Era il 1990. Ero seduto al tavolo dell’Archivio del Duomo ad ascoltare dalla viva voce del Cav. Giovanni Vergnano, sacrestano del Duomo, la cronaca di quella mattina in cui capì che all’interno del Duomo era successo qualcosa, non riuscendo ad aprire come tutte le mattine la porta laterale. Poi ascoltai dalla viva voce del Comm. Secondo Caselle l’incredulità, l’amarezza, il dolore per una perdita così grande non solo per Chieri, ma per tutto il mondo dell’Arte. Fu come prendere in consegna quella ferita e la speranza di poter rivedere un giorno quelle opere meravigliose. Appresi così più dettagliatamente, in un giorno di settembre del 1990, cosa era successo e cosa avevamo perduto in quel lontano 12 luglio 1973: il Tesoro del nostro Duomo.
Tornando a casa si instillò la speranza, mai assopita, che un giorno lo si potesse ritrovare. Era già successo nel 1974, nel 1975 e poi per l’ultima volta nel 1981: i Carabinieri avevano individuato, recuperato e riportato alcuni preziosi reliquiari, parte del Tesoro. Speravamo che potesse ancora succedere. Ed è così che abbiamo accolto con emozione la grande, bellissima notizia: “Chieri, 16 maggio 2026 ore 12.00 Restituzione all’Arcidiocesi di Torino di due reliquiari del Tesoro del Duomo di Chieri a cura del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino”. Due dei pezzi più raffinati del Tesoro tornavano sotto le volte del nostro Duomo, dopo quasi cinquantatré anni!

La statua reliquiario di San Giuliano (foto 1) commissionata dai Valimberti forse nei primi anni del Cinquecento e la statua reliquiario della Madonna col Bambino (foto 2)

commissionata dal munifico Canonico Enrico Rampart nel 1492, entrambe in argento. Emozione e commozione. Poco prima dell’inizio della conferenza stampa ho acceso la luce che illumina la tomba del Canonico Rampart nella Cappella dei Tabussi: un gesto di attenzione verso questo generoso canonico, uomo chiave, essendo nato a Lovanio, dei rapporti con pittori e orafi operanti nelle Fiandre e anche del loro arrivo a Chieri.
La riconsegna di questi due capolavori


(foto 3-4) ha aperto una finestra su quello che doveva essere Chieri sul finire del Quattrocento; ci sarà modo di parlarne. Ma questi sono i giorni dell’emozione, dello stupore nell’ammirare questi due capolavori che la mia generazione, e non solo la mia, ha visto solo stampati sui libri. Questi sono i giorni in cui pensare a cosa provò l’allora sindaco Secondo Caselle nel portare queste due opere alla Mostra internazionale dell’Arte fiamminga a Bruxelles, negli anni 1952-1953 e poi nel vederle sottratte. Sono i giorni in cui chiedersi se i due capolavori hanno bisogno di delicata manutenzione. Sono i giorni in cui si ventilano nuovi studi. Sono anche i giorni della speranza di poter ritrovare il resto del Tesoro. Ma sono soprattutto i giorni della gratitudine verso i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino che in stretta collaborazione con la Procura di Torino hanno riportato sotto le volte del nostro Duomo questi due capolavori fiamminghi e ce li hanno riconsegnati, meglio: dopo il loro impegnativo, costante e professionale lavoro ce li hanno affidati.
Per Carreum Potentia, Roberto Toffanello