
Durante una passeggiata lungo la Chiocciola mi sono imbattuto, per l’ennesima volta, nella pittura murale raffigurante la Sindone (via San Giorgio angolo con via della Consolata), una delle due ancora visibili (l’altra in via Vittorio Emanuele, 75), mentre la terza, situata nel pilone di via del Gualdo non lo è più (vedi figg. 1, 2 e 3). Si tratta di opere che sono collocabili nel XVII sec. come riporta A. Mignozzetti nel suo libro: La città dei cento piloni dove è fatto riferimento ad una disposizione contenuta negli Ordinati del Comune del 1651, nella quale le magistrature in carica determinano che il SS. Sudario sia dipinto su un lato della facciata del Duomo, mentre, dall’altro lato, debbano essere raffigurati i santi Giuliano e Basilissa.

Decido così di consultare direttamente gli Ordinati in questione. Alla data del 17 marzo di quell’anno appare: «Stabilito per augumentare la divotione verso il Santissimo Sudario di farlo di…[in] luogo publico et eminente come si è fatto nella Città di Torino et altre, periò ….[perciò] congregati hanno risolto che si faci dipinger le figura del S.mo Sudario nella faciata della… [chiesa] Santa Maria della Scala della molto illustre et molto reverenda collegiata di questa città a mano destra et dall….[sinistra] si dipinga l’inventione de santi Giuliano et Basilica […]».
Come è noto, non se ne fece nulla di questa disposizione.

Se da un lato mi sorprende che le autorità abbiano imposto questa pratica, dall’altro sono costretto a ricordare che la Sindone era giunta a Torino definitivamente una settantina d’anni prima di quella data (1578) e che da allora, ogni 4 maggio erano riprese le ostensioni pubbliche sull’onda dell’entusiasmo delle folle – nel 1647 nel duomo di Torino si registrano alcuni morti per la ressa e il caldo.
Ma la devozione della Sindone non si manifestava solo in occasione delle ostensioni. Secondo alcuni storici, l’attenzione del popolo era rinvigorita dalla massiccia diffusione di immagini sindoniche realizzate, soprattutto dalla metà dei Seicento su muri, nelle case, nelle botteghe. Infatti, il nunzio apostolico della casa Savoia riferisce che il predicatore del quaresimale del 1650 esortava «ch’in tutte le botteghe e case si debba tenere un ritratto della Santa Sindone sicome per tutti li cantoni delle strade con accendervi una lampada».1
Ecco dunque, a mio parere, il motivo della presenza delle numerose raffigurazioni del sacro lino nella nostra città; così come non è un caso che a tutt’oggi si contino circa 200 sue raffigurazioni in Piemonte2.
Per Carreum Potentia, Dario Franceschi
Bibliografia:
A. Mignozzetti, La città dei cento piloni, Edizioni Corriere 2008.
P. Savio, Ricerche storiche sulla Santa Sindone, Torino 1957.
1Savio P., Ricerche storiche sulla Santa Sindone, Sei, Torino 1957.
2Censimento avvenuto in occasione dell’Ostensione del 1998. Mignozzetti A., Chieri. La Città dei cento piloni, Edizioni Il Corriere