Palazzi e case medievali di Chieri – 1ª parte

L’Associazione culturale Carreum Potentia, grazie al lavoro dei soci: Stefania Allora, Ezio Caligaris, Giulio Civera e Vincenzo Tedesco, ha pubblicato un piccolo libretto contenente il censimento e la documentazione delle tracce architettoniche, ancora esistenti e visibili ai passanti,  della Chieri Medievale.

Palazzo Buschetti, via Garibaldi 35, Chieri (To).

Palazzo Buschetti

via Garibaldi 35

Detto “Il Medioevale”; è stato edificato nel 1400 dalla famiglia Buschetti su un edificio preesistente. Sorge su un tratto delle mura che cingevano la fortificazione vescovile. Fu molto restaurato nel secolo XVII dalla famiglia Ripa di Giaglione che costruì la cappella in stile barocco, il portico, le scale, la loggia e decorò il cortile interno. La facciata su via Garibaldi ha una finestra con ghiera ogivale decorata con larga armilla in cotto. Un alto fregio marcapiano a dentelli segnato da una  cornice di archetti intrecciati (molti rifatti) dividono il pian terreno dal primo piano. Le finestre del primo piano racchiudono ampie bifore decorate, con ghiera scanalata, munite di nuove colonnine, tranne quella a sinistra, che conserva l’originale. Il portale è  successivo al Quattrocento. Fu restaurato ancora nel 1968. Sulla facciata di via Garibaldi, a sinistra, si può vedere il grosso muro sbrecciato, che faceva parte della seconda cerchia di mura della città, su cui fu alzato questo palazzo. È anche visibile la torre ottagonale, che è forse più tarda, e che ospita l’antica scala.

Palazzo Valfré, via S. Giorgio 2, Chieri (To).

Palazzo Valfré

via S. Giorgio 2

Il palazzo, risalente ai secoli XIV-XV, si innalza grandioso giungendo da piazza Mazzini, l’antica piazza pubblica, zona della città un tempo molto vitale. Le fonti storiche riferiscono che tal Giovanni Ferreri ottenne di ristrutturare una casa sopra colonne di laterizi con l’obbligo di tenere aperto e vuoto il portico sottostante il corpo principale. L’edificio appartenne anche alla famiglia Mercadillo e dopo vari passaggi di proprietà nel 1700 fu dei conti Valfré di Valdieri, da cui ha preso il nome. La pianta a U è a quattro piani con muratura in laterizio a vista. Verso la strada presenta un alto porticato a quattro arcate a tutto sesto, oggi chiuso, rette da cinque colonne con capitelli in arenaria; una delle arcate è sul lato destro dell’edificio, ad indicare che vi era forse anche un’entrata laterale. Le arcate corrispondono oggi al primo piano. Ha quattro finestre a sesto acuto e al terzo piano, troviamo quattro bifore chiuse in archi ogivali, poste al di sopra della fascia orizzontale, formata da listelli a rombi retti da mensole. La presenza del loggiato innalza l’edificio da casa a “palacium”. L’interno è dotato di due scale a chiocciola. Il palazzo recentemente è stato restaurato con cura filologica.

Palazzo Opesso, via S. Giorgio 1-3, Chieri (To).

Palazzo Opesso

via S. Giorgio 1-3

Costruito nel XIV secolo su un palazzo  preesistente, come si dedurrebbe dalla presenza di una torre della seconda metà del XII secolo, mostra due serie di finestre ogivali con cornice arcaica tamponate ma ancora leggibili. Si articola in due ali e parti aggiunte. Nel 1300 era di proprietà dei Mercadillo, che in seguito intervennero sull’edificio  sostituendo le monofore dell’ultimo piano con grandi bifore, secondo il gusto architettonico del tempo. Nel 1427 fu venduto  e nel 1500 passò alla famiglia Opesso. Nel 1738 Margherita Opesso lo portò in dote all’artista Giuseppe Riva. Nel 1750 fu acquistato dal comune adattandolo a prigione e tale rimase sino al 1960. Durante il  restauro per la creazione dell’attuale galleria civica (1998), sono state rinvenute e restaurate tre bifore con cornice in cotto decorato risalenti al XV secolo. Nella parte posteriore è visibile una loggia a due piani ed un vecchio pozzo da cui si poteva attingere l’acqua dal primo piano. Tra le curiosità vi è una cantina che scende nel sottosuolo per circa venti metri diramandosi in tre gallerie che terminano in diverse stanze sotterranee, utilizzate un tempo per la conservazione delle carni.

Casa Botto

via San Giorgio 29.

La casa ha una finestra gotica sul lato nord. Dai mattoni diversi costituenti il muro della scala che sale dal cortile, si desume la data di fabbricazione della casa intorno al 1300-1400. L’androne del cortile è voltato a crociera. L’edificio è stato poi rimaneggiato e ristrutturato diverse volte. La casa era dotata di un portale in legno del ‘500 borchiato. Portava sul fregio il motto augurale ”Potius mori quam foedari” (piuttosto morire che venir meno alla parola data).

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