Non risulta che a suo tempo (10 novembre 1990) abbia suscitato particolare eco negli ambienti culturali chieresi la notizia pubblicata dal mensile “Centotorri” della scoperta di un ciclo di dipinti ottocenteschi sulla volta di una antica villa della collina chierese :
«Non è una scoperta artistica di valore assoluto – scriveva il periodico – ma certo contribuisce ad arricchire la conoscenza di alcuni scorci di Chieri a metà del secolo scorso. Dal soffitto di un elegante salone di Cascina Mens, a Superghetta, ecco spuntare, in eccellente stato di conservazione e nella freschezza dei loro colori, quattro affreschi raffiguranti altrettanti scorci di una Chieri databile a poco prima della metà dell’Ottocento…»
Uno di tali scorci (fig.1) raffigura l’odierna piazza Mazzini, con la facciata della chiesa di San Guglielmo e quella dell’antico palazzo municipale, oggi trasformato in edificio scolastico. Un altro pittoresco scorcio (fig. 2) ha per oggetto le chiese di San Bernardino e di San Giorgio sullo sfondo, viste dal muro di cinta (oggi scomparso) del convento di Sant’Antonio e dall’attiguo vicolo Robbio, che nell’Ottocento era usato dai fabbricanti di corde, cosa documentata dalla ruota, strumento indispensabile per l’esercizio di quel mestiere, che vi è raffigurata. Segue la maestosa facciata gotica del Duomo (fig. 3), caratterizzata dal colore rossiccio dei laterizi che ne costituiscono il materiale edilizio quasi esclusivo e, infine, l’ultimo tratto della strada che sale a San Giorgio (fig.4), con l’imponente abside gotica della chiesa, la parte culminante del fantasioso campanile barocco e, in primo piano, l’ultimo tratto dell’odierna via Giacomo Nel.




Come dicevamo, non risulta che nel novembre del 1990 la scoperta di quest’opera sia stata accompagnata da particolari reazioni. Eppure, anche a prescindere dal contenuto, la sua qualità artistica, tutt’altro che trascurabile, avrebbe dovuto suscitare il desiderio di conoscerne almeno l’autore. Invece niente.
Passò il tempo e di quei dipinti non si parlò più. Fino al 2017, quando avvenne un episodio imprevisto. Alcune associazioni chieresi (la Compagnia della Chiocciola, la Carreum Potentia, l’Associazione Giuseppe Avezzana e il Rotary Club) e un gruppo di privati cittadini (Claudio Martano, Manuela Olia, Maurizio Sicchiero, Margherita Ronco, Beppe Ronco e Bruno Masera) formarono una specie di “cordata” per acquistare da una galleria d’arte di Roma e donare al Comune quattro quadri, essi pure con vedute di Chieri, del pittore chierese Alberto Maso Gilli (1840-1894). Quadri che poi, insieme ad altre opere dell’artista già presenti in città, vennero esposti all’interno del complesso di San Filippo, in una sala facente parte della appena istituita StArt Gallery con il sottinteso obiettivo di farne il primo nucleo di una futura pinacoteca cittadina. Questi i soggetti dei quadri (che in basso a sinistra recano la firma – Gilli – dell’autore: 1) Il Duomo di Chieri. (Olio su lastra di metallo di cm 23 x 30). 2) Porta Torino a Chieri. (Olio su lastra di metallo di cm 30 x 23). 3) Scorcio di Chieri con la chiesa di San Giorgio vista dalla parte dell’abside gotica e con sullo sfondo la cerchia delle Alpi piemontesi. (Olio su tela di cm 79 x 100). 4) Scorcio di Chieri con le chiese di S. Bernardino e S. Giorgio. (Olio su lastra di metallo di cm 23 x 30).
Dicevamo che l’arrivo a Chieri di queste quattro opere del Gilli richiamarono l’attenzione anche sugli affreschi della Cascina Mens, e per due motivi: prima di tutto perché lo stile è lo stesso. Poi perché due dei quattro quadri giunti da Roma, e precisamente quello raffigurante la facciata del Duomo e quello con in primo piano il muro di cinta del convento di Sant’Antonio e sullo sfondo le chiese di San Bernardino e San Giorgio, sono identici a due dei quattro soggetti del dipinto della Cascina Mens, tanto da sembrarne la copia.
A questo punto era inevitabile che i proprietari della Cascina Mens, cioè la signora Elisabetta Lancellotti e il generale Ruggero D’Osualdo, e con loro i Chieresi che si interessano al patrimonio artistico della città, si ponessero una serie di domande, prima fra tutte: visto che i quadri recano la firma dell’autore, Gilli, ma i dipinti della Cascina no, questi si possono considerare opera dello stesso autore o sono una copia, sia pure eseguita da un buon pennello? E se lo sono, come mai Gilli ha firmato i quadri e non gli affreschi? E, sempre in caso di risposta affermativa, vengono prima i quadri o gli affreschi della villa Mens? In assenza di qualsiasi testimonianza scritta, è difficile, anzi impossibile rispondere a queste domande. La signora Lancellotti e il generale D’Osualdo, e con loro i Chieresi, devono accontentarsi del fatto che i dipinti ci sono.
Ma è possibile porsi una ulteriore domanda: considerato che solo due dei quattro dipinti della Cascina Mens corrispondono ad altrettanti quadri di Alberto Maso Gilli tornati a Chieri, è possibile che da qualche parte esistano altri due quadri raffiguranti gli altri due soggetti? La risposta non può essere che affermativa: è possibile. Ma ne saremo sicuri solo il giorno che usciranno fuori. Allora Chieri li potrà acquistare e collocare insieme agli altri due.
Per Carreum Potentia, Antonio Mignozzetti