Lo spazio svelato: la ricostruzione 3D di Sant’Andrea a Chieri e la firma di Juvarra

Ho grande ammirazione per le guide di Carreum Potentia: “Monumenti Aperti” è un format (mi scuso se parlo come un personaggio televisivo) di meritato successo.

Ma nemmeno loro potrebbero far entrare i visitatori in una chiesa che è stata abbattuta nei primi anni dell’Ottocento.

Riproduzione fotografica del dipinto di P. Fea

Per chi si occupa di tutela e valorizzazione del patrimonio, confrontarsi con l’architettura scomparsa è una delle sfide più complesse e affascinanti. Il caso della chiesa di Sant’Andrea a Chieri, demolita nell’Ottocento, rappresenta una ferita storica, ma anche un laboratorio straordinario di ricerca. Grazie a una recente ricostruzione tridimensionale realizzata dalla studiosa Silvia De Matteis, fondata sull’analisi rigorosa dei disegni d’archivio, è oggi possibile entrare in quello spazio perduto.

La ricostruzione non è una semplice suggestione visiva: restituisce concretezza a un’opera che, seppur fisicamente assente, possiede una presenza logica e progettuale dirompente. Ma quali sono le scelte architettoniche che giustificano l’idea di un Juvarra “ritrovato” attraverso il digitale?

La gestione della luce: una regia teatrale

Nelle immagini generate dal modello 3D, l’elemento che colpisce immediatamente non è la decorazione, ma il governo della luce. Juvarra non subisce l’orientamento o i vincoli del sito d’unione con il preesistente complesso gotico; al contrario, calibra le aperture (finestrature alte e lunette) per isolare lo spazio sacro dal contesto urbano. La ricostruzione virtuale mostra come la luce scivoli sulle superfici curve, guidando l’occhio del visitatore verso l’altare maggiore. Questa regia luminosa è il primo, inequivocabile tratto del barocco juvarriano: l’architettura non è un guscio statico, ma un organismo che vive del mutare della luce diurna.

L’illusione dello spazio in pianta centrale

Sant’Andrea si presentava come una sfida geometrica. Juvarra adotta una soluzione a pianta centrale (o a croce greca allungata), un impianto che l’autrice del testo analizza meticolosamente nelle sue proporzioni. La ricostruzione tridimensionale evidenzia come l’architetto sia riuscito a dilatare la percezione di uno spazio in realtà contenuto:

  • Le cappelle radiali: non semplici nicchie, ma espansioni dello spazio che creano diagonali visive sempre nuove.

  • Le colonne binate e i pilastri: elementi verticali che non chiudono la vista, ma creano un filtro trasparente tra il centro della navata e i margini della chiesa.

Osservando i rendering, si comprende chiaramente come Juvarra applichi qui i suoi studi di scenografia teatrale romana: l’inganno ottico genera monumentalità anche dove i metri quadri a disposizione erano limitati.

Ricostruzione 3D – visione laterale – degli spazi interni della chiesa di Sant’Andrea di Juvarra a Chieri.
Ricostruzione 3D – vista interno portale – della chiesa di Sant’Andrea di Juvarra a Chieri.

Il rigore delle superfici

Un aspetto centrale evidenziato dallo studio, e che le immagini restituiscono con sobria fedeltà, è il rifiuto del barocco sovraccarico. Juvarra a Chieri sceglie la pulizia delle linee. La struttura si regge sull’euritmia delle proporzioni e sulla forza plastica delle modanature. Non c’è l’horror vacui di inizio Seicento; c’è invece una transizione verso il classicismo settecentesco, dove l’architettura si impone per l’equilibrio dei pieni e dei vuoti.

Perché “il Juvarra che non c’è” in realtà esiste

L’articolo e il modello 3D dimostrano che l’architettura non coincide esclusivamente con i suoi mattoni. Il titolo scelto dall’autrice trova la sua massima giustificazione proprio in questo: le scelte geometriche, l’uso della luce e la gestione dei flussi visivi pensati da Juvarra erano talmente coerenti e codificate nei suoi disegni da essere sopravvissute alla demolizione fisica dell’edificio.

La ricostruzione virtuale non ha inventato uno spazio: ha semplicemente rimosso la polvere del tempo da un progetto perfetto, dimostrando che il pensiero di un grande architetto rimane tangibile e visitabile, purché si posseggano gli strumenti critici per leggerlo.

Chi tra i lettori sia arrivato fin qui potrà apprezzare o ritenere l’articolo complesso o poco chiaro. Ma a questo punto devo in primo luogo citare il titolo della fonte, un saggio di Silvia De Matteis: “A more delicate version of the Soperga” 3D Reconstruction of Filippo Juvarra’s Church of Sant’ Sant’Andrea in Chieri. E’ parallelamente l’autrice di tutte le immagini in 3D.

Un saggio accademico, non divulgativo e, soprattutto, in inglese. Forse è più chiaro di un testo di Bob Dylan, eppure restituirne una sintesi corretta e fruibile in primo luogo dai soci di una ODV come Carreum Potentia non sarebbe stato semplice.

Ma il testo originale è inserito in uno dei Notebook intelligenti di StArt Gallery: chiunque segua il link

https://notebooklm.google.com/notebook/54cd6e51-4926-44d1-b08e-59f20f81a1ed

avrà la possibilità di colloquiare con un dispositivo di Intelligenza Artificiale dedicato che esaminerà il documento secondo gli interessi del lettore, che dovrà semplicemente avere un account Google (ad esempio una casella @gmail). Lo stesso dispositivo che, rispondendo alle mie sollecitazioni e affinamenti nelle richieste, ha scritto l’articolo che ho volutamente proposto. Per dare visibilità agli sforzi che StArt Gallery tenta di attuare per essere un contenitore di materiali fruibili, per suggerire che l’A.I. consapevolmente governata può essere un alleato. Anche per entrare in un monumento che non c’è più.

Per Carreum Potentia, Roberto Destefanis con NotebookLM+Gemini

Bibliografia:

S. De Matteis, “A more delicate version of the Soperga” 3D Reconstruction of Filippo Juvarra’s Church of Sant’ Andrea in Chieri, in «Studies in Digital Heritage», 29 marzo 2026.

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