
L’idea di raccogliere vari aneddoti per farne un libro è venuta una mattina del 2012 quando noi – allora soci Avezzana – ci trovavamo in via Demaria n. 10, nel salone della sede della Fondazione del Tessile, e mentre qualcuno catalogava i libri, Laura Davin sistemava i campionari di tessuto (esclamando di meraviglia alla vista di qualche pezzetto particolarmente interessante), Ettore Negri faceva qualche ricerca su internet per conto del boss, mentre gli altri commentavano la buona riuscita del nostro primo libro, “Dizionario biografico dei chieresi illustri”. Sull’onda dell’entusiasmo volevamo continuare a pubblicare qualcosa che riguardasse la nostra città, ma non era un’impresa facile considerando la notevole quantità, già prodotta, di pubblicazioni relative al nostro territorio. La scintilla scattò quando Brunetti cominciò a raccontare uno degli innumerevoli aneddoti che avevano costellato la vita sua o di qualche suo amico… e allora ecco l’idea: decidemmo di raccogliere episodi di gente comune, ma che secondo noi valeva la pena riunire in un volume, per soddisfazione nostra e dei contemporanei, e per tramandarne la memoria ai futuri chieresi.
Dopo aver stabilito un po’ di regole redazionali iniziammo a cercare: in biblioteca, soprattutto nella Sezione Locale e nell’Archivio storico, coinvolgendo Antonello Peroni e Vincenzo Tedesco che divennero nostri collaboratori, producendo alcuni testi e raccogliendo testimonianze dalla viva voce dei nostri concittadini.
Quando raggiungemmo una sessantina di brani passammo alla stampa. Si trattava di ideare un titolo significativo e accattivante; tra quelli proposti fu scelto “Zibaldone chierese”, un po’ perché ci sembrava adatto, un po’ per il facile richiamo al più celebre “Zibaldone di pensieri” di Giacomo Leopardi. Per la copertina ci rivolgemmo al nostro artista di fiducia: Maurizio Sicchiero, all’epoca non ancora socio Avezzana.
Con quel libro pensavamo di avere esaurito le vicende più avvincenti, ma cambiammo idea quando in tanti vennero a proporcene altri; nacque così un secondo Zibaldone, e poi un terzo fino all’attuale quarto. Chissà se in futuro i chieresi avranno altro da offrire…
Lo “Zibaldone 4” ricalca lo schema dei precedenti, con i brani suddivisi in sezioni: Territorio, Cultura e comunità, Arte, Pagine di storia, Tempo libero, Sport, Personaggi e Dintorni.
Pescando qua e là, nella sezione Territorio si ricordano il “bòrg del Neùv”, con la vita comunitaria degli abitanti nel secolo scorso; l’albergo Tre Re, quand’era in piazza Cavour, visto da occhi infantili; la storia e l’architettura di due ville: villa Rosalia, conosciuta anche come Castello Vigitello, e villa Il Passatempo.
Nella sezione “Cultura e comunità”, in un brano sono raccolti i ricordi di scuola di studenti e insegnanti, dove si parla di classi che avevano anche cinquantaquattro bambini, quando ancora non era nata la definizione di classi pollaio. Con un po’ di orgoglio per l’ottima riuscita di giovani chieresi, un testo raccoglie le esperienze di quattro concittadini che hanno trovato la loro strada professionale e umana in Italia o all’estero.
Nella sezione “Arte” c’è un testo su Pellegrino Tibaldi, al quale è stata da sempre unanimemente attribuita la paternità dell’Arco di Chieri… ma dopo la scoperta di alcuni documenti conservati all’Archivio storico sono sorti dei dubbi. Un altro racconta che grazie all’attenzione e alla denuncia di una classe e del loro insegnante un affresco, su una casa di via Vittone che era stato sbrigativamente coperto con uno strato di pittura color salmone, è tornato alla luce.
Nella sezione “Pagine di storia”, ci viene svelato cosa si può scoprire passeggiando per Chieri, facendo attenzione dietro piccoli oggetti in ferro come batacchi, paracarri, ringhiere, portabandiera e altro. Un altro rende onore ai tanti animali che umilmente hanno aiutato i soldati nella Prima guerra mondiale: dai più conosciuti come cavalli, asini e muli, ma anche cani, gatti, canarini e piccioni viaggiatori.
Per lo “Sport” si raccontano gli inizi, nel 1976, del club di pallavolo femminile, il Chieri ’76, che ancora oggi continua a stupire ed entusiasmare.
Nel “Tempo libero” si parla dell’Estate ragazzi di qualche decennio fa.
Naturalmente non mancano i “Personaggi”, anzi, è la sezione più corposa in quanto, nonostante abbiamo già raccontato la vita di numerosi chieresi nei libri precedenti, ancora tanti meritano di essere ricordati.
Per Carreum Potentia, Daniela Bonino