La tessitura: luoghi, persone e curiosità – 6ª parte

Le mansioni lavorative

Ricordo al lettore, che negli stabilimenti tessili verso la metà dell’800, la maggior parte della manodopera era formata da personale femminile, bambini e adolescenti – di entrambi i sessi – con mansioni relativamente semplici e ripetitive.

Opificio Tessile, maestranze femminili e adolescenti

Accanto alla massa di donne e adolescenti veniva impiegata, nei filatoi e nelle tessiture, una minoranza di operai maschi utilizzata per i lavori pesanti e gravosi.

L’orario di lavoro si aggirava sulle dieci-dodici ore giornaliere (solo nel 1906 si arriverà alle otto ore giornaliere grazie agli scioperi delle mondine nel vercellese), addirittura anche quattordici ore per il personale con mansioni di fuochista, gasista, macchinista e oliatore; questo personale era diviso in “mute”, cioè squadre di turni di lavoro che si alternavano nel corso della giornata, ma spesso, a causa di guasti, erano costretti a restare in fabbrica fino a notte fonda.

I mestieri legati alla tessitura erano:

acconciatore, conciatore

annodatore,nodatore, nodista

apparecchiatore stoffe

apprettatore

bobinatrice

capotecnico

cardatore

dipanatore

fabbricante di cinghie

fabbricante licciate

fabbricante pettini

fabbricante lavorante stoffe

filatore di cotone

folaro

fustaniere

garzatore

gualdaro

tintore operaio

imballatore

imbozzimatore

lavorante cordaggi

lavorante cotone

levorante friggi

lavorante stoffa, tela

magliatrice

pettinatore canapa

rappresentante di tessuti

spolaio, spolaro

stampatore

telaro, operaio tessitore

Fra le prime mansioni con cui venivano addestrati gli apprendisti maschi, c’era quella di sganciare dal telaio il subbio scarico e sostituirlo con uno pieno. Nel gergo del lavoro il giovane operatore veniva chiamato “cariarolo”.

Inoltre, intorno alla tessitura, ruotavano altri artigiani quali: cenciaiolo, cordai, cucitrici di lingeria, guantai, ricamatrici, sarti, stiratrici.

Per l’approfondimento di questo tema, segnalo il capitolo esaustivo “Mestieri del tessile nella Chieri del XIX secolo” della prof. Rosanna Perilongo, pagg. 214-218 del volume Chieri e il Tessile.

Schematicamente, si può affermare che le mansioni principali erano cinque:

a) filatori

b) torcitori

c) tavellieri

d) garzoni

e) maestre o doppiere.

I filatori anche definiti lavoranti, riannodavano i fili spezzati durante la prima filatura.

I torcitori svolgevano una mansione analoga ma più impegnativa perché i fili da riannodare erano doppi, tripli o quadrupli, erano considerati operai esperti e capaci per la destrezza e l’intelligenza con cui azionavano i congegni della “macchina”.

I tavellieri curavano la manutenzione delle “macchine” tipo l’incannatoio e inoltre controllavano il lavoro dei garzoni.

I garzoni sostituivano le tavelle quando il filo si esauriva e imparavano a riannodare i fili.

Le maestre o doppiere, pulivano le pezze di tessuto dai pelucchi e dai nodi, univano a mano o con l’utilizzo di strumenti i fili che uscivano storti dalla sezione del filato (detta “pianta del filato”), questo intreccio composto da due o tre fili formava un filato più spesso e robusto e sarebbe poi stato ritorto.

La qualifica di “maestra” è rimasta in uso comune fino agli anni Sesanta- Ottanta del secolo scorso: la signorina Lucia Roccati è stata una delle ultime maestre (testimonianza del signor Aldo Varetto) la quale, oltre alle sue mansioni operative, istruiva ed addestrava le giovani apprendiste della ditta Tabasso, questa qualifica, presumibilmente, non aveva riconoscimento a livello giuridico, quale pensione, assistenza, infortunio, ma era esclusivamente una constatazione da parte della proprietà, delle capacità professionali della persona e, forse, era meglio retribuita.

Dal censimento del 1852, queste maestranze lavoravano alle dipendenze o come terzisti per le cinque filature di seta nella città di Chieri; cioè le ditte Radino, Sacerdote, Vergnano & Novelli, Levi, Giobatta, che complessivamente davano lavoro a 423 operai.

Inoltre, le sei filature di cotone davano lavoro a più di ottanta persone che movimentavano 960 fusi complessivamente; le aziende erano: Radino, Tachis-Vita Levi, Bertotti Fantino & Ramella, Masera, Gerbino, Sacerdote.

Sul territorio erano censite anche ventidue tessiture cotoniere che impiegavano 1.030 addetti e 1.027 macchine tessili.

Curiosità

Fra il 1845 e il 1850, i tessitori del chierese ricevevano le seguenti paghe giornaliere:

– da 1 a 1,25 lire per i tessitori a da 0,50 a 0,70 per le tessitrici;

– da 2 a 2,25 lire per i tintori e gli stampatori;

– da 1 a 1,25 lire percepivano le filatrici:;

– 1 lira le cardatrici;

– la retribuzione più bassa era delle spolatrici che ricevevano da 0,40 a 0.60 lire al giorno.

I valori in denaro nella “filiera a domicilio” erano per i filatori di 1,25 a 1,50 lire; per i cardatori da 1,50 a 2,00 lire;

Le paghe del settore tessile di Chieri erano mediamente più alte del 20% rispetto al settore laniero biellese.

Come paragone, fra la retribuzione e il costo della vita, i prezzi di alcuni prodotti alimentari ammontavano:

per 1 kg di carne da 0,80 a 1,70 £

per 1 litro di olio 0,25 £

per 1 kg di pane 0,25 £,

per 1 kh di formaggio da 2,00 a 4,00 £

[continua…]

Per Carreum Potentia, Franco Mazzone

Bibliografia:
_ AA. VV., Chieri e il Tessile , Ed. Il Corriere 2007.
_ A. Barbero, Storia del Piemonte, Giulio Einaudi Editore 2008.

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