Guglielmo Caccia. 400 anni dalla morte

Le celebrazioni in onore del pittore Guglielmo Caccia detto “ il Moncalvo” – 450 anni dalla nascita nel 2018 ed ora 400 anni dalla morte – costituiscono il fil rouge che collega, in un ideale gemellaggio, la città di Chieri al paese di Montabone, che diede i natali all’artista.

Né formazione né studi artistici mi autorizzano a trattare del Caccia, bensì il fatto di avere le radici in quel paesino, Montabone, che conserva tutt’ora l’impianto architettonico tardo medievale, con la porta di accesso e le antiche case arroccate sulla cima della collina.

La mia esposizione atterrà quindi alla sfera più familiare e privata del “Moncalvo”, legato alla sua terra come dimostra la firma, posta a 17 anni, sulla pala dell’Annunciazione di Guarene “Gulielmus Capcia disipulus Montisboni me fecit”.

Albero genealogico della famiglia di Guglielmo Caccia. Foto.

Guglielmo nasce nel 1568 da una famiglia contadina nella casa situata ad vallem 1, a sud est del paese, con terreni digradanti verso il rio Bogliona. I genitori, Giovanni Battista (detto Battista) e Margarita Barella, ebbero altri due figli – Giovanni e Caterina – e conducevano una vita di lavoro e sacrifici, coltivando le poche giornate di terra e di bosco (vedi fig. 1). 2

Dal testamento del padre, Francesco Barella, sappiamo che Margarita è già vedova di Battista Caccia alla data del 30 novembre 1582.3 Non è una condizione favorevole essere vedova, tuttavia, nella vita che le rimane, Margarita si manifesta donna concreta e direi addirittura talent scout: lo sguardo attento della mente e del cuore intravedono presto la potenzialità artistica del figlio. Infatti, Guglielmo, quattordicenne, accompagnato dalla madre e dallo zio Antonio, va a Nizza “della paglia” (originaria denominazione di Nizza Monferrato dovuta ai tetti delle case costruiti con paglia intrecciata), nella bottega del pittore Giovanni Francesco Biancaro, detto “il Ruscone” per la sua febbrile attività pittorica. Questi, nato a Trino Vercellese, si trasferì a Nizza probabilmente a seguito del matrimonio (1573) con Isabella, vedova del nobile nicese Ettore Grasso.

Tra il Biancaro e i Caccia si stipulò, il 21 ottobre 1582, un vero e proprio contratto con reciproci obblighi da rispettare: tale accordo prevedeva la permanenza del ragazzo in bottega per un anno, al fine di apprendere l’arte della pittura con diligenza ed ubbidienza; il Maestro si impegnava, a sua volta, ad insegnare tale arte, ad ospitarlo, nutrirlo e vestirlo.

Grazie al rinvenimento di questo documento, cade ogni dubbio circa i primi passi del pittore (attribuiti in precedenza ad altre scuole di pittura).

Il carattere concreto e determinato di Margarita si manifesta ancora nell’atto 22 novembre 1601 in cui dispone donazioni e legati; si legge che ha speso molti denari per mandare il figlio a imparare l’arte pittorica e che, grazie alla sua bravura, Guglielmo ha fatto soldi in abbondanza. Il figlio Giovanni, invece, è rimasto in cascina a lavorare la terra e perciò va maggiormente beneficiato. Tuttavia, per senso di giustizia, lascia a Guglielmo un terreno a Montabone (il pittore lo ridonerà ai figli del fratello Giovanni con atto 25 aprile 1611).

Guglielmo Caccia detto “il Moncalvo”, Madonna del Rosario, chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate, Montabone. Riproduzione fotografica.

Il corpus delle opere Cacciane presenti nelle chiese di Montabone è stato gravemente colpito dai furti. Nel 2004 furono rubate nella parrocchiale di S. Antonio Abate due piccole tele raffiguranti San Rocco e Sant’Anna la Vergine e il Bambino (oggi sostituite da copie). Sono ancora presenti sulle pareti dell’abside la tela del San Vittore e quella della Madonna del Rosario, tema iconografico maggiormente distintivo e ricorrente del Moncalvo (vedi figg. 2 e 3).

Felice conclusione ha avuto invece il furto della pala d’altare raffigurante L’Annunciazione perpetrato tra il 16 e il 17 maggio 1909 nella chiesa dei Battuti, già Confraternita dell’Annunziata: l’opera, ritrovata dopo oltre un secolo grazie all’intervento del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, è stata restituita il 6 novembre 2021 ed è conservata nel Palazzo Vescovile di Acqui Terme.

La peculiarità di avere un paese in comune con un così illustre personaggio, ha stimolato me insieme ad un gruppo di conterranei a fondare, a Montabone, nel 2012, l’ “Associazione Culturale Guglielmo Caccia detto il Moncalvo onlus”, di cui sono stata presidente fino al 2018.

Guglielmo Caccia detto “il Moncalvo”, San Vittore, chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate, Montabone. Riproduzione fotografica.

Tra gli eventi promossi dall’ Associazione cito, nell’agosto 2013, la conferenza “Un Montabonese illustre: Guglielmo Caccia”, relatore il Prof. Carlo Prosperi di Acqui Terme – studioso di storia ed arte locali – con le sue “Quisquilie moncalvesche”. La modestia del titolo è inversamente proporzionale alla scrupolosa ricerca di prove documentali sulla vita del Caccia e di altri artisti. Frutto delle lunghe e spesso imprevedibili ricerche d’archivio (Archivio di Stato di Alessandria – Notai del Monferrato; Archivio storico vescovile di Acqui, ecc.) le “Quisquilie” sono successivamente confluite nel volume “Artisti e Maestranze in Monferrato nei secoli XVI e XVII” di Carlo Prosperi con la collaborazione di Carlo Bianchi (Ed. Impressioni Grafiche di Acqui Terme, 2019).

Dallo scorrere questo saggio, ho rilevato – e qui presentato – le citazioni e gli estremi dei rogiti notarili, che risultano dall’Autore accuratamente ed integralmente trascritti “mantenendone la patina linguistica con le sue variegate caratteristiche idiomatiche”.

Per concludere, ringrazio l’Organizzazione di Volontariato Culturale Carreum Potentia di Chieri per l’opportunità che mi ha permesso di scrivere e condividere questi appunti nell’anniversario dei 400 anni dalla morte del Moncalvo.

Per Carreum Potentia, Mariagrazia Ferraris

Bibliografia:

C. Prosperi, Quisquilie moncalvesche, in Artisti e Maestranze in Monferrato nei secoli XVI e XVII: ricerche di archivio, a cura di C. Prosperi e C. Bianchi, Acqui Terme 2019.

1Il toponimo – come altri presenti negli atti citati oltre – è ancora utilizzato sul territorio di Montabone.

2Albero genealogico.

3Guglielmo abitava e lavorava già a Moncalvo dove nel 1593 comprò casa; il 6 novembre 1589, a Casale Monferrato, aveva sposato Laura Oliva, una delle figlie del pittore trinese Ambrogio Oliva.

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