Avvertenza – Il testo che segue è stato scritto in 10 secondi da NotebookLM che ha utilizzato il materiale multimediale da me presentato il 5 febbraio al corso “Chieri da conoscere 2026” di Carreum Potentia. Sul sito della StArt Gallery potete vedere 116 diapositive (foto e testi) all’indirizzo https://www.startgallerychieri.it/dai-piccoli-ospedali-allospedale-maggiore-di-chieri-ferruccio-ferrua/ .
Il sistema ospedaliero di Chieri, sviluppatosi tra il Basso Medioevo e la prima metà del Cinquecento, rappresenta un esempio straordinario di come la società medievale gestisse l’assistenza ai più deboli. In quel periodo, il termine ospedale aveva un’accezione molto più ampia di quella moderna: non era solo un luogo di cura medica, ma una struttura destinata a ospitare, assistere e nutrire pellegrini, poveri, anziani e malati.
Le origini e il ruolo del pellegrinaggio
Chieri divenne tra il XII e il XIII secolo un centro politico e mercatale di primaria importanza, con una popolazione che raggiunse i 10.000 abitanti. Questa crescita demografica portò con sé un aumento delle disuguaglianze e della povertà. Situata strategicamente lungo la via Francigena-Romea, la città era un punto di passaggio obbligato per i flussi devozionali diretti verso Roma o Santiago de Compostela. I pellegrini del Trecento, riconoscibili dal lungo mantello (schiavina), dal cappello a tesa larga e dal bordone (il bastone), trovavano a Chieri una rete fitta di accoglienza. Gli Statuti Civili del 1313 riflettevano questo impegno, imponendo che a viandanti e pellegrini venissero venduti vino e granaglie a “giusta misura” e allo stesso prezzo dei cittadini, con pesanti multe per i trasgressori.
La rete dei piccoli ospedali cittadini
L’assistenza a Chieri non era un compito dell’autorità civile, ma veniva gestita da privati, confraternite o ordini religiosi ospitalieri. La città era costellata di strutture modeste, spesso dotate di poche stanze e una cappella, situate prevalentemente fuori dalla prima cerchia di mura del XII secolo.

L’Ospedale Nuovo (Hospitale Novum) è il più antico documentato, citato già nel 1253. Nel 1269 era gestito da una comunità religiosa che includeva dei “conversi” (laici entrati in età adulta) e una confraternita che si occupava di distribuire grano, vino e mantelli (mantilia) ai poveri.
San Leonardo (poi Santa Croce) fu fondato dai Templari nel XII secolo, passò nel 1313 ai Gerosolimitani (Cavalieri di Malta) dopo la soppressione dell’ordine cavalleresco. Il precettore Tommaso Ulitoto ricostruì interamente la struttura nel 1410. All’interno della sua cappella, preziosi affreschi del XV secolo raffiguranti la passione di Gesù offrivano conforto spirituale ai cristiani sofferenti.
Sant’Antonio era gestito dai Canonici Regolari di Sant’Antonio di Vienne, era celebre per la cura dell’ergotismo (noto come “Fuoco di Sant’Antonio”) tramite l’applicazione di grasso di suino. La struttura godeva del privilegio di lasciar circolare liberamente i propri maiali per le vie cittadine. Nel 1584, si documenta che l’ospedale accoglieva esclusivamente pellegrini diretti a San Giacomo in Galizia, offrendo loro vitto e alloggio per un solo giorno.
San Lorenzo dei Crociferi fu fondato nel 1278 dall’imprenditore edile Giacomo Faleri e sua moglie Frixia presso la porta del Moleto. La gestione passò in seguito ai Crociferi, che seguivano la regola di Sant’Agostino. Documenti del 1413 testimoniano una vita comunitaria vivace, con la presenza di religiose come “domina Iacobina” che lavoravano nella struttura.
Ospedale dell’Annunziata (già dei Gribaudi) fu fondato da Enrico Gribaudi e sua moglie Ansulita nel 1278 per il “rimedio delle proprie anime”. Sotto la guida del canonico Enrico Rampart nel XV secolo, l’ospedale visse una stagione di rinnovamento: furono acquistati nuovi letti, biancheria e costruiti un forno e uno stabulo per i maiali. I registri di spesa del periodo mostrano pagamenti a medici (come tale Francischino) e l’acquisto di sciroppi e droghe per gli infermi.

Scienza medica e pratiche di cura
Nonostante il forte carattere devozionale, a Chieri non mancava una base scientifica. Già nel 1311, la città possedeva una biblioteca medica presso la chiesa di Sant’Andrea che includeva il celebre Canone della medicina di Avicenna, oltre a opere di Galeno e Aristotele. Secoli dopo, la biblioteca dell’Ospedale Maggiore si sarebbe arricchita di trattati di farmacopea e botanica, come le xilografie di piante di Andrea Mattioli e la “Farmacopea Universale” di Niccolò Lemery.
La riforma del XVI secolo
Il sistema dei piccoli ospedali entrò in crisi verso la metà del Cinquecento a causa di cattive gestioni amministrative. Un’inchiesta del 1550 rivelò che l’ospedale di Santa Croce non distribuiva elemosine né ospitava malati da dodici anni, nonostante continuasse a percepire sussidi comunali. In risposta, il re di Francia Enrico II, allora signore di Chieri, emanò nel 1551 un decreto per accorpare quasi tutti gli ospedali minori e le confraternite in un’unica grande istituzione: l’Ospedale Maggiore di Santa Maria della Scala.
Questa decisione mirava a ottimizzare le rendite e a finanziare le opere di fortificazione della città. Strutture gloriose come San Lorenzo furono demolite e i loro mattoni riutilizzati per le mura cittadine, segnando la fine di un’era e l’inizio di una gestione centralizzata della sanità chierese.
A metà del XVII secolo, l’Ospedale Maggiore era una struttura imponente, dotata di cappella, sacrestie, ampi inventari di biancheria (75 lenzuola e 28 coperte nel 1454) e oggetti di pregio come una custodia d’argento dorato per il Corpus Domini.
Per Carreum Potentia, Ferruccio Ferrua