Chieri industriale – 2ª parte

Fabbrica di tessuti Fratelli Fasano (1885/90, 1902, 1907, 1908)

Nel 1885 i fratelli Francesco e Felice Fasano acquistano un terreno a porta Torino per la loro tessitura. Servirà qualche anno per costruire l’esteso complesso, che include una sede padronale a tre piani, con auliche decorazioni rinascimentali, elaborate inferriate, scenografica facciata dal motto «Labor» e cancellata con monogramma familiare; un più semplice fabbricato a due piani, con lievi fasce verticali bugnate e aperture incorniciate, per scuderia e magazzino; una grande manica a due piani con ricercati profili in cotto, per i telai. La struttura è ampliata nel 1902, allungando la manica esistente e realizzando, forse, la ciminiera visibile nelle pubblicità della ditta, e nel 1908. Oggi è parte in disuso e parte magazzino tessile.

Nel 1907 si realizza lo stabilimento con strutture in ferro per i telai meccanici, i primi di Chieri, con energia prodotta da gruppi autogeni, del quale rimangono oggi solo la grande ciminiera in mattoni (45 metri di altezza) e la facciata. È il più bel pezzo Liberty della città, caratterizzato da raffinate decorazioni graffite, con la ciminiera incombente sulla fronte, che conferiva al tutto un singolare aspetto “parlante”. Nel 1928 la fabbrica passa alla famiglia Vergnano, che modifica i sei monogrammi frontali e la scritta decorativa. Un recente intervento ha demolito la fabbrica, inserendo la facciata in un centro commerciale, eliminato gli infissi originali e restaurato in modo assai pesante quanto ancora resisteva.

Fonti: P. Cavallero, A. Cerrato, Chieri città del tessile, Torino, 1996, pp. 98-101.

 

Macello civico (1896)

La costruzione è solida e di grande qualità, realizzata in muratura intonacata con lesene e cornici in cotto raffinate e di qualche pretesa architettonica; le invenzioni delle inferriate dei cancelli e delle due pensiline frontali già si avvicinano al gusto Liberty; la facciata della struttura centrale presenta un bel motivo a oculi ripreso sui fianchi. Due ingegneri con studio a Torino ne danno i disegni: Fantini, assai attivo a Chieri e progettista dell’ospedale Martini (1912), e Marchesi, co-fondatore della FIAT e primo presidente dell’ente radiofonico italiano (1924); Giuseppe Velati Bellini, uno dei protagonisti assoluti del Liberty torinese, dirige i lavori di costruzione, e proprio per Marchesi realizzerà i prospetti dei garage FIAT in corso Dante (1914).

Fonti: L’ingegneria sanitaria, 2/1897.

 

Tiro a segno nazionale (1904)

L’opportunità di sostituire i richiami obbligatori alle armi, con esercitazioni in sedi affiliate alla Società Nazionale di Tiro a segno, è giudicata importante a Chieri: i richiami annuali costituivano un danno non indifferente per l’imprenditoria familiare.

Il Municipio realizza così un’apposita sede, su progetti del Genio militare torinese, firmati dal geometra Bernasconi, inaugurata il 2 ottobre 1904 alla presenza del duca d’Aosta.

L’edificio che precede il poligono è una sorta di porta urbana, con massicci bugnati e cimasa classicista, ma gli stemmi e gli emblemi ingigantiti a fini decorativi, la libera organizzazione delle mensole e del fregio a medaglioni, le semplici invenzioni delle inferriate, ne fanno uno dei pochi episodi Liberty della città. All’interno una lapide con ritratto bronzeo in medaglia, opera di Casimiro Debiaggi (1910), ricorda il primo presidente Cesare Ferrati.

Fonti: Archivio Storico Comunale di Chieri, Cronache Chieresi, 39-47/1972.

 

Tintoria Caselli (1906)

piazza Trieste n. 4 e area parcheggio “Caselli”

Nel 1895 Vincenzo Caselli, figlio di un abile stampatore tessile chierese, acquista un fabbricato rurale nell’antica piazza della legna e nel 1906 lo trasforma totalmente, costruendo una palazzina per abitazione e uffici collegata a una grande struttura adibita a tintoria. L’azienda darà lavoro a centinaia di operai divenendo la più importante del genere in città, nel 1925 acquisirà anche la tintoria di Domenico e Vittorio Olivero in regione Mangolina, interessante fabbricato del 1905 oggi abbandonato e inagibile. Altri ampliamenti risalgono al 1934 e 1950. L’azienda ha chiuso nel 1965, i suoi edifici sono ora utilizzati a fini commerciali e artigianali.

La palazzina, dalla complessa volumetria, è in muratura intonacata e cornici in cotto, ad eccezione del prospetto su piazza Trieste, che presenta un basamento bugnato e finestre incorniciate; nella parte industriale, caratterizzata da un avancorpo con timpano portainsegna e sei maniche a capanna affiancate, le cornici laterizie hanno modanature più raffinate, con lesene di derivazione tuscanica e uso di mattoni sagomati. In un giardinetto attiguo vi è un busto bronzeo del Cav. Vincenzo Caselli (1926), tarda ma notevole opera verista di Giacomo Buzzi Reschini, scultore di Viggiù assai attivo a Chieri, autore del monumento ai caduti in piazza duomo.

Fonti: P. Cavallero, A. Cerrato, Chieri città del tessile, Torino, 1996, pp. 90-91.

Per Carreum Potentia, Filippo Morgantini

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