
A seguito della trattazione sulle fibre tessili naturali, vegetali e animali, in questa puntata accenneremo, per completezza, ad alcune notizie sulle fibre di origine artificiale.
Cenni storici
Il principio di ottenimento di fibre tessili artificiali con sistemi simili a quelli animali (trafilando soluzioni vischiose attraverso un foro capillare), venne enunciato dall’inglese Robert Hooke (Micrographia, 1664) e per i due secoli successivi, apparecchiature adatte a tale scopo furono costruite con scarso risultato pratico. Verso la metà del XIX secolo, la produzione industriale si fa risalire al 1884, anno in cui il conte Hilaire de Chardonnet produsse un primo filato estrudendo una soluzione di nitrocellulosa e facendo coagulare il filamento ottenuto con aria calda. Seguirono le fibre artificiali proteiche e infine quelle sintetiche.
Fibre artificiali proteiche
Le proteine di origine animale o vegetale, sono state oggetto di studio ed interesse industriale dopo l’apparizione del Lanital nel 1936. Per ottenere questo filato, secondo il processo Ferretti, si parte dalla caseina, la proteina del latte; per aumentarne la resistenza si effettua, dopo la filatura, il trattamento con formaldeide, una sostanza che lega stabilmente le catene proteiche fra loro contrapponendosi al rigonfiamento in acqua. Oltre alla caseina del latte, si prestano alla produzione di fibre artificiali proteiche anche quelle prodotte dai semi di alcune piante come soia, arachide, ricino, cotone, canapa e granoturco.
Fibre tessili sintetiche
A differenza di quanto visto precedentemente, i tessuti di questo tipo sono costituiti da fibre chimiche, che si distinguono da quelle artificiali per il fatto che le operazioni di produzione partono da sostanze con struttura semplice (monomeri), che per reazioni ripetitive (polimerizzazione o policondensazione) si uniscono formando lunghe catene di macromolecole a struttura lineare analoga a quella della cellulosa e delle proteine; che sono i materiali costituenti le fibre naturali e artificiali. Apparse da oltre novant’anni, ormai hanno superato la produzione delle fibre naturali, oggi sono tre i tipi più diffusi: le poliestere, le poliammidiche e le acriliche.
Altre fibre sintetiche sono le Aramidiche (Kevlar e Nomex), Clorovinile, Mono acrilico, Neoprene, Poliammidi (nylon), Poliestere, Polietilene. La produzione mondiale di questi materiali è tuttora concentrata per l’80% negli USA, Giappone ed Europa, prevalentemente in Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia.
Per l’impiego tessile vengono scelti quei polimeri che, dopo la filatura, permettono di creare prodotti che hanno le caratteristiche peculiari richieste a una fibra tessile: elevata tenacità, poca deformabilità, elevato recupero elastico e resistenza termica, inoltre differiscono da quelle naturali per idrorepellenza, inattaccabilità chimica e biologica, resistenza all’usura. Il primo impiego delle fibre sintetiche è stato quello per la produzione delle calze da donna (poliammidi), dopodiché si è assistito ad un continuo e incessante sviluppo sia nel settore dell’abbigliamento che dell’arredamento fino agli impieghi tecnici.
Per quanto riguarda l’abbigliamento, le fibre sintetiche hanno un massiccio impiego sia allo stato puro sia in mischia con fibre naturali e artificiali; dalle sintetiche si cerca di sfruttare al massimo quelle particolari caratteristiche che sono ad esempio:
per le poliammidi la capacità di recupero delle deformazioni (resilienza), importante per calzetterie, corsetterie, tappeti, nonché la capacità di essere trasformato in filo e tessuto elasticizzato;
per le poliesteri la grande tenacità e l’idoneità ad essere trasformate in filati e tessuti voluminizzati ad alto potere coprente e coibente;
per le acriliche la particolare struttura delle fibre che conferisce loro delle proprietà simili a quelle della lana.
Per questo motivo trovano larga diffusione gli articoli in misti poliesteri-cotone per camiceria; i tessuti misti poliestere-lana per abiti; i misti acrilico-lana per maglieria esterna ecc.
Per Carreum Potentia, Franco Mazzone
Bibliografia:
_ R.V. Moncrieff, Man-made fibres, London 1971.
_ AA.VV., Fibre tessili sintetiche, in Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, 71, Milano 1971.
_ H.F. Mark, S.M. Atlas, E. Cernia, Man-made fibres. Science and Tecnology, 1976.