
Nel 1978 la Fidas sponsorizzò il restauro di un’importante opera d’arte della città. Era la suggestiva statua del Cristo in croce, datata 1456, che ornava e tutt’ora orna, la cappella dell’Ospedale Maggiore di Chieri e che versava in precarie condizioni. Perché scegliere proprio il Crocifisso dell’Ospedale, tra le tante possibilità di intervento che la città offriva? I motivi erano due: da un lato si desiderava rinsaldare il legame della Fidas con la città, dall’altro si voleva ringraziare per l’ospitalità l’amministrazione dell’Ospedale, che offriva i locali per la sede e per il prelievo. Il restauro venne affidato ad uno dei migliori professionisti piemontesi, Guido Nicola. Ecco alcuni stralci della sua relazione tecnica:
«Il Cristo, a grandezza naturale, era tutto pesantemente ridipinto con colori a biacca. L’azione dell’umidità aveva portato a sollevamenti estesi della preparazione a gesso e colla e un generale annerimento per deposito di polvere e sporco. Si è allora provveduto innanzitutto alla riduzione delle bolle e dei sollevamenti, ed al consolidamento della preparazione che aveva perso consistenza. Asportato lo strato di sporco si sono eliminate le verniciature superficiali. Constatata la non originalità delle cromie, si sono asportati gli strati di colore e di biacca. E’ stato così possibile recuperare la cromia originale e riportare alla luce il primitivo aspetto della stoffa del perizoma a bande policrome e fiori. Il legno della croce più deteriorato è stato consolidato con impregnazione di resine. Sono state asportate le ridipinture e riportata alla luce la data».
Per Carreum Potentia, Aldo Varetto
Tratto da: Enrico Bassignana, “Un dono d’amore”. Quarant’anni di donazione del sangue a Chieri, 1952 – 1992, Edizioni Fidas 1992, p. 29.