vicino incombeva, e nel 1799 e poi nel 1802 fino al 1814 il Piemonte cadde sotto il dominio francese. Proprio in questo periodo Quarini, ormai anziano, ricevette il riconoscimento della pensione con de decreto 26 luglio 1806.

La data di morte è stata a lungo incerta. Di recente alcuni studiosi ne hanno reperito l’atto, fissandola al 18081.

Le sue opere principali dimostrano una grande perizia nel disegno e l’accoglimento della lezione vittoniana, ma reindirizzata a più chiari riferimenti neoclassici (seppur già nel Vittone riconosciamo forti agganci di ripresa degli stilemi del classicismo, di derivazione juvarriana).

Quanto agli eredi, sappiamo che Quarini ebbe un figlio morto in tenera età2, mentre la famiglia di Giorgio proseguì fino alla metà dell’Ottocento, con i nipoti di Giorgio Quarini. Probabilmente Giuseppe Quarini, figlio di un nipote di Giorgio, fu l’ultimo della famiglia, che pare si estinguesse in quel di Alba.

I disegni noti di Quarini sono diverse centinaia, conservati in musei e raccolte varie:

Torino:

-Museo Civico d’arte antica e palazzo madama

-Archivio di Stato

-Archivio Storico della Città, Collezione Simeom

-Accademia delle Scienze

Fossano:

-Archivio Capitolare

-Cassa di Risparmio

Chieri, Archivio Storico Comunale “Filippo Ghirardi”, Archivio dell’ospizio di Carità.

Grugliasco, Parrocchia di San Cassiano

Come capita a molti artisti ed architetti, esistono parecchie notizie infondate su edifici attribuiti a Quarini, che gli studi recenti restituiscono ad altri progettisti: uno fra questi è il magnifico Palazzo Grosso a Riva presso Chieri (oggi Municipio), dove il Quarini pare non c’entri nulla.

1 Si ringraziano Delfina Dall’Acqua e Franco Monetti per la segnalazione.

2 Si ringrazia Delfina Dall’Acqua per la notizia.

Per saperne di più clicca qui:

Duomo di Chieri

San Bernardino

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