Anche quest’anno, l’11 di febbraio, la chiesa di San Filippo si è aperta nella luce dei lampadari e nel calore dei fiori per guidare i fedeli verso la cappella che ricorda e ricostruisce l’apparizione della Madonna a Bernadette, nella grotta di Massabielle, a Lourdes. Avviene ogni anno, dal 1908, quando fu inaugurata la cappella con l’altare progettato dall’architetto G. Massaglia; nel 1978 durante le celebrazioni per il 70° venne apposta la lapide che ricorda benefattrici e benefattori insigni (fig.1). Tra gli altri i nomi di Anna e Ottavio Martano.

Ma è la ricorrenza del centenario, nel 2008, ad avere in serbo una rivelazione: Federico “Beby” Martano condivide tramite il “Corriere” quello che lui stesso aveva appreso da poco. La nonna, Anna Sette in Martano abitante nella casa adiacente alla chiesa dove gestivano una panetteria incontra la malattia, «Era gravemente malata alle gambe, si parlava di amputazione: ma aveva i bambini piccoli, era disperata. Di qui il voto all’Immacolata di far erigere una cappella in suo onore se si fosse salvata». Poté sciogliere il voto offrendo una parte della sua casa, affiancata all’edificio di San Filippo, per la costruzione della cappella: pose una sola condizione, che si lasciasse una minuscola finestra in modo da poterne vedere da casa l’interno.

Quindi la cappella nasce come un ex-voto (fig.2), per testimoniare la fede riposta nell’intervento salvifico della Madonna, non soltanto per riproporre ai fedeli l’iconografia di Lourdes nella scena dell’apparizione. Sono direttamente correlati a questa storia di devozione due quadretti votivi che l’attenzione di Roberto Toffanello mi ha permesso di riportare, insieme ad Antonio Mignozzetti, a una luce consona. Luce consona in due sensi: l’attuale collocazione è piuttosto defilata, non facilmente identificabile anche nelle occasioni di apertura e illuminazione della chiesa. Ma, soprattutto, i due ex-voto sono dedicati proprio alla Madonna Immacolata di Lourdes.

Il primo quadretto (fig.3) purtroppo non è in condizioni ottimali di conservazione, ma certamente meriterebbe una qualche forma di attenzione conservativa, se non si vuole parlare di restauro: fa riferimento a una grazia ricevuta da Demarchi Teresa nel 1910, quindi a due anni dall’inaugurazione della cappella. La pittura è opacizzata, ma la scena proposta con buona mano ci riporta a una malattia, a una degenza in casa non infrequente in quegli anni, a un consulto con un personaggio (il medico?) caratterizzato dai baffi a manubrio. In alto a destra veglia l’Immacolata, ai suoi piedi la corona di fiori.

Il secondo ex-voto (fig.4) è in condizioni decisamente migliori e richiama direttamente la grotta. Datato 1945, reca sul retro il nome Carlo Boero: la scena è semplice e intima, non sappiamo nulla della motivazione, della grazia ricevuta, vediamo solo una mamma assorta e un bambino che sembra indicare la direzione dell’invocazione, la Madonna risplendente sul fondo grigio della pietra.
È naturale pensare allo scenario ricomposto: i due quadretti votivi restaurati e riportati alla visibilità accanto alla grotta, dove tutto concordemente richiami la grazia ricevuta.
Per Carreum Potentia, Roberto Destefanis