1. La discesa di Carlo VIII

Nel 1492, con la morte di Lorenzo De Medici, era crollata la Lega Italica che aveva assicurato la pace nella penisola per 50 anni. La fragilità politica e militare dell’Italia, le sue divisioni interne, la frammentazione dei suoi stati scatenarono le ambizioni espansionistiche dei sovrani europei attratti dalle ricchezze del territorio.
Nel 1494, Carlo VIII di Francia cala in Italia per andare ad occupare il Regno di Napoli sulla base di una rivendicazione dinastica: la nonna paterna è Maria d’Angiò e gli Angioini hanno regnato a Napoli fino al 1442, cioè fino al ritorno degli Aragonesi. Anche Ludovico Sforza detto il Moro, che teme l’alleanza del re di Napoli con Firenze, caldeggia la sua venuta.
Carlo è diventato re a tredici anni, alla morte del padre Luigi XI (1483); fino al 1491 il regno è stato retto dalla sorella maggiore; nello stesso anno ha sposato Anna di Bretagna. A detta dei contemporanei è basso, brutto, sgraziato, balbuziente, sempre malaticcio, volubile (fig.1).
Per la spedizione in Italia la moglie gli ha affidato come cronista il proprio segretario particolare: André de la Vigne, poeta mediocre e storico stimato. A lui si deve il diario dell’impresa Le Vergier d’Honneur: molto preciso e dettagliato, scritto parte in versi (erano di moda i poemi cavallereschi) e parte in prosa.

Il 5 settembre il re entra in Torino, accolto con tutti gli onori dalla duchessa Bianca di Monferrato, vedova di suo cugino Carlo I di Savoia e reggente in nome del figlio Carlo Giovanni Amedeo, di soli sei anni. La duchessa gli dà in prestito i suoi gioielli e, il giorno seguente, lo fa accompagnare a Chieri, per impegnarli presso le casane locali (fig.2) per dodicimila ducati (circa 2.200.000€ in valore nominale). Qui, ben conoscendo il debole del re per il gentil sesso, gli ha fatto preparare un’accoglienza magnifica, con spettacoli e poesie recitate da belle ragazze poco vestite, abbigliate lussuosamente e ingioiellate. Tra queste, racconta Oggero Tommaso, testimone oculare (riportato da Luigi Cibrario; io non sono riuscito a trovarne traccia), Leonetta Tana, con i versi: «O re cristianissimo, risorta gloria di Carlomagno, | noi supplichiamo il sommo Dio che ti manda…»
Al termine delle varie recite e lodi, il Vicario gli consegna le chiavi della città da parte del duca Carlo di Savoia.
Il re è giunto a Chieri con il suo seguito di dignitari e ufficiali e con la scorta della cavalleria. I trentamila uomini della armée de terre (la fanteria, inclusi ottomila mercenari svizzeri) e l’artiglieria, in parte sono già in Val Padana, in parte seguono a distanza; l’armée de mer, salpata da Marsiglia e da Genova, procede ovviamente via mare.

André de la Vigne descrive con entusiasmo il soggiorno chierese, precisando che l’alloggiamento del re «fu stabilito presso uno chiamato messer Jehan de Solier» [Giovanni Solaro – fig.3], che «tutti i suoi signori in belle case furono alloggiati, delle dame prigionieri», dopo aver allontanato i mariti, e che “vi furono molti giochi amorosi». Poi conclude, con nostalgia: «… ma ci restammo solo tre giorni». Evidentemente bisognava trattenere il re e i suoi dignitari per tutto il tempo necessario a mettere assieme la grossa somma di denaro: Bianca non voleva che i suoi gioielli finissero nelle casane di Asti!
L’evento è ricordato in una lapide affissa sulla facciata della casa di via Vittorio Emanuele II all’angolo con via della Pace (fig.4). In alto lo stemma: scudo azzurro con i tre gigli di Francia in oro. Sotto lo stemma è possibile leggere:

« Cy s’herbergea Charles preu Roy des Gaulx
[Qui ha dimorato Carlo, prode re dei Galli]
La datte y fay par lettres numeraulx
[La data si fa da lettere numerali]
Par ces deux vers dessoulz tu peus comprendre
[Da questi due versi di sotto tu puoi comprendere]
Quant Roy lovis son pere y voult descendre
[Quando Re Luigi suo padre volle discendere
(cioè morire; quindi ascesa al trono di Carlo)]»
Le lettere numerali sono le lettere dei numeri romani, indicate in grassetto nella trascrizione: y = i = 1; v = 5; x = 10; l = 50; c = 100; d = 500. La somma dei numeri contenuti nei primi due versi dà 822 + 672 = 1494, ovvero l’anno del passaggio da Chieri di Carlo VIII. La somma dei numeri contenuti nei secondi due versi dà 1270 + 213 = 1483, quindi l’anno della morte di Luigi XI e incoronazione di Carlo VIII.
Dopo tre giorni, cioè il 9 settembre, ottenuto il denaro, Carlo e i suoi signori si rimettono in viaggio verso Asti, passando da Villanova, alla ricerca di altro denaro per finanziare la spedizione. Qui a riceverli non c’è il cugino (poi suo successore) duca d’Orléans, ma Ludovico il Moro con la consorte Beatrice d’Este. La comitiva reale viene ospitata nel castello di Annone; Beatrice, anziché far prostituire le dame astigiane, ha fatto venire ottanta dame da Milano, Alessandria e Asti: naturalmente il re le bacia tutte. Il 7 ottobre Carlo lascia Asti e va a Casale, invitato dalla marchesa Maria Branković, vedova di Bonifacio III Paleologo e cognata di Bianca di Savoia. Anche lei, come Bianca, presta al re i suoi gioielli, di valore analogo.
Il viaggio verso Napoli prosegue, non privo di difficoltà: Pavia, Piacenza, Fornovo, Pontremoli, Pisa (9 novembre), Firenze, Roma (31 dicembre). Entrerà a Napoli, con i suoi cavalieri, il 22 febbraio 1495, portandovi il cosiddetto mal francese.
2. Il ritorno di Carlo VIII

Anche il viaggio di ritorno verso la Francia è ben descritto dal cronista André de la Vigne. Si tenga presente che tutta la sua narrazione trova riscontro, nei tratti salienti, negli scritti di altri storici dell’epoca o di poco successivi. Ne ricordo alcuni: Marin Sanudo in La spedizione di Carlo VIII in Italia; Francesco Guicciardini in Storia d’Italia, vol. I; Pierre Desrey in Les grandes croniques; Philippe de Commines in Les mémoires de messire Philippe de Commines (diplomatico al seguito di Carlo VIII in Italia – fig.5); Théodore Godefroy in Histoire de Charles VIII Roy de France et des choses mémorables.
Il 12 maggio 1495 ha luogo la cerimonia ufficiosa di incoronazione di Carlo VIII a re di Napoli. Il 20 maggio Carlo parte da Napoli, fidandosi della promessa degli ambasciatori veneziani che nessuno avrebbe attaccato i Francesi se non si fossero presentati come nemici. Lascia al suo luogotenente generale Montpensier, nominato viceré, quasi metà dell’esercito e parte verso il nord.

Intanto, però, il 6 aprile Ludovico il Moro ha inviato alcune truppe ad intimare al duca d’Orléans di lasciare Asti; ma questi non si è piegato, per non compromettere il passaggio verso la Francia del re. Non solo: dopo aver ricevuto rinforzi, è partito all’attacco di Novara, importante città del Ducato di Milano, e l’ha conquistata contravvenendo agli ordini di Carlo VIII, tesi ad evitare le ostilità. Ormai la tregua è rotta: il 5 luglio le truppe francesi hanno appena superato Fornovo, avanzando in direzione di Parma (fig.6). Carlo VIII cerca ancora di negoziare la possibilità di passare senza combattere, ma inutilmente. Il 6 mattina la battaglia ha inizio: molti cavalieri della Lega (Venezia, Ducato di Milano, Stato Pontificio e Spagna) si precipitano verso il convoglio delle salmerie francesi per impadronirsi del bottino, poi fuggono per spartirselo.
La battaglia di Fornovo finisce senza una vera sconfitta; ma, con la perdita di tutto il bottino portato via da Napoli, svanisce la possibilità di rimborsare i debiti contratti all’andata. Un vero disastro per le casane chieresi e astigiane.
Carlo VIII sta una dozzina di giorni ad Asti; poi giunge a Chieri la sera del 27 luglio 1495 e vi rimane tre giorni, ancora ospite di casa Solaro. Qui, una sera, racconta sempre il cronista, compare davanti al re e ai suoi dignitari la figlia del padrone di casa – successivamente identificata da altri autori come Margherita Solaro, di dodici anni – che recita «a memoria, con i più bei gesti del mondo […] senza tossire […]» un discorso-panegirico in suo onore; discorso che, nel manoscritto del cronista, occupa ben centosettantun righe! Impensabile che il de la Vigne abbia potuto trascriverlo mentre veniva recitato “a memoria”. Immagino che abbia convinto l’autore – forse lo stesso Jehan de Solier, padre della ragazza prodigio che l’aveva imparato a memoria – a dargli il testo scritto, o almeno a lasciarglielo copiare. Oppure lo ha scritto lui stesso e lo ha dato alla ragazzina!
Nei mesi successivi (partirà da Torino, per far ritorno in Francia, il 23 ottobre) Carlo VIII viaggia continuamente tra Torino e Chieri, con brevi puntate a Moncalieri e Trino e una permanenza di un mese a Vercelli. Torna a Chieri una decina di volte, per trascorrervi complessivamente oltre venti giorni. Attirato dalla suddetta Margherita? Il de la Vigne non lo dice. Ma pochi anni dopo P. Desrey pubblica un libro in cui riporta a stampa il manoscritto del de la Vigne. In una nota aggiunge: «Sembra che una delle cause del lungo soggiorno che il Re fece a Chieri o nei dintorni, fosse la passione che aveva concepito per Jeanne de Soliers, che gli aveva dedicato un bel discorso al suo arrivo in questa città». Al di là del nome (Margherita o Jeanne? Ma Jean era il padre!), il Desrey ha certamente parlato col de la Vigne, facendosi dire chi fosse la fanciulla in questione.

Oltre alla lapide già citata, a Chieri sono rimaste altre tracce del primo arrivo di Carlo VIII nel 1494: sono state lasciate da un suo cavaliere, ammalatosi e morto qui, dopo aver fatto regolare testamento. Era stato sepolto in S. Domenico, ai piedi della colonna con l’immagine della Madonna del Latte; col rifacimento del pavimento (1897), tutto è stato cancellato. Ma la pietra tombale, vista e descritta da P. Angelico Guarienti O.P., dovrebbe ancora trovarsi in qualche posto. Tra i beneficiari del testamento, conservato presso l’Archivio di Stato di Torino, figurano la chiesa di S. Domenico e il Duomo. Ed è proprio nell’archivio storico di quest’ultimo che si trova una bella pergamena del 1494 (figg. 7-8: a lato il rotolo; sotto la scritta all’esterno dello stesso con la relativa traduzione): nella prima parte riporta le disposizioni testamentarie a favore delle due chiese, nella seconda la loro esecuzione: «Donazione del Signor Claudio Bastardo armigero, che donò un cavallo al
capitolo [del Duomo], il quale cavallo fu venduto per 50 soldi d’oro, il cui prezzo doveva essere destinato ad un fondo con il vincolo di celebrare messe per la sua anima».
Per una trattazione completa delle vicende qui riassunte, con la descrizione dei personaggi ad esse collegati, una ricca bibliografia e la riproduzione dei documenti dell’epoca, si veda Un re di Francia a Chieri: Carlo VIII.
Per Carreum Potentia, Pier Paolo Falcone
Bibliografia:
P.P. Falcone, Un re di Francia a Chieri: Carlo VIII, Chieri gennaio 2024.