Il deragliamento a Cambiano della “Valigia delle Indie”

Etichetta Vino Vermouth, della distilleria Freund e Ballor.

Poco dopo la mezzanotte, tra sabato 20 e domenica 21 maggio 1899, la “Valigia delle Indie” deragliò subito dopo aver superato la stazione di Cambiano.

L’articolo sull’incidente, che apparve su L’Arco (il settimanale chierese fondato e diretto da Nicolò Francone), descrisse nei dettagli la dinamica dell’evento, ma non si soffermò a spiegare cosa fosse la “Valigia delle Indie”, probabilmente perché allora si dava per scontato che i lettori lo sapessero.

Oggi, forse, la conoscenza di quel treno si è un po’ persa; per cui vale la pena farne qualche accenno. 

Con il termine “Valigia delle Indie”, e quello inglese Indian Mail, si intendeva il movimento/ triangolo postale tra Inghilterra, Indie e Australia nel periodo tra il 1870 e il 1914. La frequenza era settimanale e si trasportavano la corrispondenza e i giornali, inoltre, sceglievano di viaggiare sul treno, in alternativa a una lunga crociera marittima, anche un gran numero di ricchi passeggeri a motivo della velocità del trasporto: da Londra a Bombay in 24 giorni.

In Italia il treno percorreva il tragitto da Brindisi fino al confine con la Francia, passando per Torino.

Quella notte un treno merci, transitato poco prima, aveva perso un carico di ghisa che era rimasto sui binari senza che nessuno se ne accorgesse, fino al suo arrivo a Moncalieri. Non ci fu tempo per bloccare la “Valigia”, composta da tredici vagoni carichi di valori e sacchi postali trainati da due potenti locomotive, che procedeva a gran velocità a causa di ritardi sulle ferrovie francesi. Al terribile urto contro l’ostacolo la prima locomotiva uscì dalle rotaie, determinando lo sviamento della seconda, del carro bagagli, di un ambulante postale e di tre vetture francesi cariche di corrispondenza (l’ambulante postale era l’ufficio postale mobile che poteva essere situato su treno o nave).

In quel tratto la linea si trovava su un’altura di oltre cinque metri e le due locomotive, dopo aver percorso una sessantina di metri, precipitarono: la prima rovesciandosi nel sottostante prato e trascinando attraverso la scarpata il proprio tender (carro unito alle locomotive a vapore, per il trasporto del carbone o altro combustibile, dell’acqua ecc.), la seconda per lo slancio passò davanti a quella che la precedeva e si rovesciò col tender sul pendio, il carro bagagli e l’ambulante postale andarono a pezzi ingombrando anche l’altro binario.

Fortunatamente sul treno non c’erano viaggiatori, ma soltanto il personale del servizio ferroviario e due corrieri postali. I feriti furono due: un ferroviere non in servizio che stava tornando a casa, il quale riportò lievi ferite, e il fuochista della seconda locomotiva, che rimase incastrato sotto il rotabile e ci vollero due ore per estrarlo. I due furono portati al vicino Molino nuovo dove il proprietario e la moglie si prodigarono in ospitalità e aiuti, fornendo biancheria e quanto era necessario per le medicazioni.

II direttore della distilleria Freund e Ballor (fondata nel 1856 e il cui stabilimento si trovava accanto alla stazione di Cambiano) con generosità soccorse i feriti e gli altri viaggiatori sbigottiti, mettendo a disposizione la cassetta dei medicinali per i soccorsi d’urgenza, la barella dello stabilimento con la quale il povero fuochista fu trasportato all’Ospedale Mauriziano di Torino e distribuendo cordiali e liquori (famosi per aver ottenuto decine di medaglie d’oro e diplomi d’onore e per essere, ancora oggi, contesi dai collezionisti).

Intanto, sul luogo dell’incidente, erano accorsi il capostazione di Cambiano e i carabinieri che avevano chiesto a Torino una locomotiva di soccorso, attrezzi, operai e intanto avevano preso in custodia valori e corrispondenze. Da Torino, in un’ora, giunsero con la locomotiva i funzionari della ferrovia, l’ispettore della linea, il capo-ufficio delle poste della stazione di Torino, il capo dei macchinisti e gli operai che alle 7:15 liberarono il passaggio su uno dei binari. Con parecchi vagoni fatti venire da Torino, sui quali si trasferirono 2000 sacchi, la “Valigia delle Indie” poté proseguire il suo viaggio. Avvisato per telegramma l’ufficio di pretura di Chieri, la mattina di domenica si recarono sul posto per adempire alle incombenze di legge il pretore con l’alunno cancelliere (sic), un perito e un delegato di Pubblica Sicurezza. Nel pomeriggio di domenica si recarono sul luogo dell’incidente anche il Giudice istruttore ed il procuratore del re.

Il lunedì mattina la circolazione riprese regolarmente.

Per Carreum Potentia, Daniela Bonino

Bibliografia: articolo uscito su «L’Arco»,27 maggio 1899.

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