Ricordi e Verità

Se andiamo a leggere le vicende di Chieri e del suo sviluppo, una parte preponderante la si deve ai migranti. In particolare, ai Veneti che sono stati i primi ad arrivare nel Chierese e circondario.

Siamo a metà degli anni Venti. La Prima Guerra Mondiale è finita da poco quando comincia la storia della migrazione veneta nei paesi del Chierese.

Arrivano bambini di 10, 11 anni o poco più. Vengono ingaggiati come vachè per accudire il bestiame al pascolo o nelle stalle.

Altri, più grandi, vanno a fare i garzoni e aiutano i contadini nelle mansioni più umili.

Arrivano principalmente ad inizio anno facendo viaggi inverosimili e inimmaginabili: su camion bestiame, carri merci e molti in bicicletta con viaggi interminabili.

Il primo impatto è tremendo. È vero che la guerra ha unito tutti i dialetti d’Italia, ma il dialetto piemontese è tosto, duro da capire. Inoltre, pare quasi che i locali si divertano a parlare solo il dialetto con i piccoli vachè o coi garzoni.

Il mercato delle braccia (possiamo chiamarla la compravendita dei piccoli e grandi individui) si tiene il martedì mattina in piazza Cavour. Un muro separava il cine-teatro Politeama dal convento dei Gesuiti. Accanto, addossati a quel muro, i bambini e gli uomini in cerca d’ingaggio, si offrono ai padroni dei campi. Naturalmente ci sono anche garzoni piemontesi ai quali viene offerto un ingaggio superiore perché capiscono ciò che dice il padrone. Agli inizi degli anni ’30 per esempio, ad un garzone piemontese venivano garantite 600 lire a stagione, mentre ad uno straniero solo 500.

In determinati momenti ci sono anche stati problemi di ordine pubblico. La popolazione del posto accusava i nuovi venuti di accettare prezzi al ribasso e di portare via pane e lavoro.

Ciò che ha aiutato maggiormente quei poveri ragazzi è stata l’abitudine a faticare e ad ubbidire. Inoltre, essendo di chiara fede cattolica, trovavano conforto nel partecipare alle funzioni religiose dove potevano incontrarsi e parlare nel loro dialetto.

Un po’ alla volta con la loro educazione (frutto anche di paura e disorientamento) hanno conquistato credito e piano piano le attenzioni dei locali sono cambiate. Nel settembre del 1950, quando la Madonna Pellegrina riempiva le giornate chieresi, all’ingresso della stessa in San Giorgio, per la veglia riservata agli uomini, il Corriere di Chieri sottolinea che il posto d’onore accanto alla Madonna era occupato dai garzoni di campagna veneti, numerosi e assai stimati per la loro operosità.

Ora, mi fermo per non tediare, ma se capiterà di ricordare, ci sarà ancora tanto da raccontare.

Per Carreum Potentia, Adelino Mattarello.

La Madonna Pellegrina tra i chieresi. Anni 50-casa Zambello.

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