Qui di seguito un elenco di manufatti di fibre sintetiche che usiamo nella vita quotidiana, a volte inconsapevoli della loro provenienza, appartenenti ad alcuni settori tecnici.
Manufatti Fibra impiegata

Corde poliammide, poliestere, polietilene
Reti da pesca polipropilene, polietilene, poliammide
Spaghi polipropilene, polietilene, poliammide
Cinghie per sedili poliammide, poliestere
Funi per stivaggio poliammide, poliestere
Funi per vele poliestere
Cucirini poliammide, poliestere (anche in mista con cotone)
Tele per pneumatici poliammide, poliestere
Cinghie trapezoidali di trasmissione poliestere
Tessuti gommati poliammide, poliestere
Manichette antincendio poliammide, poliestere
Applicazioni speciali e curiosità
Fin dal 1949 vengono prodotte fibre elastiche poliuretaniche sintetiche, che hanno il vantaggio di non ossidarsi perdendo elasticità con il tempo. I polimeri sono ottenuti da una reazione fra sostanze che producono copolimeri a blocchi che si dispongono in modo alternato lungo la catena molecolare, creando delle unità a composizione differente.
I diversi blocchi sono costituiti da segmenti “rigidi” e da segmenti “flessibili”; in base a norme merceologiche, le fibre la cui materia prima è data da un polimero elastico sintetico, contenente almeno l’85% in peso di poliuretano segmentato possono definirsi fibre spandex; alcune fibre assumono un’alta deformabilità (lunghezza di rottura di oltre 200%) con possibilità di allungamento fino all’800 % e ritorno, al cessare dello sforzo traente, alle dimensioni iniziali.
Una fibra parecchio diffusa è la K, filato multi-bave, in commercio fin dal 1962 con la denominazione commerciale di Lycra che tutti conosciamo: biancheria, inserti elastici in abbigliamento ecc… Questa fibra, per le sue caratteristiche fisico-meccaniche, è usata con successo anche in campo sanitario: nella riabilitazione delle parti corporee ustionate viene usata per il confezionamento di guanti, mascherine, caschetti, giubbotti e altri indumenti: con le sue proprietà meccaniche di contenimento compressivo uniforme e di igiene, contiene e rimodella il tessuto cicatriziale, permettendo un recupero non solo estetico ma anche funzionale.
Fibre artificiali a Chieri
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, le industrie chieresi (che durante il ventennio fascista avevano lavorato con il lanital e l’orbace) furono pronte a inserirsi nella parte di mercato emergente; negli anni ’50 e nel successivo boom economico le fibre artificiali ebbero un notevole sviluppo, superando di gran lunga quelle di origine vegetale e animale. Nel 1951, avviene la fusione tra la Società Elettrochimica del Toce controllata dalla Montecatini e la stessa Rhodiaceta portando la denominazione in “Rhodiatoce”, questa nuova compagine lancia alcuni prodotti di enorme successo come “Rhodiatoce”, “Scala d’oro” “Terital” (proprietà Châtillon poi confluita in Montefibre) Erano i nomi commerciali e pubblicitari delle nuove fibre poliestere e anche la moda sfruttava la novità. In Chieri, oltre alla produzione di tessuti poliesteri per l’abbigliamento, furono prodotti tessuti per l’arredamento, adatti alla manifattura di tendaggi, tovagliati e rivestimenti.
Per Carreum Potentia, Franco Mazzone
Bibliografia:
_ Moncrieff R. V., Man-made fibres, 1971.
_ AA.VV. Fibre tessili sintetiche, in S&T 71.
_ Mark H.F., Atlas S.M., Cernia E., Man-made fibres, Science and Tecnology 1976.