
IL GENERALE GIUSEPPE AVEZZANA (Chieri 1797 – Roma 1879). Entrato giovanissimo nella Carboneria, nel 1821 combatté a fianco di Santorre di Santarosa, e una condanna a morte lo costrinse all’esilio. All’estero trascorse 40 anni, fra Spagna, Messico e Stati Uniti. In Messico fu nominato colonnello, il medesimo grado attribuito a Garibaldi in Uruguay. Dal 1834 fu a New York dove raggiunse l’agiatezza economica e si sposò. Tornò nel 1848 in Italia, dove capeggiò l’insurrezione genovese e poi fu ministro della guerra della Repubblica Romana; colpito da una seconda condanna a morte dovette tornare in America, ma nel 1860 ritornò e combatté con Garibaldi nella battaglia del Volturno. Dopo l’Unità d’Italia entrò in Parlamento, dove restò fino alla morte.
IL PITTORE VITICOLTORE GIUSEPPE DOMENICO FILIPPO ODDENINO (Chieri 1831- Aronda- USA- 1913). Figlio di un imprenditore tessile, sposato con una chierese, fu costretto ad abbandonare la patria per le sue idee repubblicane. Raggiunti gli Stati Uniti, si arruolò nell’esercito dell’Unione e, dopo la guerra di secessione, si stabilì ai piedi delle Blue Ridge Mountains. Lì iniziò la sua carriera di pittore murale, affrescando chiese e palazzi con la tecnica del trompe l’oeil e l’antica tecnica del finto marmo; ma, appena possibile, acquistò anche una fattoria ad Aronda e vi fece arrivare dal Piemonte piante di vite, diventando un produttore di vini e un ricercato esperto. Morì in quelle terre nel 1913, sconosciuto come pittore, rivalutato dalla critica d’arte solo nel 1963.
IL RISTORATORE ODDENINO (Chieri 1867-Londra 1934). Direttore già a trent’anni di un grande albergo nel sud della Francia, accolse il consiglio dalla regina Vittoria, assidua frequentatrice, di mettersi in proprio e nel 1901 aprì a Londra un ristorante di lusso. I giornali inglesi del tempo riportarono l’entusiasmo dei ricchi londinesi per l’avvenimento, che cominciarono a frequentarlo già a lavori non ancora finiti. Il suo successo per molti anni fu enorme, tanto da farlo diventare il più celebre ristoratore dell’epoca. Aveva grandi abilità sia nella gestione del locale sia nel tenere con garbo eccellenti relazioni con la sua clientela, che sovente gli confidava i propri segreti. Ebbe fama e ricchezze, ma non morì ricco, perché venne a trovarsi in situazioni di crisi dopo la prima guerra mondiale.
CHIERESI IN ARGENTINA: Soprattutto all’inizio del Novecento, spinti dalle crisi e dal sogno di fare fortuna, alcuni chieresi scelsero come nuova patria l’Argentina. Nel giornale “Il Faro” del 1912 c’è una foto che li ritrae a banchetto e riporta la lettera di uno di loro, di cui qui un estratto. “… Il 17 novembre la colonia chierese si trovò riunita dapprima negli uffici dell’”Italia” ove i fratelli Luigi Torta ed il teologo don Olimpio, vicedirettore del giornale, offersero vermouth d’onore ai loro concittadini…. eravamo una trentina: il signor Lupo Domenico ex matarassé d’le munie colla sua signora … e il figlio Angelo … proprietario di un ben avviato stabilimento tipografico …; la signora Felicina Cravero Fossati col marito sig. José e il figlio Luigino; il sig. Tomaso Brosio, la famiglia Borsa numerosa e florida, i signori Cavallero Giuseppe, Ceppi Battista, Cigna Battista, Cottino Francesco, Diverio Luigi, Mestorino Alessandro, Romano Alfieri; i simpatici intelligenti ed attivissimi viaggiatori di commercio Cinzio Lazzero, Ray Carlo e Serratrice Giacinto”. Vengono citati come aderenti alla colonia chierese “il signor Vegnano Angelo e gentilissima signora, il sig. Caudana, la famiglia Mestorino, Cesare Muratore il famoso Tighil l’Imparsial, Lodovico Pavia, Giovanni Lazzero, Vincenzo Peretti”; inoltre, suor Domenica Cottino e suor Giuseppina Torta madre superiora dell’istituto salesiano della Boca di Buenos Aires, e il venerando padre Virginio Tabasso che ha mandato una lettera dal Cile, dove si trova dal 1858 “senza più rivedere la patria”.
UN CHIERESE EMIGRATO IN FRANCIA
Nel 1996 la signora Josane Giorgetti di Noisy Le Sec (Francia) inviò al Sindaco una cartolina di Chieri del 1908 scrivendogli: “Egregio Sig. Sindaco, mi permetta di offrirle questa cartolina del 1908, Chieri di un tempo che fu. Mia madre fu sposata, in prime nozze, con Giuseppe Guarnero, la cui famiglia era originaria di Chieri. Mi fa piacere pensare che questa cartolina, che ha viaggiato nello spazio e nel tempo, torni a casa, là dove fu spedita tanti anni fa. Mi permetta, signor Sindaco, di augurarle buone feste e la prego di accettare un italianissimo saluto da chi vive all’estero ma ha sempre l’Italia nel cuore”.
Rosanna Perilongo, Carreum Potentia, Sezione G. Avezzana – attività formativa e divulgativa