Dai ricordi di una figlia

Foto: Viulin sul carro di san Giuliano e Santa Basilissa in piazza Duomo.

Si chiamava Carlo Ronco ma per i chieresi era “Carlo Violin” in virtù della tradizione, tutta chierese, di dare uno stranom alle famiglie che, da sempre, avevano le loro radici a Chieri. L’antico ceppo chierese dei Violin (pronunciato “Viulin”) risale, secondo una ricerca effettuata presso i registri dell’archivio del Duomo, a Domenico De Ronchis residente in Chieri e che prese in moglie tale Margharita Cassula da Viale d’Asti. Il cognome subì poi alcune modifiche e, passando attraverso Roncho, arrivò all’attuale Ronco.

Carlo Violin ci ha lasciato nel 2005 all’età di 79 anni, e con lui se n’è andata una preziosa parte di ricordi e memorie di quelle che erano le tradizioni, i personaggi tipici, i luoghi, i modi di essere e di dire del dialetto chierese, che ormai si sta perdendo nelle nebbie di un passato non troppo lontano ma non abbastanza vicino da essere ricordato dalle nuove generazioni che hanno imparato solo l’italiano.

I Violin erano una grande famiglia di orticoltori, all’inizio del ‘900 erano i più famosi produttori del “cardo di Chieri” che, impagliato in cassette di legno, veniva spedito come dono natalizio, in molte parti d’Italia dagli industriali chieresi. Ma già alla metà del ‘700 avevano acquistato la casa della porta Albussano (attuale residenza degli ultimi discendenti), da un mercante ebreo di nome Sacerdote, con gli orti annessi nei quali venivano coltivate verdure e primizie che poi facevano bella mostra di sé nel banco di Piazza delle Erbe (l’attuale piazza Umberto). Nei due secoli successivi i Violin acquistarono orti e vigne divenendo anche produttori del noto Freisa di Chieri che veniva “esportato” con biroch (calesse) e cavalli ad Asti e Torino.

Carlo Violin, come discendente di questa antica famiglia, aveva una memoria del passato che andava molto indietro nel tempo, e quando apriva il cassetto dei “mi ricordo” apparivano all’ascoltatore, vividi nella ricchezza dei dettagli, “la lesa”, la via Albussano, dalla Chiesa della Pace fino al a quella che ora è la rotonda di Via Montessori e oltre, che veniva allestita come pista ghiacciata per la gara degli slittini, e magari tirava fuori uno dei vecchi slittini per fartelo vedere, il mondo dell’agricoltura con le sue tradizioni e caratteristiche, la Chieri cinta dalla corona di orti e i personaggi tipici.

Molti lo conoscevano però, anche per la sua partecipazione alla “Vijà’” rievocazione delle serate delle famiglie contadine, con canti, racconti e la recitazione degli Stranot, un’altra tipica tradizione chierese in cui dall’alto di un carro “Saot an sel cher” venivano recitati pungenti libelli in rima diretti ad autorità, prese in giro dei potenti o, ancora, messe in luce di magagne che i chieresi ritenevano da risolvere; recitazione in cui, Carlo Violin, era maestro e che aveva contribuito a recuperare dalle memorie del passato.

Il suo amore per Chieri e per la sua storia, le sue ricchezze e la profondità della sua tradizione sono rimaste nella memoria di coloro che lo hanno conosciuto e che speriamo conserveranno nella memoria.

Per Carreum Potentia, Rosanna Perilongo

Tratto dai ricordi dell’amica Margherita, figlia di Carlin, mancata qualche anno fa.

 

 

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